di Tonino Pinto*

 

 

Così mentre il mondo di tutti sembra stordito ed incapace di reagire ai tempi e soprattutto ha l’obbligo di stare in casa, in famiglia, ecco che si riscoprono  valori forse perduti o sottovalutati, dai ritmi frenetici ed inutili a cui eravamo abituati. In rete abbonda un po’ di tutto; un amico a Bari telefona ad un altro per sapere come sta e lui risponde “Io da ieri che sto in casa con la mia famiglia, devo dire che sono delle brave persone”. A San Giorgio a Cremano invece ma anche in altre città la sera al tramonto la gente si affaccia al balcone e canta, sì canta avete capito bene, lo hanno fatto anche i cinesi a casa loro.

Allora non tutto è perduto in un momento come questo, l’applauso va chi riscopre anche un pizzico di ironia bambini, anziani, giovani, laureati, casalinghe manager, politici, infermieri, maestri, professori, registi, scrittori, giornalisti ed attori. Insomma tutti noi.  Ecco l’applauso va a  loro, a chi ha riscoperto la società, la famiglia, l’umanità anche dal balcone con una semplice canzone.

E a proposito di questo voglio citare che cosa ha scritto una giovanissima sceneggiatrice a cui auguriamo tutto il bene di questo mondo, si chiama Irene Vella.  Ecco che cosa ha scritto, sembra la sceneggiatura di un film: “Era il 11 marzo del 2020, le strade erano vuote, i negozi chiusi, la gente non usciva più, ma la primavera non sapeva nulla ed i fiori iniziarono a sbocciare e il sole a splendere e tornavano le rondini. Diventa buio sempre più tardi e la mattina le luci entravano presto dalle finestre socchiuse. Era il 11 marzo del 2020 e i ragazzi studiavano sui PC da casa. Fu l’anno in cui si poteva uscire solo per fare la spesa dopo poco chiusero tutto, anche gli uffici. L’esercito iniziava a presiedere le uscite e i confini perché non c’era più spazio per tutti negli ospedali e la gente si ammalava. Era il 11 marzo del 2020 e tutti furono messi in quarantena, in quarantena obbligatoria, i nonni, le famiglie e anche i giovani.

Allora la paura diventò reale e le giornate sembravano tutte uguali, ma la primavera non lo sapeva e le rose tornarono a fiorire. Ci fu chi diventò il dottore per aiutare chiunque un domani ne avesse avuto bisogno. Fu l’anno in cui si capì l’importanza della salute e degli affetti, quelli veri, l’anno in cui il mondo sembrò fermarsi e l’economia andare a picco, ma la primavera non lo sapeva e fiori lasciarono il posto ai frutti. E poi arrivò il giorno della liberazione. Eravamo alla tv e il primo ministro disse a reti unificate che l’emergenza era finita e che il virus aveva perso, che gli italiani tutti insieme avevano vinto. E allora uscimmo per strada con le lacrime agli occhi senza mascherine e guanti, abbracciando il nostro vicino come fosse un nostro fratello e fu allora che arrivò l’estate perché la Primavera non lo sapeva e aveva continuato ad esserci nonostante tutto, nonostante il virus, nonostante la paura, nonostante la morte, perché la primavera non lo sapeva ed insegnò a tutti la forza della vita.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

 

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