di Miriam Bocchino

 

 

È in scena al Teatro Tordinona fino al 12 gennaio lo spettacolo “Orchidea – Storia di un fiore malato”.

L’opera racconta la storia di una donna, Laura Rinaldoni, e della sua malattia, il morbo di Parkinson.

La particolarità dello spettacolo è data dalla presenza veritiera, sulla scena, della Rinaldoni. Lo spettatore ascolta gli audio originali in cui la protagonista si racconta e osserva il suo corpo e la sua storia. “Orchidea – Storia di un fiore malato” è, infatti, uno spettacolo poco raccontato e molto più visivo, in cui la corporeità e i colori sono predominanti, a discapito delle parole.

“Mi sono sentita come se stavo per morire dentro e dovevo sentirmi più viva”, queste le parole di Laura, parole che faranno da fil rouge per tutta la pièce. Laura, nello scoprire la malattia e i suoi effetti collaterali, diverrà una creatura della notte, dedita al sesso e al piacere, perdendo il compagno nella baraonda dei corpi.

La scoperta della malattia, avvenuta il 18 dicembre di 10 anni fa, condurrà ad un cambiamento totale in essa e oggi ad una nuova consapevolezza.

“L’amore è come un’orchidea. Deve prendere sempre la luce, se sta qualche giorno al buio muore.”

Lo spettacolo si sofferma sull’aspetto sessuale che il morbo di Parkinson provoca ma molti elementi appaiono discordanti tra di loro.

Una linea di demarcazione più netta su ciò che si voleva portare in scena, avrebbe consentito una maggiore chiarezza. “Orchidea – Storia di un fiore malato” è, infatti, una testimonianza e quindi Laura sul palcoscenico non è un’attrice oppure è uno spettacolo teatrale e, quindi, lo spettatore deve osservare la protagonista essendo consapevole che le parole sono frutto di un copione, pur se scritto dalla stessa Laura?  L’opera è un ibrido tra i due, testimonianza e spettacolo, ma purtroppo il confine labile la rende poca chiara. Il sopraggiungere sulla scena della sorella e del marito di Laura, che viene intervistato dall’attore interpretante il compagno fino a quel momento, rende lo spettacolo ancor più fugace. Sarebbe stato, forse, più incisivo ascoltare le sue parole al termine della pièce teatrale.

Una persona che conosce la vicenda personale di Laura può sicuramente apprezzare l’opera ma per uno spettatore estraneo alla storia, la “fumosità” del racconto viene percepita come un ostacolo.

Scritto e diretto da Mariaelena Masetti Zannini – Collaborazione alla regia Emanuela Bolco – Con Laura Rinaldoni 

e con Gabriella Casali, Antonio Fazio, Gonzalo Mirabella, Sylvia Di Ianni, Niko Marinelli, Stefano Germani, Ilaria Amadei, Anthony Rosa, Marco Fioramanti  e con la partecipazione speciale del marito Andrea Vangelisti e della sorella Daniela Rinaldoni.

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