di Andrea Cavazzini

 

Per uno cresciuto con la passione per il jazz è impossibile non parlare di Oscar Peterson, musicista capace di trasformare qualsiasi melodia in flussi di variazioni spontanee, sostenere qualsiasi tempo, usare liberamente la mano sinistra quanto la destra, e riuscire a mantenere una sezione ritmica impeccabile. Queste abilità hanno reso Peterson, scomparso sette anni fa, una delle star più amate del jazz mainstream e i puristi del jazz, quelli meno indulgenti, ritenevano che lui stesso fosse rimasto vittima della sua straordinaria tecnica pianistica.

Tutte le sue perfomance presentavano un mix di arpeggi straripanti, introduzioni a cascata, ragtime e assoli a ritmi impossibili, Anche dopo un ictus che lo colpì nel 1993, Oscar si impegnò come non mai per ricostruire gran parte della sua immensa autorevolezza tecnica.

Iniziò a prendere lezioni di pianoforte dall’età di sei anni a Montreal dove nacque nel 1925, dove la musica e la cultura del jazz si impadronirono rapidamente dei suoi geni. L’impulso venne da suo padre, facchino delle ferrovie per la Canadian Pacific Railway e pianista autodidatta, anche se fu grazie alla sorella che imparò le basi della musica classica: dalle scale ai preludi comprese le fughe. Nonostante  avesse studiato anche la tromba, la tubercolosi che contrasse all’età di sette anni, lo costrinse ad abbandonarla per il pianoforte, esercitandosi con una dedizione ed un entusiasmo irrefrenabile, che mescolato alle sue straordinarie doti naturali, gli consentirono di costruire una tecnica a due mani che arrivò a rivaleggiare con quella dei pianisti classici (alcuni pianisti jazz degli anni quaranta realizzarono un uso relativamente superficiale della mano sinistra).  

Benché le sue lezioni di pianoforte all’inizio si rivolgessero più verso il classico, da li a poco, la sua attenzione si spostò verso il jazz tradizionale e sul boogie-woogie, che lo spinsero ad imparare vari pezzi di ragtime. Poi all’età di nove anni, il giovane Oscar perfezionò e imparò a suonare il pianoforte con una grazia ed un’eleganza che impressionò diversi musicisti professionisti.

A 14 anni Oscar vinse un concorso nazionale organizzato dalla Canadian Brodcasting Corporation, lavorando successivamente ad un programma radiofonico e a 17 anni entrò a far parte della Johnny Holmes Orchestra, big band canadese che con il suo avvento diede un notevole contributo al successo e alla popolarità della già famosa formazione musicale. Sebbene Nat King Cole e Teddy Wilson fossero gli artisti con cui Peterson si sentiva più in sintonia stilisticamente; la velocità di esecuzione, la ricchezza orchestrale e lo slancio lirico della sua musica fecero di Art Tatum l’unico vero modello al quale Oscar si ispirava.

La perfezione era la sua dannazione, quella perfezione impeccabile che ai comuni mortali (e non solo) procurava una certa irritazione, ma di fronte a cotanta bravura, tutti furono costretti ad inchinarsi tanto da essere spesso soprannominato “il maestro dello swing”, capace di creare magie con la sua musica. Con le sue melodie rilassanti e ricche di armonia, ha catturato i cuori di milioni di persone, inventando musica che trascendeva i confini culturali e portava le persone alla pura felicità. La sua musica trasmetteva potenti emozioni e messaggi che avevano lo scopo di promuovere positività, speranza e avvicinare le persone alle sue meravigliose creazioni musicali. Considerato uno dei più grandi pianisti del jazz di tutti i tempi, ha avuto una carriera straordinaria che ha attraversato più di sei decenni. Influenzando e segnando il genere della musica jazz, Oscar Peterson ha regalato al mondo alcuni dei migliori brani jazz che la gente abbia mai conosciuto.

Come uscito dal grande schermo, il suo incontro con il produttore discografico Norman Granz. Sulla strada che portava all’aeroporto a bordo di un taxi, Granz ascoltando una trasmissione in diretta radiofonica da un club locale, rimase ipnotizzato dalla straordinaria musica di un pianoforte jazz che proveniva da quella radio. Chiese subito al tassista di portarlo in quel club, in modo che potesse conoscere quel talento. Ed è li che incontrò per la prima volta Oscar Peterson, diventando poi il suo manager per la maggior parte della sua carriera musicale.

La musica è un linguaggio che non parla a parole, ma attraverso le  emozioni e il jazz è uno di quegli stili di musica che passa attraverso le orecchie e arriva dritto al cuore. Oscar Peterson è stato uno dei musicisti più influenti del nostro tempo e ha davvero dato tanto al mondo del jazz grazie ad alcune sue creazioni rimaste leggendarie. Spesso indicato come “Il Maharaja della tastiera”, era un maestro del suo mestiere esibendosi in migliaia di concerti in tutto il mondo. Durante la sua sorprendente carriera musicale, Oscar Peterson ha pubblicato oltre 200 registrazioni, vinto otto Grammy Awards, tra cui il “Grammy Lifetime Achievement Award” e molti altri premi e riconoscimenti come l’ “International Lifetime Achievement Award“, Oscar Emanuel Peterson è e rimarrà una vera leggenda.

 

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