“Roberto Bolle and Friends”, Caracalla al centro della danza

Tre serate di danza ed emozione per lo spettacolo organizzato da Roberto Bolle in scena al Festival di Caracalla


La danza al centro. È questo “Roberto Bolle and Friends”, il Galà ideato dall’Étoile della Scala di Milano, in scena fino al 13 Luglio a Caracalla.
Fuori da un teatro regolare, all’ombra delle rovine romane che da sole creano la scenografia. Ad aiutarle solo lo schermo sopra il palco, per la maggior parte del tempo un supporto scenico minimo, perché “Bolle e i suoi amici” sanno bastarsi.
Non c’è l’orchestra dell’Opera, non c’è il lavoro di grandi scenografi, i dettagli, imponenti scene che si muovono e cambiano. Il palco è nudo, aperto solo a ricevere l’arte dei suoi ballerini. Due atti, cinque momenti di danza nel primo, sei nel secondo. Repertorio classico e modernità, movimento e riflessione, energia e sentimento.

Ad aprire proprio Roberto Bolle con Melissa Hamilton, prima solista del Royal Ballet di Londra. La loro Alma Porteña non è solo tecnica, il suo calore latino è forte. Le musiche di Astor Piazzola sono eseguite sul palco dal violino di Alessandro Quarta. È l’unico musicista presente, pronto a seguire Bolle in tutte le sue esibizioni della serata.
Tavolo e sedia accompagnano i due ballerini in questa danza di amore e potenza, mentre la notte si fa sempre più scura sulle rovine di Caracalla.
Basta un attimo e si cambia, il Corsaro portato in scena da Maria KhorevaMariinsky Ballet– e Bakhtiyar AdamzhanAstana Opera– è travolgente. Chiunque ancora ceda ai pregiudizi sulla danza classica come arte femminile dovrebbe guardare il Corsaro di Adamzhan, una forza e un’espressività che da soli fanno tutto. Forse più delle splendide linee della compagna di palco, che sa ipnotizzare il pubblico.


Les Indomptés sono il primo momento emozionale della serata. Travis Clausen-Knight, ballerino internazionale, si accompagna a Bolle in una danza precisa, una sincronia di movimenti e di anime, il tempo lento che passa attraverso la perfezione dei corpi che ballano all’unisono nella poca luce del palco ormai circondato dalla notte. Delicatezza, attenzione al dettaglio, fusione di corpo e anima. C’è tutto.
Ma poi è ancora il repertorio classico, con Tatiana Melnik Hungarin National Ballett– e António CasalinhoBayerisches Staatsballet-, a dominare il palco.  Sono le “Fiamme di Parigi”, dove anche i costumi con le loro bande a tre colori ci ricordano la Francia.
Qui forse l’unico momento in cui il palco illuminato a giorno va a sfavore di Casalinho, che avrebbe meritato una luce più ristretta, pronta a seguirlo per il palco nella velocità dei suoi movimenti. Chiude il primo atto “Sphere”.


Roberto Bolle balla da solo, accanto a lui il violino di Quarta e al centro del palco un’enorme sfera. È il nostro sofferente pianeta. Bolle ci danza davanti, in piedi e con uno splendido floor work, ma poi se lo carica sulle spalle. Atlante moderno che si carica su di sé la terra, che la porta in giro. Ci danza con riverenza. Sotto il peso della sfera Roberto Bolle non appare fragile, e non deve. Fragile è il mondo, vittima della nostra incuria, e un pezzo per uno dovremmo caricarcelo tutti sulle spalle. Il finale potente del primo atto è servito, ma dopo un breve intervallo si parte di nuovo.

Maria Khoreva accompagna Bolle in “Caravaggio”, il pezzo iniziale del secondo atto è un omaggio all’artista. Ora lo schermo ci propone la cornice di quadro, i bordi dorati, i drappeggi rossi, ma la tela è sotto, il nero del palco su cui si muovono questi due ballerini.
Il giro ricomincia e continua, è di nuovo Adamzhan a seguire, questa volta da solo, con “In aweking”. Il risveglio di un corpo, di un’anima, l’alzarsi di nuovo per affrontare ciò che deve venire.
Si torna al classico puro, il “Grand Pas Classique” di Valentine Colasante e Paul Marque, entrambi dall’Opera di Parigi. È un salto nella più tradizionale delle idee di balletto, coi tutù e la delicatezza della donna e dell’uomo fusi un passo dopo l’altro.
Lo segue un altro passo a due, forse il più emozionante. Di nuovo Bolle e Melissa Hamilton, di nuovo un palco tutto per loro. È “Infra” il pezzo che portano in scena. Addosso body minimi, sembrano corpi nudi che si liberano di sé e si regalano alla danza, all’arte. Ancora di più l’uno all’altra, fusione magistrale. È tutto lì; il palco spoglio, i costumi ridotti al minimo, il cielo ormai scuro di sera inoltrata.

Cambio totale. Il penultimo pezzo della serata, “I”, ci porta lontano dal classico, dal tradizionale. Di nuovo Travis Clausen-Knight, questa volta con Casia Vengoechea, anche lei ballerina a livello internazionale, per trasportarci in un mondo quasi cyberpunk. Qui la sincronia assume un altro valore; non è più solo l’eleganza, la tecnica, la precisione intrinseca della danza. C’è un senso di robotico, di oltreumano. Potrebbe essere la trasposizione in balletto di qualche opera distopica, un futuro lontano. In questo gran parlare di intelligenza artificiale “I” si presenta quasi quale intromissione della danza nel progresso tecnologico, ma val la pena dubitare che l’arte possa davvero esser sostituita dalle macchine.


Il gran finale è di nuovo danza e musica. In scena insieme Roberto Bolle e Alessandro Quarta, il violino che accompagna anche Dorian Gray. Inspiegabile se non visto dal vivo questa danza con se stessi. L’utilizzo del video, la ripresa diretta e la registrazione, il corpo che si cerca, si compone e si scompone. L’eterna giovinezza del romanzo di Wilde che ha un prezzo altissimo, il patto col destino che non permette di vincere mai.
La musica di Quarta aumenta l’emotività della chiusura. Roberto Bolle artista, ballerino, mente dietro a questi due atti, a questo spettacolo. Roberto Bolle uomo, persona, anima di umana fragilità.


Ancora a nudo, più che in “Infra”, aperto davanti al silenzioso pubblico di Caracalla, che si interrompe solo per gli infiniti applausi. Roberto Bolle che ha portato in scena sé, i suoi “friends”, la danza internazionale, il classico, il moderno, il futuro, il passato.
A Caracalla l’arte della danza è stata vita per tutta la sera, con un finale che ci riconnette con ogni nostra emozione.
È scesa definitivamente la notte su Roma. Il sipario lo fanno le stelle.


Roberto Bolle and FriendsRoberto Bolle Teatro Alla Scala, Milano – Bakhtiyar Adamzhan Astana Opera, Astana – António Casalinho Bayerisches Staatsballett, Monaco Di Baviera  – Travis Clausen-Knight International Guest Artist – Valentine Colasante Opéra National De Paris, Parigi  – Melissa Hamilton The Royal Ballet, Londra – Maria Khoreva Mariinsky Ballet, San Pietroburgo – Paul Marque Opéra National De Paris, Parigi – Tatiana Melnik Hungarian National Ballet, Budapest – Casia Vengoechea International Guest Artist e con la partecipazione del Maestro Alessandro Quarta  – Light Designer Valerio Tiberi – Terme di Caracalla dall’11 al 13 luglio.

ATTO I

Alma Porteña
Coreografia Massimiliano Volpini
Musica Astor Piazzolla
Artisti Melissa Hamilton Roberto Bolle
Violino Solista Alessandro Quarta

Il Corsaro
Coreografia Marius Petipa
Musica Riccardo Drigo
Artisti Maria Khoreva Bakhtiyar Adamzhan

Les Indomptes
Coreografia Claude Brumachon
Ripresa Coreografica Benjamin Lamarche
Musica Wim Mertens
Artisti Roberto Bolle Travis Clausen-Knight

Le Fiamme Di Parigi
Coreografia Vasilij Vainonen
Musica Boris Asafiev
Artisti Tatiana Melnik António Casalinho

Sphere
Coreografia Mauro Bigonzetti
Musica Alessandro Quarta
Set E Light Designer Carlo Cerri
Realizzazione Grafica Ooopstudio
Artista Roberto Bolle
Violino Solista Alessandro Quarta

Atto II
Caravaggio
Coreografia Mauro Bigonzetti
Musica Bruno Moretti, Da Claudio Monteverdi
Artisti Maria Khoreva Roberto Bolle 

In Awakening
Coreografia Isyan Jiang
Musica Senking
Artista Bakhtiyar Adamzhan

Grand Pas Classique
Coreografia Victor Gsovskij
Musica Daniel – François Auber
Artisti Valentine Colasante Paul Marque

Infra (Originariamente Commissionato dal Royal Ballet, Covent Garden)
Coreografia Wayne Mcgregor
Musica Max Richter
Artisti Melissa Hamilton Roberto Bolle

“I”
Coreografia Philippe Kratz
Musica Soundwalk Collective
Artisti Casia Vengoechea Travis Clausen-Knight

Dorian Gray
Ideazione Massimiliano Volpini e Coreografia
Musica Composta Alessandro Quarta
Arrangiata sul tema della Passacaglia di H.I.F. Von Biber
Riprese Video Franco Valtellina – Videoval E Post Produzione
Artista Roberto Bolle
Violino Solista Alessandro Quarta

Teatro Palermo
Isabella Terruso

Una farsa senza tempo

Alularia, ovvero come rendere contemporaneo Plauto In scena dal 21 al 25 febbraio presso la Sala Grande del Teatro Biondo

Leggi Tutto »