di Tonino Pinto *

 

Sull’onda del successo del film “The Artist”, il film del francese Hazanavicius, vincitore dell’Oscar che ha fatto riscoprire il fascino inesauribile del cinema in bianco e nero di quella Hollywood  che negli anni venti e trenta con i suoi film elegantemente muti interpretati da grandi star come Charlie Chaplin, Mary Pickford, Douglas Fairbanks Stan Laurel, Oliver Hardy e Buster Keaton, sta tornando di moda unitamente ai film arricchiti dal sonoro dei fratelli Warner con dive come Gloria Swanson, Greta Garbo e Marlene Dietrich, che dal muto passarono al sonoro grazie anche a grandi scrittori che contribuirono al successo di quei film come Scott Fitzgerald, lo stesso giovane Hemingway, Truman Capote e Tennessee Williams, che garantirono il tessuto vitale e qualitativo di quei film.

Fra le attrici nominate all’Oscar di questa 93a edizione il prossimo 25 aprile a Los Angeles, figura Amanda Seyfried coprotagonista di “Mank”, un gran film che ripropone la vita ed i film dello scrittore e sceneggiatore Herman Mankiewicz e di una grande attrice del cinema muto come Marion Davies.

Proprio in questi giorni con un gran battage pubblicitario arriva nelle librerie un libro che si rifà ad una grande sceneggiatura del drammaturgo Arthur Miller dal quale fu tratto il film “Gli spostati”, interpretato magistralmente da Marilyn Monroe e Clark Gable (che morì una settimana dopo la fine della riprese), insieme a Montgomery Clift ed Eli Wallach. Il film uscito nelle sale nel febbraio del 1961, era lo spaccato esistenziale e coinvolgente di un gruppo di personaggi   uniti casualmente nelle loro vite spezzate: un gran film quasi bello come il libro. Un film fortemente voluto da Miller per amore di Marilyn, il cui matrimonio andò a rotoli durante produzione del film. ”Gli Spostati” torna  ora in libreria con la traduzione di Nicola Manuppelli, un libro ed un film ritornati a “vivere” proprio come tanti film che si ispirano al passato di Hollywood come  “The Aviator” di Scorsese, dedicato alla Hollywood degli anni d’oro, che racconta la leggendaria storia del produttore aviatore Howard Hughes interpretato da Leonardo Di Caprio  e vincitore di ben cinque Oscar nel 2005.

Un cinema che ritorna anche per colmare un vuoto di idee produttive molto evidente, soprattutto in questo cinema avvilito dal covid e dalle sale chiuse. Se “Mank” è fra i film candidati all’Oscar con una storia che racconta la vita dello sceneggiatore di “Quarto potereHerman J. Mankiewicz interpretato da Gary Oldman al fianco come dicevamo della brava Amanda Seyftied, diretto da David Fincher che si candida a ben dieci statuette, un altro film che sta facendo incetta di premi, l’ultimo dopo il Leone d’oro alla Mostra di Venezia, è ”Nomadland” opera terza della regista cinoamericana Chloé Zhao e interpretato da Frances McDormand, anche lei candidata all’Oscar e vincitrice  di quattro riconoscimenti ai  Bafta dopo il Golden Globe. Insomma sembra proprio che il grande cinema dell’epoca d’oro di Hollywood fornisca in tempo di magra creativa, fatta qualche eccezione, linfa vitale per ritrovare quegli ingredienti di cui il cinema tutto ha bisogno per sopravvivere, se non vuole essere soltanto un prodotto televisivo.

Intanto l’Italia del cinema ad Hollywood agli Oscar non ci sarà’, tranne che attraverso la voce della brava Laura Pausini che dopo aver conquistato un Golden Globe, si candida all’Oscar per la canzone del film di Edoardo Ponti interpretato dalla madre Sophia Loren e la doppia nomination per costumi e trucco per il film “Pinocchio” di Matteo Garrone. Intanto tutto il mondo del cinema e lo farà anche Hollywood, che l’ha avuta fra le regine anche di quel cinema muto, ricorda che il 15 Aprile del 1990 moriva nella sua casa di New York, Greta Garbo, star indiscussa del cinema degli anni trenta e simbolo storico di una bellezza irraggiungibile, proprio perché prepotentemente moderna. Protagonista di film memorabili come  “Ninotchka” e “Anna Karenina ”. Una carriera irripetibile per una Diva senza tempo come quel cinema e che per ragioni che nessuno capì lasciando il cinema a soli 36 anni e arricchendo la sua leggendaria popolarità’. Benché fosse lontana dagli schermi da più di mezzo secolo era ed è ancora l’attrice più famosa al mondo, il suo volto era di una perfezione assoluta; indimenticabile la scena della danza del ventre nel film “Mata Hari” di George Fitzmaurice. Quando il cinema muto lasciò il passo al sonoro i giornali dell’epoca titolarono: ”La Garbo parla” e così diventò “La Divina”.

A Ravello in costiera amalfitana dove veniva spesso in vacanza, ospite nella villa di Gore Vidal, una targa ricorda la Garbo innamorata dell’Italia. “Nessuno” scrisse un noto critico, “riuscirà ad eguagliare il fascino e la magia di Greta Garbo”. Come il Dottor Faust di Christopher Marlow rivolgendosi ad Elena di Troia: ”Dolce Elena, rendimi immortale con un bacio”.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

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