“Les Jeunes amants”: la (ri)scoperta di un amore, quello per se stessi

  di Erika Loffreda

Shauna è un’architetto in pensione, una donna raffinata, decisa e indipendente; Pierre è un dottore premuroso, sempre gentile con il prossimo, che cela però molte fragilità alimentate dal precario matrimonio con la moglie Jeanne. I due protagonisti si incontrano la prima volta nell’ospedale in cui Pierre lavora e Shauna accudisce la sua migliore amica da tempo malata; quindici anni dopo si ritrovano per un gioco del destino che li ricongiunge e che in qualche modo, attraverso il loro amore, finirà per travolgerli e cambiare le loro vite per sempre. Da un’idea della cineasta franco-islandese Solveigh Anspach nasce Les jeunes amants, diretto da Carine Tardieu e interpretato da Fanny Ardant e Melvil Poupaud, in concorso alla Festa del Cinema di Roma 2021.

Come suggerisce il titolo, al centro della storia vi è l’amore tra Shauna e Pierre che per una serie di incontri casuali finiscono per diventare amici e poi amanti; ma è il termine jeunes ad aggiungere un tassello in più. Vi è un chiaro riferimento alla differenza d’età fra i due: lei ha 70 anni, lui 45 e le difficoltà ad essa legate non tarderanno ad arrivare. Ma in modo meno diretto si allude anche all’iniziale acerbità del loro amore che come un frutto prelibato matura con il tempo. Quando i protagonisti si ritrovano dopo quindici anni scherzano sulla crudeltà del tempo che li ha resi più vecchi e fragili, ma lo fanno stuzzicandosi e giocando come bambini. In particolar modo la telecamera indugia sui gesti e gli sguardi della bellissima Fanny Ardant che con un’interpretazione convincente e attenta ai minimi dettagli rende alla perfezione la mimica e la gestualità di un’adolescente davanti alla sua prima cotta.

La trama giustifica l’immaturità sentimentale dei due: Pierre ha alle spalle la morte di un figlio che ha minato un matrimonio già di per sé fallimentare e che lo ha portato a chiudersi in se stesso, fino a precludersi qualsiasi forma di amore; Shauna è invece una donna anziana che ha perso il marito, un uomo che non l’ha mai amata e che le ha impedito di credere nell’amore, lasciandola per anni da sola e senza alcun desiderio di cambiare la sua condizione.

Due anime perse che si ritrovano all’improvviso travolte dalla passione. Una passione troppo grande per due “giovani incoscienti”. Shauna ride e arrossisce alle battute di Pierre che, dal canto suo, si getta a capofitto in una relazione extra-coniugale senza pensare alle conseguenze. Ma da un amore così immaturo nascono anche sentimenti solidi e i due protagonisti crescono sempre di più, arrivando ad una maturità sentimentale, ma anche personale. Attraverso l’affetto e il supporto reciproco Pierre prende in mano la sua vita, si allontana definitivamente dalla moglie riuscendo a liberarsi di una relazione di comodo che lo teneva prigioniero, mentre Shauna riprende il controllo della sua vita e del suo corpo, riscoprendo cos’è l’amore, soprattutto quello per se stessi.

Su quest’ultimo aspetto sembra soffermarsi particolarmente il film che pur raccontando la storia d’amore tra un uomo e una donna spesso si tradisce e lascia intravedere una silenziosa ma potente riflessione sul rapporto che la protagonista femminile ha con il proprio corpo. Sentendo il nome di Fanny Ardant è impossibile non pensare alla bellezza e alla sensualità delle sue forme; eppure, in Les jeunes amants Shauna sembra volerle coprire e nascondere agli occhi del mondo, soprattutto a quelli di Pierre. Non si sente bella, attraente, amabile. Il suo cruccio più grande è che Pierre sembra amarla così com’è, nonostante l’età. Quando però la protagonista impara ad accettare questa nuova forma d’amore e la felicità che da essa deriva, il suo corpo si ribella e le ricorda la cruda verità. In uno dei momenti cardine del film, infatti, Shauna scopre di avere una forma avanzata di Parkinson che la rende fisicamente fragile e mentalmente instabile, poco presente a se stessa. Ecco di nuovo in scena la perdita di controllo e la decadenza del corpo che sembrano inevitabili, dei pesanti macigni da portarsi dietro se non fosse che ora accanto a Shauna c’è Pierre, non a caso un medico, pronto a lenire le sue ferite, a soccorrerla quando avrà bisogno o più semplicemente a starle accanto per non farla sentire mai più sola.

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