L’Odissea finalmente al cinema: le fiamme dell’anarchia e del dolore di Christopher Nolan
L’uomo ricco d’astuzie raccontami, o Musa, che a lungo
errò dopo ch’ebbe distrutto la rocca sacra di Troia;
di molti uomini le città vide e conobbe la mente,
molti dolori patì in cuore sul mare,
lottando per la sua vita e pel ritorno dei suoi.
Ma non li salvò, benché tanto volesse,
per la loro propria follia si perdettero, pazzi!
che mangiarono i bovi del Sole Iperione,
e il Sole distrusse il giorno del loro ritorno.
(Omero, Odissea, proemio del libro I. Traduzione di Rosa Calzecchi Onesti – Einaudi, 1963)

Su una bellissima spiaggia, quasi onirica, si apre l’Odissea di Christopher Nolan. Troneggia un imponente cavallo di legno immerso nel bagnasciuga, che detterà il destino di due popoli. È un dono dalla dea Atena, ma la legge di Zeus, la xenia, compiendosi, darà vita alla rottura di quei fragili legami che esistono tra gli uomini. Il proemio e l’incipit di un film si intrecciano donando la vita a uno dei due più grandi poemi epici della letteratura greca antica. Risalente a più di 2700 anni fa, concepito dalla mente di Omero, modificato dal tempo e dai canti degli aedi, racconta di un uomo che combatte i mari, il destino, gli Dei, per poter tornare a casa, dalla sua famiglia, nella sua terra. Un padre, un marito, un re. Parole sacre che, arrivate fino ai giorni nostri, ammaliano, affascinano, catturano. Una storia ancora visceralmente attuale.
Nolan profano o profeta?
Si è vociferato, si è twittato, si è discusso dell’Odissea di Nolan come se dovesse scatenarsi una tempesta su tutti noi da un momento all’altro. Come se un testo epico come quello di Omero potesse essere impossibile da trasporre sul grande schermo, e Christopher Nolan un profano. Troppa storia, troppa sacralità. E come osa farlo il re del cinema dell’impossibile, delle pellicole Imax (che costano fino a 2000 dollari al minuto), delle ricostruzioni di set impensabili per chiunque, ma non per lui. Da quando ne venne annunciata la produzione, Internet è esploso. I critici hanno urlato al sacrilegio, altri han gioito dalla curiosità. In 91 giorni hanno girato in sette paesi: Marocco, Grecia, Scozia, Islanda, ma soprattutto Italia. La maggior parte delle riprese è avvenuta in Sicilia, tra le isole Eolie e le Isole Egadi, trasformando gli scorci di Lipari e Favignana in un set cinematografico. Il giorno del giudizio è arrivato, e solo andare in sala potrà farci capire se questa gestazione sarà stata all’altezza delle aspettative.
Il mondo dell’Odissea
Grazie alla maestosa e gutturale colonna sonora di Ludwig Göransson (Creed, Tenet, Oppenheimer, I peccatori), si viene calati in un universo buio, fatto di fuoco e giochi di potere, inganni e illusioni, salsedine e terra. Attraverso gli strumenti dell’epoca, un aulos e una lira ben riconoscibili, la musica è bronzea, intima, familiare, e riesce a narrare di dei e leggende senza l’uso della parola. Canta di uomini e donne alla ricerca della propria strada, in un mondo in cui gli esseri umani paiono marionette nelle mani dell’Olimpo. O sono semplicemente le loro scelte a trasportarli in luoghi remoti e battere le strade più errate. Solo uno tra tutti pare essere lo spiraglio di una luce ormai soffusa: Odisseo, così curioso, intelligente, astuto, incosciente. A capo degli uomini migliori, conduce tutti in un viaggio senza ritorno.
Fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.
(Dante Alighieri, Inferno, XXVI canto, vv 119-120)
Nei versi 119 e 120 dell’Inferno, Dante racchiude la pura essenza di chi sia Odisseo. Chi è l’uomo che non voleva la cera nelle orecchie per udire il canto mortale delle sirene? Colui che rende cieco Polifemo per potergli far pronunciare la famosa frase che “Nessuno” lo ha accecato? Che rimane intrappolato per 7 anni sull’isola di Ogigia a mangiare il loto con la Ninfa Calipso? Un essere umano che si trova nell’ottava bolgia dell’ottavo cerchio dell’Inferno, dove vengono puniti i consiglieri di frode secondo Dante. Nel Canto XXVI, il poeta fiorentino racconta di condottieri e politici che utilizzarono l’ingegno per agire in vita. Per Dante, l’ingegno è un dono, ma il desiderio di conoscenza può portare alla perdizione se non guidato dalla virtù.
Dalla sceneggiatura di Nolan trasuda tutto questo. Nei panni di un sempre più emaciato Odisseo, Matt Damon incarna l’eroe perduto, che per mari e tempeste tenta il suo ritorno a Itaca, senza mai però desiderarlo fino in fondo. A casa lo attendono la fedele e irremovibile moglie Penelope, interpretata da Anne Hathaway, che tesse e scuce la tela giorno e notte per non darsi in dono ai Proci. Tra loro, un perfido Robert Pattinson, nei panni di Antinoo, il peggiore tra loro, che spaventa, inganna, oscura la casa del Re di Itaca. E il figlio Telemaco, che Tom Holland rende infantile ma tenace, tentando in ogni modo di scoprire il destino del padre. Non sa che il genitore è lontano, perduto per mari, maledetto dagli Dei. Non morto, non puo’ esserlo. Deve affrontare ogni disgrazia che il Mediterraneo ha da offrire. E Nolan riesce a rendere questa perdizione cucendo inaspettatamente più generi cinematografici tra loro, e sperimentando come mai ha fatto prima.
Un nuovo orizzonte
Qui un uomo aveva tana, un mostro,
Che greggi pasceva, solo, in disparte,
E non si mischiava,
Ma solo viveva, aveva animo ingiusto.
Era un mostro gigante; e non somigliava
A un uomo mangiator di pane, ma a picco selvoso
D’eccelsi monti, che appare isolato dagli altri.
(Omero, Odissea, libro IX, 187-192. Traduzione di R. Calzecchi Onesti – Einaudi, 1963)
All’apparire dell’episodio di Polifemo, viene dato in pasto al pubblico qualcosa di completamente nuovo per il regista inglese. Un perturbante che sullo schermo è profondamente sporco, riluttante, che si puo’ toccare, si puo’ sentire, e all’interno del quale ci si può calare avvertendo tutta l’inquietudine di un’epoca come quella di Odisseo. Un genere horror che stupisce e immobilizza, e che ci auguriamo Nolan possa esplorare più approfonditamente nei suoi prossimi progetti. Il regista ha affermato: “Tutto nella sequenza del Ciclope è orientato a immaginare come sarebbe davvero nella vita reale. Non volevamo affrontarlo come qualcosa uscito da un libro illustrato, ma essere lì dentro insieme a Odisseo e ai suoi compagni. È una situazione terrificante”.
Come nell’episodio di Polifemo, anche l’incontro con Circe cova in sé una componente rituale e quasi antropologica. Differentemente però, in questa sequenza, si trovano dei suggerimenti interessanti connessi all’onirismo del cinema italiano che ha reinterpretato il mito, l’antico e l’inconscio in chiave visionaria tra gli anni Sessanta e Settanta. Tra Fellini e Pasolini, quest’ultimo, in particolare, è uno degli autori a cui Nolan ha ammesso di essersi ispirato in una recente intervista con Alberto Angela. Nell’isola di Eea, come una sapiente scultrice, Circe dai riccioli belli, dea tremenda con voce umana, trasforma gli uomini in animali.
Interpretata da Samantha Morton, è l’archetipo femminile che più colpisce in questo kolossal, per la veridicità di una donna spesso relegata erroneamente a mostruosità e malignità. Nolan ha sempre avuto molte difficoltà a costruire personaggi femminili che fossero più che bidimensionali, e non poco spaventava l’idea di affidare a lui le storie di coloro che erano maltrattate e relegate a oggetti da possedere. In questa Odissea, da Penelope, alle severe Elena e Clitemnestra di Lupita Nyong’o, fino all’espediente della sfuggente Atena impersonata da Zendaya, vi è una costruzione soppesata, pensata e cucita magistralmente delle donne omeriche, che stupisce e dona respiro a una storia di guerre e vendetta.
Il vaticinio
A war
A man
A trick
A trick to break the walls of Troy
(Travis Scott, The Odissey, Christopher Nolan – 2026)

I nostoi, i ritorni a casa dei sopravvissuti alla guerra di Troia, ancora affascinano e raccontano in qualche modo l’epoca contemporanea. L’Odissea che ha fatto riempire le sale e rende il cinema, come concetto, maestoso, ci sta dicendo qualcosa. Ci racconta di come anche un film di 3 ore, girato in un formato perlopiù impossibile da visionare, con una trama complessa, possa portare in sala il pubblico di ogni età, e possa far ancora appassionare e sognare ad occhi aperti. L’Odissea di Nolan è e sarà presto una pietra della storia del cinema perché è un capolavoro di maestranze, di tecnici e studiosi, sognatori e inventori. E in questa genialità il mondo vuole credere, andando al cinema e imbarcandosi in un’avventura che farà uscire dalla sala inondati di passione, riflessione, amore. Quello stesso amore che immerge in uno schermo color del vino una storia senza tempo.
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The Odyssey. Anno: 2026. Durata: 172 min. Regia: Christopher Nolan. Soggetto: dal poema Odissea di Omero. Sceneggiatura: Christopher Nolan. Produttore: Emma Thomas, Christopher Nolan. Produttore esecutivo: Thomas Hayslip. Casa di produzione: Syncopy Inc., Universal Pictures, Wildside. Distribuzione in italiano: Universal Pictures Italia. Fotografia: Hoyte van Hoytema. Montaggio: Jennifer Lame. Effetti speciali: Stefano Corridori, Eggert Ketilsson, Andrew Jackson, Double Negative, Woodster Pictures Company. Musiche: Ludwig Göransson. Scenografia: Ruth De Jong, Larry Dias, Gene Serdena. Costumi: Ellen Mirojnick. Cast: Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Lupita Nyong’o, Zendaya, Charlize Theron, Benny Safdie, Jon Bernthal, John Leguizamo, Bill Irwin, Samantha Morton, Himesh Patel, Mia Goth, Logan Marshall-Green, Elliot Page, James Remar, Ryan Hurst.





