L’estetica dell’incomunicabile: il trionfo della drammaturgia di Moscato secondo Roberto Andò
Roberto Andò firma la regia e la drammaturgia di Non posso narrare la mia vita, un omaggio alla genesi artistica di Enzo Moscato, in scena al Teatro Mercadante di Napoli fino al 7 gennaio. Partendo da Gli anni piccoli e altri testi, lo spettacolo ripercorre le tappe esistenziali che hanno forgiato lo stile unico del drammaturgo, esplorando il legame viscerale tra la sua infanzia e la produzione della maturità. Se il teatro di Moscato è sempre stato un andare «oltre la realtà» – un’arte che rinuncia alla comunicazione didascalica e funzionale poiché, secondo la sua celebre e ferma convinzione, il teatro non assolve al compito di ufficio postale – questo allestimento ne restituisce tutto il prepotente, seppur visionario, realismo.

La drammaturgia affonda le radici nella Napoli degli anni Quaranta e Cinquanta: una città sospesa tra il mito dello stabilimento balneare Eldorado e i Grandi Magazzini Standa, e la cruda realtà dei Quartieri Spagnoli. È qui che si consumano episodi feroci, come l’uccisione delle signorine Musciacca, un fatto di cronaca nera dal sadismo ancestrale a cui furono strappati gli occhi. Un evento che segnò profondamente la fantasia violenta e poetica di Moscato, trasformando l’orrore e il dolore in materia creativa. La messa in scena traduce visivamente questo universo attraverso una scenografia simbolica e monumentale, dove una grande scalinata domina lo spazio, trasformandosi in una discesa agli inferi da cui emergono i personaggi della sua vita come anime erranti o fantasmi del passato. Al centro, l’imponente figura di un Sant’Antonio e la presenza di una piscina completano un trittico visivo che oscilla tra la quotidianità dei vicoli e una dimensione metafisica, diventando la soglia tra la vita e la morte delle sue memorie.
In questo afflato onirico, gli attori incarnano fedelmente il pensiero dell’autore: essi non sono meri esecutori, ma “portatori dell’incomunicabilità costituzionale del teatro”. Appaiono sulla scena come frammenti di vita, specchi riflessi dei pensieri e dei ricordi di Moscato. Lino Musella, nei panni del drammaturgo, offre una prova di estrema efficacia e sublimità, spogliando il personaggio fino alla sua essenza più schietta e profonda. Accanto a lui, l’intero cast artistico brilla per rigore e talento, con menzioni d’onore per Tonino Taiuti e Lello Giulivo, interpreti magistrali di quel connubio inscindibile tra recitazione e canto che trasforma la parola in musica e il corpo in memoria vivente.

L’intero impianto scenico e narrativo converge infine verso l’evocazione della neve. Quell’attesa candida, ricordata da Moscato sin dall’infanzia, diventa metafora dell’invisibile: rappresenta ciò che la città potrebbe essere, ciò che si percepisce appena ma che resta inafferrabile, il mistero profondo di una Napoli che, proprio come la neve, si sottrae a ogni definizione, sciogliendosi tra le dita della memoria.
______________
Non posso narrare la mia vita – Drammaturgia e Regia: Roberto Andò – Testi: Enzo Moscato. Con: Lino Musella, Tonino Taiuti, Flo, Lello Giulivo, Giuseppe Affinito, Vincenzo Pasquariello, Ivano Battiston, Lello Pirone, Eleonora Limongi – Scene e Luci: Gianni Carluccio – Costumi: Daniela Cernigliaro – Musiche: Pasquale Scialò – Foto di scena: Lia Pasqualino. Produzione: Teatro di Napoli – Teatro Nazionale – Teatro Mercadante dal 10 dicembre 2025 al 7 gennaio 2026





