di Tonino Pinto*

 

 

È stato uno dei più importanti registi dell’intera storia del cinema Italiano. Il regista che con film feticcio come “Roma città aperta” del 1945, ”Paisà” del 1946, ”Germania anno zero” del 1948 e “Il generale della Rovere” del 1959, ha riportato il popolo Italiano che usciva sconfitto e tradito dalla guerra,  al centro della cultura conoscitiva del mondo. Roberto Rossellini, uomo libero, moderno per l’epoca che cinematograficamente usciva dal periodo fascista dei telefoni bianchi, non amava in verità’ essere definito padre del neorealismo, etichetta peraltro che gli aveva incollato la critica francese che dopo la guerra viveva il cinema della nouvelle vague. “Sono un artigiano del cinema” diceva sorridendo e smitizzando con simpatia sé stesso, in una indimenticabile cena a cui ero stato invitato poco tempo prima che morisse oltre quarant’anni fa. “Per fare i miei film, ho sempre lottato per cercare soldi e produttori, a loro non importava certo che fossi il “padre del neorealismo”, quando girammo “Roma città aperta”, dovevamo comprare il negativo per girare il film, alla borsa nera”.

Grande Rossellini, autore straordinario, la sua carriera come la sua vita passionale e fuori del comune di pari passo con i suoi film, non è soltanto un’antologia del cinema, ma un romanzo così vivo, così’ intenso, che e ’già di per se’ un film. Così’ come le donne che hanno accompagnato fino alla fine la sua vita straordinaria, partendo dalla prima moglie la costumista Marcella De Marchis, la sua grande e contrastata storia d’amore e di film con Anna Magnani a cui Roberto Rossellini rimase fedele fino alla scomparsa prematura della grande attrice italiana, la prima a vincere un Oscar. La passione condivisa ed i film realizzati insieme con Ingrid Bergman che dopo aver visto a New York “Roma città aperta”, lasciò per Rossellini Hollywood. Sonali Das Cupta, la poetessa indiana del momento asiatico del regista, Silvia D’Amico, l’ultima compagna della sua vita, anch’essa legata al cinema, figlia della famosa sceneggiatrice Suso e lei stessa sceneggiatrice di valore. A quella cena in un noto ristorante nella vecchia Roma, c’era Roberto con Silvia, la giornalista del gruppo Corriere della Sera, Mimmina Quirico a cui ero legato da tempo e quando arrivò’ il conto, non feci a tempo a prenderlo che me lo strappò di mano e disse: ”Questo è un mio piacere vede, sono ancora in grado di entrare in una banca e ottenere soldi come ho sempre fatto per i miei film”.

Già’ i suoi film, la Palma D’Oro al Festival di Cannes, il Leone d’oro al Festival di Venezia, cinque nastri d’argento, una nomination all’Oscar, registi del calibro di Martin Scorsese e Francois Truffaut hanno sempre affermato di essere stati influenzati dal cinema di Roberto Rossellini. Una volta ospite del Festival del cinema dei ragazzi di Giffoni, alloggiando in un noto albergo della costiera amalfitana, Meryl Streep che andai a salutare e intervistare per la Rai, salutandomi sulla terrazza della sua suite, mi disse: ”Ma lo sa che questa è la stessa dove hanno alloggiato Roberto Rossellini ed Anna Magnani”? Che vita, che film, che storia cominciata in quella Roma del 1943 ai tavoli di una vecchia trattoria di Trastevere “L’Osteria dei fratelli Menghi”, dove Rossellini conosceva anche il giovane Federico Fellini e Aldo Fabrizi cominciando a scrivere quella “Roma città aperta” su un soggetto di Sergio Amidei. A quel tavolo sedevano anche artisti come Ugo Pirro, Franco Solinas, Giuseppe De Santis.

Caro signor Rossellini”, scriveva in una lettera da Hollywood Ingrid Bergman, “dopo aver visto “Roma città aperta” e “Paisà’”, ho visto i suoi film, li ho apprezzati moltissimo.  Se ha bisogno di un’attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese e in italiano sa dire solo ti amo, sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei”. E Hollywood per molto tempo non perdonò a Rossellini di aver sottratto a quell’industria cinematografica con film come “Notorius” e “Casablanca, la sua più grande Diva.

Tanti i film firmati da Roberto Rossellini, titoli, titoli, titoli: “Stromboli”, “L’amore”, “Francesco giullare di Dio”, “La macchina ammazzacattivi”, “Europa 51”, “Viaggio in Italia”, ”Dov’è libertà”, “Giovanna D’Arco al rogo”, “India”, “Era notte a Roma”, “Vanina Vanini”, “Ro.Go.Pa.G”, Il Messia”, poi tanta televisione, tanti documentari, tanti soggetti sul suo tavolo, un tavolo da falegname nel piccolo appartamento a largo Messico a Roma dove andai ad intervistarlo l’ultima volta.  Su quel tavolo c’erano tante nuove storie, tanti progetti nuovi, una vitalità’ per niente sopita. Dopo la sua scomparsa in un viaggio in Texas promosso dalla figlia Isabella Rossellini e dall’Anica, l’Associazione Nazionale delle Industrie cinematografiche italiane con il Presidente allora Carmine Cianfarani a Huston a due passi da Cape Canaveral, visitammo la casa dove Rossellini si era trasferito affascinato dai lanci verso lo spazio e dove la locale università’ gli aveva aperto un padiglione-aula a lui intestata per dei master sul cinema.

Una vita quindi in Italia e all’estero segnata dal cinema, un’attività segnata dal destino, se consideriamo che il padre di Roberto Rossellini, costruì’ la prima sala cinematografica di Roma quella del cinema Barberini nell’omonima piazza Barberini, oggi modernissima multisala a due passi da via Veneto. Fu lì che Roberto Rossellini ancora ragazzo cominciò a frequentare il cinema, lavorando come editing prima e guadagnando poi l’esperienza in ogni campo del cinema. Una volta  al Festival del cinema di Berlino  parlando con i colleghi inviati a seguito di un incontro  con Isabella Rossellini intervistata per un film girato ad Hollywood  dove aveva sposato il famoso regista David Linch, ci chiedemmo con il gioco della fantasia, che sarebbe successo se invece di essere stata Ingrid Bergman a raggiungere Rossellini a Roma, fosse stato lui a raggiungere lei ad Hollywood. Ebbene fummo quasi tutti d’accordo che anche lì come già accaduto per grandi autori come Kazan o Billy Wilder e lo stesso Orson Wells, Roberto Rossellini avrebbe fatto la sua bella figura ancora oggi a 43 anni dalla sua scomparsa il 3 giugno del 1977.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume

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