di Claudio Riccardi

 

Da dieci anni Carrozzeria Orfeo mette a nudo un’umanità̀ instabile, carica di nevrosi e debolezze, comodamente intrappolata in città alienanti o in prospettive d’Apocalisse.

Con la nuova commedia, dal titolo Miracoli Metropolitani, la Compagnia ha colpito nuovamente nel segno. Due settimane di repliche da tutto esaurito e pubblico in visibilio al Teatro Vascello. Uno spettacolo crudo, politicamente scorretto, messo in scena da personaggi abietti, meschini negli atteggiamenti, barbari nel modo di esprimersi. Perdenti senza futuro.

I Miracoli Metropolitani – diretti da Gabriele De Luca, Massimiliamo Setti e Alessandro Tedeschi –  accadono all’interno di una vecchia carrozzeria riadattata a cucina, specializzata in cibo a domicilio per intolleranti alimentari. Là, fuori, imperversa l’allarme di una guerra civile. Si respira aria di intolleranza, sospetto e tensione. La popolazione è terrorizzata da un pericolo imminente: le fogne della città sono sature di inquinamento, spazzatura e rifiuti tossici. Liquami e miasmi mettono in serio pericolo un’umanità stanca e sudata. Consapevole di essere causa del suo stesso male ma inerme, senza forza né voglia forse di reagire.

La drammaturgia, firmata da Di Luca, propone il cibo come ultima impalcatura rimasta a sorreggere un capitalismo culturale orribile. I cervelli sono offuscati da un individualismo sfrenato. Votato al solo denaro. La virtualità digitale sovrasta i rapporti reali. Educazione e rispetto lontani come un ricordo. Si sono persi i riferimenti, il pericolo esterno innalza barriere razziali e sociali. E’ un tutto contro tutti senza esclusione di colpi. La rabbia è carburante di un incolmabile vuoto e miccia di un clima reazionario. C’è chi ha lottato e reagito, ma senza risultato. C’è chi crede nel valore del sacrificio. C’è chi assorbe le storture e chi ancora nutre speranze di affermazione. Cinismo diffuso. Solitudine altrettanto.

Qualcosa di concreto in quella cucina accade, ma solo sul filo del rasoio, quando gli episodi della vita mettono in reale discussione la sopravvivenza. Vite compromesse dalla malattia, vite nuove che arrivano al mondo. Mollare tutto e partire. Ma è solo un afflato, il contorno putrescente e viziato non cambia. E il sistema, incagliato su se stesso, continua ad erodere gli animi e il Pianeta.  Meglio dar fuoco a tutto, sipario.

Si ride amaramente ma tantissimo all’ascolto di dialoghi affilati e grotteschi. Si valicano i confini del linguaggio scurrile. Il che ci sta, è cifra del climax di regresso generale che vive l’umanità.
Affiatati, preparatissimi e pieni di energia gli attori in palcoscenico: Elsa Bossi, Ambra Chiarello, Federico Gatti, Beatrice Schiros, Massimiliano Setti, Federico Vanni, Aleph Viola. Dagli spalti del Vascello sono arrivati applausi scroscianti, anche per le scenografie ad effetto di Lucio Diana che ha curato anche le luci.

Una produzione intensa che conferma il livello assoluto di Carrozzeria Orfeo e che mette l’appetito in bocca. C’è già attesa per il prossimo lavoro.

Condividi su: