di Tonino Pinto*

 

E’ morto lo scrittore Luis Sepulveda.  E’ morto un grande scrittore, un grande cileno, aveva contratto anche lui il coronavirus. Scrittore, giornalista, sceneggiatore, poeta, regista, i giornali e le agenzie hanno già scritto “Addio a Luis Sepulveda cileno rifugiato in Europa”.  Infatti si è spento in un ospedale di Oviedo, l’ultimo dei combattenti sin dall’epoca della lotta di Salvatore Allende contro la nomenclatura militare in Cile. Esule politico, guerrigliero,  ecologista, raccontava del suo primo romanzo di 18 pagine scritto quando era studente nel 1963 a Santiago del Cile dedicata alla figura della signora Camacho, una pioniera diceva lui della minigonna.  Quel libricino finì nelle mani del preside che sentenziò: “Questa è pornografia!”. “No replicai è letteratura erotica”.  “Pornografia tagliò corto il preside, ma scritto molto bene” Era soltanto l’inizio, questo episodio poi lo riportano un po’ tutte le agenzie. Lineamenti forti da guerrigliero, una barba sul viso di recente cresciuta, l’odore da vicino quando lo incontrai a Roma sulla terrazza di un piccolo hotel per le tante sigarette che fumava.

Scriveva molte favole Sepulveda come quel bellissimo libro per cui venne a Roma proprio per presentarlo e la ragione di quella intervista era proprio quella “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, poi ha fatto tanti romanzi naturalmente in cui primeggiavano sempre la lotta tra il bene e il male. Gli chiesi ricorrendo il cinquecentesimo dalla scoperta dell’America, se quella fu una scoperta o una conquista.  E lui mi rispose sorridendo “Entrambe le cose amico mio, anche se te la scoperta diventò un orribile conquista e per certi paesi latino-americani dura ancora oggi”. “E che ne pensi di chiesi della scoperta dei resti del Che in Bolivia tumulati da Castro a Cuba?” “Quei resti” mi rispose con un velo di tristezza negli occhi, “dovevano rimanere lì dove li avevano trovati, io credo che il Che  non avrebbe mai voluto che la sua tomba si trasformasse in una specie di santuario a beneficio dei turisti, la storia ha parlato abbondantemente di Cuba, di Fidel e della rivoluzione.”

“Dovendo girare un documentario oggi su Cuba ormai orfana di Castro come lo titoleresti e a chi lo dedicheresti gli chiesi?”. E lui mi rispose: “Lo dedicherei al popolo cubano che con la sua storia continua a lottare per la libertà“.  E poi potresti titolarlo “Somos cubanos” e così fu e fu anche l’ultima volta che lo vidi.  Poi quando il documentario fu presentato al festival latino-americano di Trieste, Rodrigo Diaz cileno doc e direttore artistico che vive in Italia da tanto tempo di quel festival molto bello devo dire, mi raccontò “Se n’è andato un grande amico venne a Trieste in giuria non accettò neanche il costo del biglietto di viaggio, venne perfino a Mira nell’hinterland della terraferma veneziana ad un pranzo in suo onore con 600 persone che lo aspettavano.  Quando siamo arrivati davanti al ristorante c’era un’enorme bandiera rossa all’entrata è scoppiò a ridere confessandomi che era la prima volta che gli capitava una cosa del genere e quindi concluse sempre ridendo con una battuta delle sue “Allora questo ristorante è riservata agli antifascisti”.

Nato ad Ovalle nel Cile il 4 ottobre del 194, Sepulveda ha scritto numerosi romanzi dalla Gabbianella in poi “Patagonia Express”, per esempio, “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, “Storia di una lumaca”,  “Un nome da torero”,  “L’ombra di quel che eravamo”,  “Le rose di Atacama”,  “La fine della storia”, tantissimi romanzi che hanno avuto grandissimi successi.  Nei suoi libri Sepulveda ha riversato le sue avventure ovviamente in giro per il mondo, i grandi amori, le fughe, ma quella “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” resta a mio parere forse il suo capolavoro assoluto, un romanzo di grandi sentimenti, una storia veramente universale; chi non l’ha letto dovrebbe correre immediatamente a comprarselo.  E poi subito dopo scelgo “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” in cui il lettore, l’effetto che ho avuto io personalmente che sono andato proprio in Amazzonia a vivere questa esperienza, ripercorre con lui i sette mesi che Sepulveda  passò nella foresta amazzonica in compagnia degli indios Shuar un’avventura vissuta dopo che negli anni settanta espulso dal Cile si unì all’Unesco. Peccato il mondo ha perso un grande scrittore e un grande uomo.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

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