di Giulia Pernaselci

 

Noemi è tornata lo scorso 5 marzo, a distanza di tre anni durante i quali ha scelto di fare un passo indietro dall’esposizione mediatica, con il suo settimo album Metamorfosi, prodotto con la Dorado Inc., e non poteva dare nome migliore a questo progetto discografico visto che attinge concettualmente da un percorso di rinascita che ha dichiaratamente intrapreso dopo un periodo di inquietudine interiore dovuta alla derealizzazione causata da ansia, un fenomeno in cui la mente smette di prestare attenzione a ciò che è esterno, il corpo.         
Come si evince dal titolo, per fortuna però alla fine si è riconciliata con se stessa, facendosi premonitrice di grow up non indifferente, che allude all’immagine quasi idilliaca del “Glicine”, brano portato all’ultima edizione del festival di Sanremo nel quale l’incantevole bellezza e imponenza di tale pianta, che con la primavera si veste di un manto di fiori lilla, deve fare i conti con il vento gelido della notte che la fa tremare inesorabilmente. Similmente l’artista dopo essersi lasciata vacillare per troppo tempo si è messa alla ricerca di quella luce che potesse farla tornare a sbocciare completamente, e così è stato.

Una trasformazione mentale e fisica che si è ripercossa anche sulla musica, difatti troviamo molteplici sonorità che si distaccano dal pop/soul a cui la cantante ci aveva abituati nel corso degli anni, a partire dagli esordi maturati dopo la partecipazione a X Factor 2009, “Briciole”, suo primo singolo, “L’amore si odia”, in duetto con Fiorella Mannoia, per poi arrivare a “Vuoto a perdere”, celebre conquista di una collaborazione con Vasco Rossi e “Sono solo parole”, arrivata sul podio dell’Ariston classificandosi terza.

Lei stessa ha affermato di essersi spinta oltre una timida paura nel prestare la propria voce a generi distanti da quelli che sentiva le appartenessero. Tali congetture effettivamente non avevano motivo di limitarla infatti i nuovi pezzi, innovativi dal punto di vista del sound e tendenti al funk, riconfermano che, seppur in vesti mai indossate prima, è rimasta coerente alle proprie inclinazioni vocali, contraddistinte da un timbro black, graffiante in modo prettamente incisivo.

All’interno del disco ci sono 11 canzoni che portano la firma di conosciuti autori del panorama musicale italiano come Neffa, Franco126, Daniele Magro, Dario Faini (Dardust), ma anche volti meno noti fra cui Ginevra Lubrano, Davide Simonetta e Federica Abbate. 
Le tracce, associabili a dei mantra per la ricerca di una riconciliazione con il proprio sé, ci forniscono delle sagge ammonizioni che ci indicano la strada per non farsi spaventare dalle crisi che possono improvvisamente coglierci impreparati, ma piuttosto capire che sta a noi affrontarle come passeggere vicissitudini. Per arrivare a elaborare queste considerazioni riuscendo a prendere le distanze da un momento in cui si ha bisogno di trovare vie d’uscita dagli schemi mentali nidificatisi in noi è innanzitutto necessario assumerne laconsapevolezza, in “Senza lacrime” e “Big babol” lo si può senz’altro intendere. “Limite”, “Tu non devi” e “Musa” contengono invece le giuste risposte da darsi subito dopo aver riscontrato quel malessere, talvolta invisibile, che non fa star più bene.

Per poter successivamente riprendere possesso di un’identità frammentata in individualità insediatesi fra i meandri delle percezioni di uno stato d’animo da cui escono allo scoperto molte preoccupazioni, Noemi dimostra che volersi bene, per volerne a propria volta, è indispensabile. Ne “L’amore è pratica”, “Si illumina” e “Ora” i sentimenti sono descritti, al di là di accezioni melense, come degli antidoti in grado di mantenere sempre vivida la promessa di fiducia tra due persone. Importante è sapere che lo scorrere del tempo è alleato, e non tiranno, di una crescita simultanea per una coppia, la quale si realizza mano a mano che l’esserci l’uno per l’altro prende il sopravvento sulla quotidianità a volte insaziabile di effettive inedite contingenze. Indubbi i riferimenti alla relazione della cantante con il marito Gabriele Greco, bassista e contrabbassista.

L’ultima tappa di un viaggio fra note e ambizioni personali, a tratti travagliato, si rivela catartica nel suo momento finale, grazie alla riacquisizione della tanto attesa serenità, che possiamo apprezzare come una decisiva consacrazione per un futuro roseo in “Solo meraviglie”, analoghe a quelle che si riscoprono una volta superate delle intemperie emotive. Quell’attimo di euforia coinvolgente è visivamente rappresentato sulla copertina, in cui il volto spontaneo dell’artista sembra averlo appena messo a fuoco, seppur l’istantanea è appositamente velata da una scia nebulosa data l’esternazione fulminea. Arrivati alla conclusione dell’ascolto di questo lavoro, molto probabilmente ci saremo immersi a pieno in una valida occasione di riflessione, e se poi coloro che ne hanno colto le sfaccettature più singolari ne faranno tesoro dando vita ad altre “Metamorfosi”, non a caso la traccia conclusiva, vien da sé sostenere che Noemi ha fatto centro sotto ogni punto di vista

 

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