di Ilaria Sambucci

 

 

Siamo nella settimana santa e in questo particolare momento liturgico mi sento di consigliare uno spettacolo che, in maniera alquanto originale, ripropone le ultime parole pronunciate da Gesù prima di morire.

Giovanni Scifoni ha ideato, diretto ed interpretato: “Le ultime sette parole di Cristo”, uno spettacolo che ha riscosso un enorme successo a teatro, ma anche sul piccolo schermo.

Nel 2017 è stato adattato per la televisione da Antonio Antonelli ed è stato trasmesso su Tv2000 nel programma “Beati voi”, condotto dallo stesso Scifoni insieme a Claudia Benassi.

Un testo singolare, che prende spunto dall’antica tradizione che si utilizzava durante la liturgia del Venerdì Santo, quando nel XVIII secolo, le vetrate della cattedrale di Cadice venivano oscurate per riprodurre l’eclissi narrata dal Vangelo. Il vescovo saliva all’ambone e proclamava una alla volta le ultime sette frasi pronunciate da Gesù prima di morire, poi si prostrava davanti al crocifisso e i fedeli meditavano con lui, mentre vi era qualcuno che suonava uno strumento. La Chiesa col passare del tempo, ha abbandonato questa tradizione, così Giovanni Scifoni ha deciso di ripresentarla attraverso l’arte teatrale.

Lo spettacolo inizia con una musica medioevale, che accompagna lo spettatore, nella particolare atmosfera creata da Scifoni. In scena è presente un altare con quattro candele e dietro vi è una scenografia composta da crocifissi e svariate immagini sacre. I musicisti, Maurizio Picchiò, Stefano Carloncelli e Davide Vaccari, rievocano l’atmosfera del passato grazie ai loro antichi strumenti: il santur, il liuto, la chitarra, le percussioni, la nyckelharpa, la viella e la ribeca ed accompagnano il protagonista durante l’intero spettacolo.

Scifoni, riesce a catturare lo spettatore affrontando i temi ed i personaggi biblici da varie prospettive, marcati dalle ultime sette frasi di Cristo. Esordisce dicendo: “Ogni uomo viene ricordato per quello che ha fatto nella vita: le imprese, le opere […] Cristo è l’unico caso di uomo che si ricorda soprattutto per il fatto che è morto.” Non a caso, la Quaresima per i cattolici è il periodo liturgico più importante di ogni anno.

L’ironia e la comicità sono il punto di forza dell’attore, che durante il corso dello spettacolo riesce egregiamente a interpretare diversi personaggi come il cialtrone, Rinaldo Deggiovanni, Beda, i padri del deserto, Dismas il buon ladrone, Dostoevskij e Bergman.

Un’ analisi insueta sulle ultime 7 Parole di Cristo. Tutto viene messo in dubbio, fede, ateismo, superstizione   e prosegue con spiazzanti giri mentali fino ad arrivare all’ultima parola “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.” A questo punto Scifoni pone una domanda: ”Nelle mani di chi è il mio spirito? A chi lo riconsegnerò?” e continua dimostrando l’inaffidabilità della storia, soffermandosi su chi avesse costruito il Colosseo, e sul fatto che nessuno di noi lo può sapere. Sappiamo che fu voluto dall’Imperatore Vespasiano ma non conosciamo nemmeno il nome di colui che è stato l’architetto, il “mastro costruttore” di una delle 7 meraviglie del mondo, così ci porta a riflettere sulla nostra esistenza e sulla “gloria umana”.

Un testo colto, pieno di valori e ricco di messaggi spirituali, adatto a tutti.

Con l’augurio di poter tornare presto ad ammirare questo poliedrico e talentuoso artista a teatro, alleghiamo il link sotto per chi avesse il piacere di rivederlo e per chi se lo fosse perso.

 

https://www.youtube.com/watch?v=_duGPZ-LHTQ

 

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