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L’archivio performativo di una BAILAORA

Ma quanto davvero conosciamo il flamenco? Al Teatro del Lido di Ostia, Giorgia Celli guida lo spettatore in un viaggio tra memoria collettiva, identità e racconto autobiografico.

Siamo soliti immaginare il flamenco come un’espressione folcloristica fatta di sensualità e femminilità. Ma dietro questo immaginario c’è molto di più… Ci sono storie, radici, tradizioni, identità. Ed è questo mondo che Giorgia Celli ci invita ad attraversare in BAILAORA – in a Room, spettacolo ideato e diretto da Chiara Frigo per la drammaturgia di Riccardo De Torrebruna.

© Ivan Gasparrini

Nel racconto performativo affiora una memoria segnata dalla passione; ma anche dal dolore, dalla sofferenza e dallo sradicamento. Il flamenco diventa il linguaggio attraverso cui quella memoria prende forma e si trasmette nei passi; nei gesti più minuti; nel ritmo incalzante che accompagna e sostiene la danza. Perché il flamenco non è poi qualcosa di accademico; ma un patrimonio storico, culturale e sociale che ha bisogno di essere tramandato per mantenersi vivo. Ogni movimento contribuisce a un racconto che ci insegna a guardare questa forma d’arte con occhi diversi, riconoscendovi l’espressione di un’identità collettiva e, insieme, profondamente individuale.

Quello che Giorgia Celli ci regala è una partecipazione penetrante nel mondo del flamenco; perché – come lei stessa ci ricorda – il flamenco non è qualcosa da osservare a distanza; ma qualcosa da vivere. È per tutti e di tutti: una convinzione che trova d’altronde espressione nel suo progetto artistico e sociale “Flamenco per tutti”.

Difatti, la scelta di danzare allo stesso livello degli spettatori non è per nulla casuale; ma del tutto decisiva: da vicino, la percezione è completamente differente. La quarta parete è totalmente abbattuta… E tu in quanto spettatore puoi – e sei invitato – a vivere in prima persona la performance. 

Quello del flamenco è un dirompente grido di dolore, di passione, di liberazione, di resistenza, che si manifesta nella serrata dinamicità dei passi; nella gestualità delle mani. Ed è curiosa la forza che queste due estremità del corpo riescono a sprigionare; così dirompente che non nego che anche i miei piedi inconsapevolmente hanno iniziato a battere il tempo e le mie dita a tamburellare sulla gamba. Il coinvolgimento diventa inevitabilmente una risposta fisica spontanea.

Non solo su un piano storico e collettivo; il racconto viaggia anche su un piano strettamente biografico: Giorgia si racconta attraverso il flamenco e, allo stesso tempo, il flamenco ci rivela qualcosa di lei; di come abbia attraversato la sua vita, orientato le sue scelte, accompagnato il suo percorso. Le scarpette disposte intorno alla pedana – indossate nel corso della carriera – diventano tracce di esperienze, ricordi e storie. In quegli oggetti, così come nei gesti, prende forma una memoria personale che la performer sceglie di condividere.

È la prima volta che mi trovo a partecipare ad una performance di flamenco e devo ammettere che nell’ultimo periodo mi è stato difficile trovarne una che mi coinvolgesse con questa intensità. A colpirmi è stata la possibilità di accedere, attraverso la danza, a qualcosa di intimo e profondo; ma anche la forza di un linguaggio che sembrava raggiungermi prima ancora che riuscissi a comprenderlo fino in fondo. 

Forse, il “mistero” che rende così catalizzante e coinvolgente il flamenco risiede proprio nella sua dirompenza che divampa come un sacro fuoco e che si propaga nei corpi altrui. 

© Ivan Gasparrini

In BAILAORA ⋆ in a Room, la danza tiene insieme espressione artistica, memoria culturale, storia e identità. La vicenda di una donna e artista incontra una dimensione collettiva e la rende presente, percepibile, condivisa. E così, è in questo intreccio tra gesto e racconto, tra esperienza personale e partecipazione, che lo spettacolo trova un suo profondo lirismo.

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BAILAORA – in a Room

in scena, Giorgia Celli

ideazione e regia, Chiara Frigo. Drammaturgia, Riccardo De Torrebruna. Cura del progetto, Nicoletta Scrivo. Curatela e sviluppo archivio, Greta Pieropan. Scenografia, Simone Perra. Costumi, Yanna Moda Flamenca. Produzione, Zebra Cultural Zoo. Con il sostegno di Teatro del Lido di Ostia, Ass. Cult. Affabulazione. Progetto realizzato con il contributo de Il Sesto Cerchio. Teatro del Lido, 11 ottobre 2026.

Immagine di copertina: © Ivan Gasparrini

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