di Giulia Pernaselci

 

“L’attesa” ha riscosso successo dal 15 al 20 marzo 2022 sul palco della sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica, che sta dimostrando di essere un ottimo punto di riferimento per il teatro, grazie alle proposte di eventi fatte dall’Amministratore delegato, Daniele Pittèri.

Ventisei anni dalla prima storica del 1994 diretta da Cristina Pezzoli, il testo del ‘700 del drammaturgo Remo Binosi, viene riproposto con una lettura che ha dell’attuale. La modernità la si percepisce già nei linguaggi che si trovano al suo interno, il dialetto veronese e il più colto parlato dei nobili. Gli accenti fanno sorridere dopo sole poche battute.

Anna Foglietta e Paola Minaccioni, rivestono rispettivamente i ruoli della contessa Cornelia e la sua serva Rosa. Le attrici sono straordinarie nell’interpretazione, per certi versi distanti artisticamente nei propri percorsi di carriera, ma complementari in un protagonismo che esalta i talenti di entrambe. La scelta di affiancarle, fatta dalla regista Michela Cescon, fa funzionare molto bene lo spettacolo. Altra risorsa lodevole è rappresentata dai costumi di Giovanna Buzzi, che mettendole incredibilmente a nudo, rendono subito idea della differenza di classe.

In una camera d’epoca, con al centro un letto sontuoso, emblema dell’amore fantasticato e consumato, Cornelia e Rosa devono fare i conti con le loro gravidanze inaspettate. Per nove mesi condividono dispiaceri spinosi e prospettive allettanti, infondendo apprensione negli spettatori.

Davanti queste confidenze, il pubblico sente il peso incessabile di un’attesa che sembra farsi sempre più lunga fino a che fra vari colpi di scena nascono un bambino e una bambina. Il dolore lancinante dei parti sarà niente in confronto a ciò che accadrà di lì in poi. Si sente vivo l’impulso di voler fermare i minuti con il canto degli uccellini che da fuori le finestre si oppongono al castigo del tempo.

Le donne inizialmente non si conoscono. Lo cominciano a fare tenendosi a una certa distanza, scrutandosi in una posizione di sfida, come se il contatto con l’altra le spaventasse, costringendole a interrogarsi sulle proprie credenze che, non reggerebbero il confronto, peccando di insoddisfazione. E’ la ripetitività nello scambiarsi raccomandazioni a favorire una simpatia. I graffi che portano nel petto si rimarginano, inducendole ad ambientarsi nello spazio circostante. Contro ogni indugio, i corpi si cercano e si sfiorano con delicatezza. Il fremere della passione si ricongiunge con la dolcezza che era stata accantonata.

produzione Teatro di Dioniso
scene di Dario Gessati,
disegno luci di Pasquale Mari,
suono di Piergiorgio De Luca.

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