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“Ma c’è papà!”: la commedia di Peppino De Filippo torna a vivere al Teatro Prati

Fabio Gravina firma regia e interpretazione di una farsa brillante tra tradizione, ironia e memoria degli anni Trenta

di Salvatore Scirè

Al Teatro Prati di Roma va in scena Ma c’è papà, preziosa commedia scritta da Peppino e Titina De Filippo, che grazie alla regia e all’interpretazione di Fabio Gravina ci trasporta con magia nell’atmosfera degli anni Trenta, lo stesso periodo in cui la pièce vide la luce. Lo spettacolo debuttò infatti nel 1935 al Teatro Politeama di Napoli, segnando una tappa significativa della produzione dei fratelli De Filippo.

L’emozione per lo spettatore nasce fin dai primi istanti, nell’ammirare l’accuratezza della scenografia, arricchita da mobili e oggetti d’epoca, e nella raffinata scelta dei costumi, capaci di restituire con autenticità il fascino del tempo.

In effetti, si tratta di un lavoro poco noto ma importante della produzione di Peppino. La storia ci racconta le vicende familiari di Stefanino, ragioniere metodico e puntuale, e di sua moglie Giovannina (che lui adora come il figlio Giggino). Purtroppo, la famigliola deve coabitare con l’ingombrante presenza del suocero Don Federico, vedovo invadente e disordinato, e del cognato Salvatore, nullafacente e con poca voglia di lavorare! La casa è frequentata da don Vincenzo (il cognato di Don Federico), dal cav. Pasquale e dalla signorina Antonietta, i quali spesso vengono coinvolte in discussioni imbarazzanti. La povera Giovannina cerca di mediare, difende padre e fratello, ma l’ennesimo disastro (la rottura di un prezioso calamaio in cristallo) costringe Stefanino ad abbandonare il tetto coniugale e a trasferirsi in una pensione, dove verrà controllato e limitato dalla rigida padrona di casa, la signora Amalia: per fortuna trova un po’ di affetto nel cameriere Peppino (leggermente effemminato) e nell’amicizia della signorina Giulia, che vive anche lei in pensione ed è fidanzata con l’avv. Gaetano Pennacchia.

Uno dei momenti più esilaranti è rappresentato dall’irruzione di Don Federico nella pensione, nel vano tentativo di riportare a casa il genero, che però non ne vuole sapere. Per fortuna, dopo qualche tempo succede il miracolo: Don Federico capisce che la figlia aspetta con ansia il ritorno del marito e così muta totalmente di carattere: quando Stefanino, finalmente, tornerà a casa, troverà tante sorprese, tra cui un bellissimo calamaio, dono del suocero! Insomma tutto cambiato e lieto fine garantito! 

La commedia si rivela brillante, arguta e di grande efficacia comica, sostenuta da un’interpretazione corale di altissimo livello. Fabio Gravina convince pienamente sia come attore che come regista, dimostrando misura, ritmo e una profonda conoscenza della scrittura dei De Filippo. Il suo Don Federico prende vita in modo impeccabile, restituendo con fine ironia e grande sensibilità il percorso di trasformazione interiore del personaggio.

Accanto a lui spicca Corrado Taranto nel ruolo di Don Vincenzo, irresistibile “vittima” dei continui lazzi e delle celebri “ditate negli occhi” del cognato, interpretate con tempi comici precisi e grande naturalezza.. E’ piaciuta molto Sara Religioso nel ruolo di Giovannina, in cui ha saputo bene interpretare i diversi stati d’animo che la storia proponeva. Convincente e apprezzato Rocco Tedeschi nei panni di Stefanino (bello il breve monologo che dedica al famoso calamaio, che diventa quasi un personaggio irreale); e nel finale, opportunamente travestito, fa anche il ruolo dell’avv. Gaetano Pennacchia. Nel doppio ruolo ben si cimentano anche Pierre Bresolin (cav. Pasquale e il cameriere Peppino, entrambi molto ben caratterizzati) e Alida Tarallo (che interpreta la compunta signorina Antonietta e l’energica signora Amalia). Lo stesso dicasi per Luca Cardillo (nel ruolo del figlio Salvatore e di Gaetano). E infine si nota la piacevole figura della signorina Giulia, cui dà vita e colore Sara Scotto Di Luzio

Qualche nota sulla regia: Fabio Gravina si dimostra particolarmente abile nel rendere attuali gli schemi e le gag della farsa classica, cifra distintiva della scrittura di Peppino De Filippo, senza tradirne lo spirito originario. Di grande delicatezza e suggestione il momento in cui Giovannina, nel silenzio della scena, riordina la casa e, con gesto naturale, fa partire da un vecchio grammofono a tromba una musica che ci conduce lontano nel tempo: la voce di Peppino De Filippo che canta Paese mio, splendida canzone da lui scritta nel 1961. Un omaggio discreto e toccante, capace di trasformare il ricordo in pura emozione.. Un delicato ma prezioso omaggio al grande artista che per alcuni minuti diventa protagonista unico con la sua voce e con il suo ricordo. Perfettamente in linea con il motto del Teatro Prati: Dove la tradizione è di casa! 

Ricordiamo che le musiche originali sono del bravo Mariano Perrella.

Belli scene e costumi firmati da Francesco De Summa, mentre la sarta di scena è Nadia Montemagno.   
Uno spettacolo sicuramente da vedere, per un tuffo nel passato, troppo spesso dimenticato, e per passare una serata di sano divertimento! 

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Ma c’è papà! – Commedia in 3 atti di Peppino e Titina De Filippo – Regia di Fabio Gravina – Con:  Fabio Gravina, Corrado Taranto, Sara Religioso, Rocco Tedeschi, Pierre Bresolin, Alida Tarallo, Luca Cardillo e Sara Scotto di Luzio – Musiche originali: Mariano Perrella – Costumi: Francesco De Summa – Sarta di scena: Nadia Montemagno – Teatro Prati di Roma dal 21 novembre all’11 gennaio 2026

Foto di ©Piero Nissi

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