Quanto può un essere umano rimanere concentrato su un argomento prima di essere distratto?
La soglia di attenzione di un pesciolino rosso dovrebbe essere, all’incirca, di dieci secondi. Quella dell’essere umano, specificatamente quello occidentale, sarebbe di nove. Lo affermerebbero degli studi e delle ricerche scientifiche in merito. Ma a raccontare al pubblico questo adattamento cognitivo della mente umana è David Foster Wallace. O, almeno, la rappresentazione che ne dà il Teatro Sotteranneo ( in Overload di Daniele Villa. In scena al Chiabrera di Savona, la sera del ventitrè gennaio dell’anno 2026. Spero che non vi siate già persi, a questo punto. O che non abbiate scelto un altro articolo.

Proviamo a restare sui nostri passi. Il termine “overload” è un vocabolo inglese che si può tranquillamente tradurre nella nostra lingua come “sovraccarico”. Specificatamente, la parola è qui intesa come una quantità di informazioni talmente ampia e satura di stimoli che può distrarre facilmente il soggetto dall’argomento su cui è focalizzato. In parole povere: una grandinata continua di dati e messaggi visivo-sonori che ci piovono addosso e che segmentano la percezione creando uno stato continuo di frammentazione.
Un po’ come accade per lo zapping (ovvero saltare da un canale all’altro mentre si guarda la televisione); però, in questo caso, l’atto è involontario ed espanso al flusso della vita quotidiana e non limitato alla visione del teleschermo. Se avete proseguito nella lettura, i nove secondi sono già stati superati; è probabile che ora arriviate sino al fondo.
Il riferimento alla tecnologia che ci circonda e che è diventata parte di noi in ogni singolo momento è palesemente evidente. Nel caso specifico, però, il sovraccaricarsi dello spettacolo è dato dall’interazione del pubblico con la performance. Al comparire di un cartello specifico, se un membro del pubblico pagante si alza in piedi viene attivato un “evento speciale” (un richiamo agli easteregg del mondo videoludico?) che si sovrappone alla scena in corso.
Mentre il povero Foster Wallace tenta di parlare della sua visione del mondo, della società, dell’essenza dell’esistenza, del suo “discorso sull’acqua” e della sua ultima giornata di vita, il flusso narrativo viene continuamente interrotto da vere e proprie schegge impazzite di informazioni, sovrapposizioni di elementi che, centrifugati insieme, cozzano fra loro e catapultano in un ipertesto caotico e turbinante; una sorta di doomscroll in versione carne, ossa e sangue, estrapolata dall’immaterialità digitale e gettata sul palco.
Tutto è collegato in questo collage da capogiro fatto di pubblicità, partite a tennis, guerriglia urbana, talkshow, balletti hip-hop e chi più ne ha più ne metta. E la soglia di attenzione è tenuta insieme proprio con questi continui salti di pali in frasca che generano ironici ed arguti accostamenti, ricordandoci come questa nostra capacità di prestare attenzione possa essere allenata e anche migliorata e che la focalizzazione non è altro che una scelta consapevole di alienazione.
Questo avviene grazie a questa coraggiosa e non banale scelta stilistica e alla poliedricità degli attori Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Lorenza Guerrini, Daniele Pennati, Giulio Santolini che offrono un’incredibile coordinazione corale, riuscendo anche a fare fronte in maniera intelligente e simpatica alle problematiche tecniche intercorse in scena. E non è dire poco saper tenere il palco nelle situazioni avverse.
Mostrando il problema forse non si trova una soluzione unica e totale per far fronte a questo nuovo problema dell’essere umano del ventunesimo secolo ma sicuramente aiuta ad individuarlo e a rifletterci sopra senza troppa pressione. Qualche membro del pubblico più anziano è apparso alquanto contrariato ed infastidito dalle continue interruzioni del monologo del Foster Wallace: forse che si tratti degli ultimi casi di esseri umani con un alto tasso di concentrazione? Maledetti giovani con il cervello da pesciolini rossi, verrebbe da pensare.

Se avete terminato di leggere questo testo, magari avete trovato un buon motivo per andare a vedere questo spettacolo alla prima occasione buona. Sempre che non vi passi di mente. Provare ad essere meglio di un piccolo pesce rosso non richiede poi un grande sforzo. Forse.
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Overload di Daniele Villa – con: Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Lorenza Guerrini, Daniele Pennati, Giulio Santolini – luci: Marco Santambrogio – costumi: Laura Dondoli – sound design: Mattia Tuliozi – props: Francesco Silei – grafica: Isabella Ahmadzadeh – produzione: Sotterraneo – coproduzione: Teatro Nacional D. Maria II nell’ambito di APAP – Performing Europe 2020, Programma Europa Creativa dell’Unione Europea – contributo: Centrale Fies_art work space, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG con il supporto di Comune di Firenze, Regione Toscana, Mibact, Funder 35, Sillumina – copia privata per i giovani, per la cultura – Sotterraneo fa parte del progetto Fies Factory, è artista associato al Piccolo Teatro Milano ed è residente presso Teatri di Pistoia – Teatro Chiabrera di Savona 21 gennaio 2026
Foto: © Filipe Ferreira





