di Claudio Riccardi

 

E’ ricordata come personalità tra le più rappresentative del periodo a cavallo tra Ottocento e Novecento. Fu lei, Florence Nightingale, a istituire le moderne scienze infermieristiche e ad ispirare la nascita della Croce Rossa Internazionale. Come tanti altri “grandi” della storia dell’umanità ha ricevuto attestati di gloria soprattutto post mortem. Mentre si prodigava in vita, invece, i riscontri furono un po’ diversi.

Ed è proprio da qui che ha preso spunto il progetto teatrale di Sergio Mancinelli. Che ha scritto e portato in scena, all’Off Off Theatre di via Giulia, dal 6 all’8 maggio, una versione “autentica” di Florence Nightingale. Una donna padrona del proprio destino. Indipendente rispetto al giudizio della società patinata e benpensante in cui era cresciuta. Anti-conformista nell’animo, libera. Scorbutica e spregiudicata. Geniale nelle sue trovate, irriverente nelle apparizioni pubbliche.

I cinque quadri diretti senza sbavature da Gigi Palla hanno suggerito al pubblico le tappe di una vita fuori dalle righe. Fatta di coraggio e di tenacia. Una vita che si intreccia, durante lo svolgimento, con il percorso autobiografico di Mancinelli. Entrambi, sin da tenera età, capiscono di voler intraprendere tragitti alternativi rispetto ai binari invisibili della convenzione. Florence Nightingale rinuncia ai privilegi dell’aristocrazia britannica, rinuncia a costruire una propria famiglia tutta ozio e benessere. Preferisce rivolgere tutta sè stessa al riconoscimento del lavoro di infermiera. Il sostegno ai malati, ai soggetti fragili e ai feriti di guerra rappresentano il sacro fuoco della sua esistenza.
Mette in campo passione, competenza e una conoscenza avanzata, per l’epoca, sull’igiene e sull’epidemiologia. A ciò abbina un carattere granitico e sfrontato che le garantisce rispetto ed ascolto tra i governanti di una società radicalmente maschilista.

Nel mezzo lo spettacolo regala una girandola di situazioni, crude, drammatiche e ironiche allo stesso tempo. Incursioni di ballerini – i bravi Filippo Grande e Francesco De Simone – divertenti didascalie animate e musica synth-pop anni ’80 – scene di Mark Kanieff, costumi firmati da Santuzza Calì – aggiungono note grottesche, maliziose e di forte impronta brit. Mancinelli è brioso, espressivo e appieno nella parte, indossa per buona parte della pièce un lungo abito da dama. Maschera di esclusività e tradizione cui fanno da contrasto un animo caritatevole e punk, una cultura sopraffina e un’intelligenza fuori dal comune. Dà fondo alle sue capacità, Florence Nightingale, e diventa esempio per migliaia e migliaia di donne, anche al di là della Manica. Si fa rispettare come persona. Lo fa a testa alta e senza peli sulla lingua. Riesce a riformare la sanità e grazie al suo impegno inesauribile il servizio infermieristico diventa una professione e un’attività riconosciuta come necessaria al fianco dell’assistenza medica. Una conquista fondamentale che immediatamente viene esportata in tutto il mondo. E così la “Signora della lampada” divenne la prima donna a ricevere l’Ordine al merito, una delle più alte onorificenze conferite dalla monarchia del Regno Unito.

Scatta, nel racconto, una nuova fase. L’immagine di Florence Nightingale, ingombrante per i coevi, diviene pubblica e comporta conseguenze. Obblighi, doveri, rinunce, protocolli. Lei accetta “il gioco” ma rimane coerente e integra, anche a costo di generare crescenti antipatie. Sorridente lo dichiara sul palcoscenico mentre seduta su un lettino affronta una seduta di analisi. E così la sua incredibile avventura prosegue fino al capolinea.

In questo sviluppo Mancinelli progressivamente toglie la maschera di Florence e fa spazio al racconto di sé, delle sue radici, delle sue scelte. Emerge la capacità di rivelarsi ancor giovane alla propria famiglia. E poi, i tanti sacrifici negli anni della formazione e l’amore per il teatro. Fino all’appuntamento dell’OffOff, che a giudicare dagli applausi e dalle grasse risate tra il pubblico, nelle tre serate, è decisamente riuscito.

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