La Madama Buttefly moderna di Ollè all’Opera di Roma

La stagione del Teatro dell’Opera di Roma si avvicina alla fine, ed è la Madama Butterfly di Puccini il penultimo appuntamento di quest’anno.
Alla regia Alex Ollé, che sceglie di allontanarsi dall’epoca del compositore per portare la sua Butterfly ai giorni nostri.
Un rischio di anacronismo che si risolve in una denuncia sociale, quella verso l’occidente che ignora, volente o nolente, quanto i soldi ancora possano divenire mezzo di acquisto anche della vita umana.

Ph di Fabrizio Sansoni


Il matrimonio tra Mister Pinkerton (Dmytro Popov) e la giovanissima Madama Butterfly (Maria Teresa Leva) è l’inizio di una storia che non esiste, perché le storie sono due.
Da un lato lei, quasi una Arianna dei tempi moderni, abbandonata ma in patria, dove vive come reietta perché ripudiata dalla famiglia, dall’altro lui, ritornato nei suoi Stati Uniti con una promessa da marinaio, un futuro ritorno.
Prima però le celebrazioni, un banchetto nuziale che la regia di Ollé mette in scena senza preoccuparsi di esagerare.
Il coro del Teatro dell’Opera diviso tra i parenti di lei, in tradizionali abiti giapponesi, e i parenti di lui, alla moda occidentale. Spunta anche uno smartphone per qualche selfie, si ride e si scherza, i bambini giocano e camerieri in divise perfette servono ai tavoli.
Poi l’arrivo dello Zio Bonzo (Luciano Leoni), il capo famiglia che tutto fa meno che benedire l’unione.
I suoi ragazzi sono vestiti di nero, occhiali scuri e auricolari, il gruppo criminale che prende il controllo e pone fine ai festeggiamenti, lasciando i due amanti soli.

La scenografia di Alfons Flores rimane tradizionalista, quasi tutta sul palco con un utilizzo dello schermo minimo ma puntuale. È il passaggio del tempo che si mostra sull’enorme sfondo pixellato del palco dell’Opera. Prima col cielo che cambia nel lungo pomeriggio del matrimonio, il giorno che sfuma nella notte che lascia soli Butterfly e Pinkerton.
Poi, nel secondo atto – unificato al terzo-, i grattacieli che crescono alle spalle della baracca dove la bella Butterfly vive aspettando il mancato amore.
Impegnati a seguire i protagonisti ci si fa forse poco caso, ma quando ci si accorge il plauso alla trovata è automatico. Un dettaglio in più, di quelli la cui assenza non si sarebbe notata ma la cui presenza eleva l’intero impianto scenografico.

Carlo Bosi (Goro) e Maria Teresa Leva (Cio-cio-san) – Ph di Fabrizio Sansoni


Un’altra scelta che impatta è quella del costume di Madama Butterfly nel secondo atto.
Una maglietta con la bandiera americana, di quelle che potremmo vedere spessissimo anche tra i nostri ragazzi. Un capo semplice il cui simbolismo è fortissimo, molto più di quanto sarebbe potuto essere con abiti più estrosi.
Quell’America da cui aspetta il ritorno del suo amore la porta addosso, appoggiata al cuore come il bimbo che ha messo al mondo.
E al piccolo interprete vanno i complimenti di tutti, con uno scrosciante applauso finale, per la serietà con cui ha affrontato il drammatico ruolo del figlio di Madama Butterfly, vittima ultima di quell’amore inesistente

La Butterfly di Alex Ollé riesce ad avere il valore contemporaneo ricercato dal regista. Questa volta, ahinoi, non è solo l’amore, sentimento universale e senza tempo, a essergli congeniale.
È il dramma di un mondo che divide ancora figli e figliastri, in cui i soldi comprano non solo beni materiali.
L’attualità di Madama Butterfly nel XXI Secolo dovrebbe aprire una riflessione, e Alex Ollé in questo senso fa la sua parte.

Madama Butterfly di Giacomo Puccini – Direttore Roberto Abbado – Regia Àlex Ollé (La Fura dels Baus) Maestro del coro Ciro Visco – Scene Alfons Flores – Costumi Lluc Castells – Luci Marco Filibeck – Video Franc Aleu

PERSONAGGI INTERPRETI (MESSA IN SCENA DEL 20 GIUGNO):

Cio-cio-san  Maria Teresa Leva  – Suzuki Anna Maria Chiuri – Pinkerton Dmytro Popov – Sharpless Roberto Frontali  – Goro Carlo Bosi – zio Bonzo Luciano Leoni – Il principe Yamadori Eduardo Niave (dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma) – Yakusidé Maurizio Cascianelli – Kate Pinkerton Ekaterine Buachidze  (dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma) – Il commissario imperiale Mattia Rossi (dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma) – L’ufficiale del registro Antonio Taschini – La madre Angela Nicoli – La zia Stefania Rosai – La cugina Cristina Tarantino

Orchestra e Coro del teatro dell’Opera di Roma

Teatro Roma
Elena Salvati

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