di Claudio Riccardi

 

Il treno lento avanza. Chilometri scorrono al ritmo sincopato delle rotaie. Fuori l’ambiente cambia, improvvisamente gli ulivi. Poi casa, gli anni dell’infanzia e della giovinezza. Tra gioie e disagio. Fino al distacco, la scommessa per affermare sé stessi, dare ascolto alle proprie attitudini. La scommessa della vita, lontano dal Sud e dal tetto famigliare, in una nuova città, al Nord.

Un viaggio geografico e nelle radici dell’Io, delle emozioni. Il 9 e 10 aprile Oscar De Summa ha portato al Teatro Biblioteca Quarticciolo il monologo L’Ultima Eredità. Ovvero il percorso – autobiografico – di un ragazzo fuorisede che si è fatto uomo ed ha costruito la propria dimensione a centinaia di chilometri dalla terra di origine. Tra comiche situazioni quotidiane, incontri ora bizzarri ora fortunati, il traffico, i mezzi pubblici, l’arte di arrangiarsi che è DNA per chi arriva daggiù.
Un valido escamotage per entrare in sintonia con il pubblico romano. Che si è mostrato ricettivo, sorridendo e apprezzando.

Qui si innesta l’episodio che cambia il racconto. Al telefono arriva la chiamata che ogni figlio non vorrebbe mai ascoltare: papà sta molto male, è allettato, prepara una borsa e vieni. Ed ecco che in poche ore, tra le difficoltà e le corse per non perdere l’ultimo convoglio del giorno, De Summa interrompe il filo del presente e inizia a riavvolgere quello del passato. I motivi del distacco, rigidità mai digerite. A teatro si diffondono note rock. Le ore trascorse in scompartimento preparano all’impatto che però è più devastante delle previsioni. Il padre, uomo notoriamente di piglio e di polso, giace debole e intubato nel letto. La madre è disperata e spera che il compagno amato sin dal primo sguardo non la lasci sola. Ripete il suo nome, dalla cucina, e lo cerca con gli occhi di una ragazza a cui batte forte il cuore.

Sorpreso, atterrito, disorientato. Il figlio divenuto uomo senza accorgersi lascia andare l’istinto. Prende la mano di papà, a stringerla. Lo ringrazia, per gli insegnamenti di vita ricevuti. Passano pochi minuti, il padre si addormenta, per sempre. La reazione di mamma, delle comari, la sua di reazione, sono però sorprendenti. Si pensa subito al dopo. Ad un ultimo saluto dignitoso. Dopo i funerali, poi, si sorride, ricordando episodi esilaranti e complici che hanno visto protagonista il padre e le persone che “al paese” sono ruotate intorno alla loro famiglia. Si conserva ciò che di bello, nelle anime degli altri, il defunto ha lasciato.
La memoria e il ritorno alle radici si rivelano così nuova iniezione di vita, inattesa ma salvifica per De Summa. Che alterna la recitazione all’interpretazione di brani rock. La sua indagine nei meandri dei sentimenti famigliari  è genuina e profonda, fa presa sui presenti al Quarticciolo che non a caso, al termine dello spettacolo, hanno rivolto domande e rimembrato all’attore passaggi salienti della sua drammaturgia.

Alla presentazione dello spettacolo, prodotto da “La Corte Ospitale” e con il supporto per luci e sonoro di Matteo Gozzi, ha fatto seguito la presentazione del libro “Ferita di parole, il teatro di Oscar De Summa” edito da Caracò Edizioni. La chiacchierata è stata condotta dal critico e giornalista Graziano Graziani.

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