di Andrea Cavazzini

 

Cinquant’anni fa Jim Morrison una delle ultime icone romantiche, uno dei cantanti più carismatici e influenti della storia del rock, moriva a Parigi all’età di 27 anni. Il carismatico frontman del gruppo rock americano The Doors venne trovato senza vita il 3 luglio 1971, nella vasca da bagno dell’appartamento da lui occupato nel quartiere Marais, dalla sua compagna Pamela Courson. Cinquant’anni dopo quella morte rimane avvolta ancora nel mistero.

Quel 27 che sinistramente riunisce diversi artisti scomparsi alla stessa età, come Jimi Hendrix, Brian Jones, Janis Joplin, tutti morti tra il 1969 e il 1971, o il cantante del gruppo Nirvana, Kurt Cobain, scomparso nel 1994 e più recentemente Amy Winehouse, scomparsa nel 2011 anche lei all’età di 27 anni, tanto da farli annoverare nel tristemente noto club dei 27. E l a sua fama, ma anche la sua bellezza, hanno contribuito a creare il mito.

Morrison si definiva un politico dell’erotismo, e i suoi concerti, vietati nella maggior parte delle città americane (venne anche condannato per oltraggio e disprezzo della pubblica morale), mescolavano il rock con spettacoli teatrali, cerimonie sensuali, riti sciamanici. Nei suoi testi, celebrava Rimbaud e Dioniso, Kerouac e Plutarco. Anni luce prima del rapper Eminem, stava già (simbolicamente) uccidendo suo padre, un alto ufficiale della marina  e violentando sua madre in un brano chiave: The End, presente nella scena di apertura di Apocalypse Now di Cimino. Incarnava tutte le ribellioni contro le istituzioni e la legge e  le sue canzoni toccavano l’inconscio, parlando di un mondo moderno e disincantato.   Jim Morrison, soprannominato “Re lucertola” beveva un litro di bourbon al giorno e  si considerava come una stella cadente.

La sua morte venne ufficializzata solo alcuni giorni dopo. Infarto? Overdose? Una cospirazione della CIA? Resta il fatto che dall’autorità giudiziaria non venne richiesta alcuna autopsia, sollevando interrogativi che non hanno  mai smesso di alimentare il mito del cantante-poeta. La versione ufficiale da parte della polizia fu di addebitare le cause del decesso ad un attacco cardiaco, avvalorate anche dalle dichiarazioni ufficiali della sua compagna al magistrato che parlò di morte naturale durante la notte.Ma la giovane donna fornì versioni diverse e talvolta incoerenti fino alla sua morte per overdose quattro anni dopo.  Gli ingredienti per far fiorire speculazioni e teorie sulle vere cause della morte di Morrison non mancano di certo.

Il cantante fu sepolto in fretta e furia il 7 luglio nel cimitero di Père-Lachaise alla presenza di sole cinque persone: la sua compagna, la sua segretaria, i suoi amici Agnès Varda e Alain Ronay nonché il manager dei Doors, Bill Siddons. La notizia della sua morte, che si era già diffusa in tutto il mondo, fu confermata ufficialmente solo due giorni dopo. Il giornalista Jean-Noël Ogouz spiegò che così facendo, l’entourage di Morrison voleva evitare i pettegolezzi e le speculazioni che accompagnarono la morte di Jimi Hendrix e Janis Joplin.

La sua morte comunque alimentò fantasie e strampalate teorie al limite della leggenda sull’eventualità che Morrison fosse ancora vivo al pari di Elvis Presley qualche anno dopo. Lo stesso tastierista dei Doors, Ray Manzarek citando una conversazione avuta con Morrison un anno prima della sua morte, confessò a un tabloid inglese di essersi chiesto se il suo amico avesse appena inscenato la sua morte per iniziare una nuova vita in incognito…

Nel giugno del 1970 i Doors si erano esibiti al Festival dell’Isola di Wight davanti a 500 mila persone, l’ultima dal vivo di cui rimane traccia, dove in un’atmosfera minimalista Morrison vestito di nero intonò When the Music’s Over, traccia conclusiva del loro album Strange Days ovvero “Quando la musica finisce, spegni la luce”, Un titolo premonitore.

La sua tomba in un angolo del cimitero di  Père-Lachaise, luogo da lui molto amato e dove spesso veniva a passeggiare è diventato un luogo di pellegrinaggio, una delle più visitate, dove sono sepolte molte celebrità, da Chopin a Marcel Proust fino a  Oscar Wilde. A ricordarlo un semplice blocco di granito con un’iscrizione in greco antico: “ Sii fedele ai tuoi demoni”!

 

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