di Giorgia Leuratti

 

 

“Stranissimo luogo, e più strani ancora sono coloro che lo abitano”; avanza sul palco un uomo col volto sporco, incede stringendo un bastone, ci parla di un inverno freddo, di un “fango caldo”, che cura.

Non in Norvegia ma in una contea americana degli anni venti trova respiro “Nemico del popolo” di Henrik Ibsen che per la regia di Massimo Popolizio, torna ad abitare il Teatro Argentina di Roma dal 17 al 26 Gennaio.

Imponenti pannelli d’alluminio occupano la scena, aperture come porte suggeriscono la profondità dello spazio (Marco Rossi); luogo illuminato (Luigi Biondi) oscurato dal volto torvo di un gruppo di uomini.

E’ attorno ad uno stabilimento termale, presunto “ganglo vitale” per la piccola città, che si snoda il dramma: il conflitto tra due fratelli non è altro che il lapillo di uno scontro più grande dove la gestione politica collide con la scelta morale andando a creare un inevitabile cortocircuito.

Se “la voce del popolo” si autoafferma come quotidiano il difesa della verità, questa stessa verità entra in crisi con l’avvento di una notizia tanto rumorosa da ribaltare le vecchie certezze: null’altro che focolaio di infezioni, lo stabilimento è un covo inquinato pululante di pericolosi batteri.

Come frattura, la scoperta origina reazioni contrarie; sempre più chiassosa la lite fra Thomas e Peter Stockmann esplode nell’ altisonanza di timbri: se il medico (il polivocalico Massimo Popolizio) si oppone al rischio di un focolaio di batteri, il sindaco (l’intensa Maria Paiato) è spinto dalla necessità economica di mettere tutto a tacere.

Leitmotiv di una verità opportunamente celata, il fango delle terme si fa metafora per l’otturazione della verità; dinanzi ad essa lo stesso giornale si trova ad assumere posizioni contrastanti mirando a raggiungere il favore di una folla e della sua “maggioranza compatta”, ad eleggere un “nemico del popolo” che sia vittima sacrificale per il malfunzionamento di una società in crisi.

Ed ecco, all’attesa assemblea si fa spazio di voci convergenti; quella di Peter (Maria Paiato) che avvolta in abiti maschili (Gianluca Sbicca) interviene acclamata da un popolo che è voce extradiegetica, poi il presidente, la figlia del dottore, e per ultimo Thomas la cui parola finale sarà decisiva per l’esilio forzato, deciso da una società che non lo comprende, che “non ha bisogno di idee nuove ma di idee che già ha”.

Con Massimo Popolizio, Maria Paiato Tommaso Cardarelli, Francesca Ciocchetti, Martin Chishimba, Maria Laila Fernandez, Paolo Musio, Michele Nani, Francesco Bolo Rossini, Dario Battaglia, Cosimo Frascella, Alessandro Minati, Duilio Paciello, Andrea Volpetti, Gabriele Zecchiaroli.

 

 

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