Cerca

Le assolate stanze delle volpi

Provincia, corruzione e accettazione del mondo nello spettacolo di Lucia Frachi e Luca Ricci

Cantava De André che “non tutti nella capitale sbocciano i fiori del male”, e Le volpi, andato in scena a Sala Umberto dal 14 al 18 gennaio, scritto e diretto da LuciFrachi Luca Ricci della compagnia Capotrave,ci racconta che forse lo stesso vale per quelle dinamiche di potere non sempre limpide, torbide, che spesso conosciamo ma cerchiamo di ignorare.

Nella grande città come nella piccola provincia c’è chi a volte si incontra e decide, si scambia, e i meccanismi nebulosi di questa vita in cui tutto ha un prezzo riescono a colpire anche chi vorrebbe rimanerne fuori, chi sogna d’esser cristallino, forte solo di ciò che è. 

Sul palco è piena estate, una domenica pomeriggio di agosto, di quelle pigre, lente. Sono quasi tutti al mare tranne una coppia madre (Manuela Mandracchia) e figlia (Federica Ombrato) che aspetta per un tè il sindaco del paese (Giorgio Colangeli). Un incontro fuori dal protocollo, in quella che è forse l’unica casa ancora non chiusa per le vacanze estive. 

Per la madre, direttore della locale Asl, è l’occasione di parlare della chiusura del punto nascite, una perdita legata al calo dei parti, alle famiglie che se ne vanno, ai bimbi che non nascono o nascono altrove. Per la figlia, artista tornata dall’estero con la speranza di poter rimanere in Italia, potrebbe essere il momento di mettere sul piatto qualcosa a cui tiene, la direzione del nuovo museo locale, un posto che immagina vivo, attivo, inclusivo come quei musei che ha visto nelle grandi città europee. 
Ha l’atteggiamento di chi non ha mai smesso di credere nell’impossibile, e Federica Ombrato lo mostra fin dalle prime battute. Il suo parlare è rapido, quasi carico d’ansia, quella positiva, di chi ancora si aspetta qualcosa dalla vita. 

Quel che si percepisce è la differenza con la flemma della madre, Manuela Mandracchia è calma, consapevole di quel che dovrà fare, anche quando non vorrebbe. Il loro diventa quasi uno scontro generazionale tra chi ha dovuto fare solo il suo – studiare, impegnarsi, andare avanti – e chi invece dopo tanto faticare ancora non ha un suo posto nel mondo, chi è stato tradito da quella società che gli aveva detto “impegnati, vedrai che i risultati arrivano”. Due momenti diversi della storia del mondo, tanto contemporanei quanto lontani. 

L’arrivo del sindaco, un Giorgio Colangeli che riesce a far dimenticare che si tratti di teatro e non di realtà, peggiora la prospettiva. L’assolata casa di provincia, accogliente ed elegante, è la segreta stanza locale, quello in cui chi decide può parlare, mettersi d’accordo. Niente buio, cappucci e candele da film su qualche loggia segreta, è davanti a un piatto di biscotti vegani che il sindaco e la sua vecchia amica discutono di cosa serva per salvare il punto nascite, tra telefonate e occhi da chiudere su gare d’appalto dallo svolgimento dubbio. 

Quel che Luca Ricci porta sul palco diventa così uno spaccato di realtà, quella realtà che spesso è nota solo dopo anni, documenti processuali alla mano. È una denuncia amara, così come un po’ amare sono le risate che spesso il testo strappa al pubblico, anche in punti in cui forse sarebbe servito un silenzio di riflessione in più. A fare da contraltare, a renderlo uno spettacolo di denuncia sociale esplicita, sono alcuni momenti in cui la scena si blocca e la madre viene avanti al buio, esibendosi in un monologo a sprazzi che fa parlare la coscienza più intima, quella consapevole ma con le mani legate, perché funziona così. Non si ricorda neanche da quanto, è solo sempre stato così, e per quanto ci si vorrebbe opporre alla fine è il sistema a vincere.

Tanto da corrompere anche i più giovani e puri, perché se l’unico modo per trovare il proprio posto nel mondo è piegarsi alle non-regole allora sì, è giusto farlo. Un accordo non uccide nessuno, se è quella l’unica via.

Le volpi è un pezzo di mondo, una realtà scaldata dal sole di agosto, che profuma di biscotti vegani e caffè. Non serve denunciare un fatto preciso, quel che si racconta potrebbe essere ovunque e in qualsiasi momento.  A tratti avvilente, perché il sistema mangia anche chi avrebbe i più puri ideali, non ci dà una soluzione e, anzi, sembra distruggere ogni speranza di miglioria.  Non sarà il teatro, questa volta, a dirci se qualcosa si può ancora fare per salvare la speranza, o se il sistema si è mangiata anche quella. 

Nessuna redenzione, nessun capovolgimento del paradigma. Solo il mondo così com’è.

________________

Le volpi – Di Lucia Frachi e Luca Ricci – regia Luca Ricci – Con Giorgio Colangeli, Manuela Mandracchia, Federica Ombrato – costumi Marina Schindler – suono Michele Boreggi, Lorenzo Danesin – luci Stefan Schweitzer –  tecnico Piero Ercolani, Nicola Mancini – amministrazione Riccardo Rossi – organizzazione e distribuzione Giulia Randellini –  ufficio stampa Maria Gabriella Mansi – foto Luca Del Pia, Elisa Nocentini – produzione Capotrave – Infinito Srl con il supporto di Regione Toscana, Ministero della Cultura, Argot Studio Roma, Biblioteca Al Cortile Roma – Teatro Sala Umberto dal 14 al 18 gennaio 2026

error: Content is protected !!