di Giorgia Leuratti

 

“Ma davvero la pesantezza è terribile e la leggerezza meravigliosa?

Una domanda posta come quesito sull’esistenza stessa, è il punto di partenza per “La complessa semplicità” diretto da Pino Grossi, in scena al Teatro Furio Camillo di Roma lo scorso 27 marzo.
La riflessione sulla prospettiva portata avanti da Milan Kundera ne “L’insostenibile leggerezza dell’essere” è solo lo spunto iniziale per uno lo spettacolo che ricorre al simbolo come mezzo per la resa diretta di una tematica tanto ostica quanto priva di reali confini.

Una donna si trucca, un trucco che diviene maschera. Prologo della rappresentazione, la video proiezione (Sofia Grossi) contiene già in sé un’immagine- veicolo di un punto di vista.

Strumento attraverso cui nascondere i lineamenti del volto, il trucco rimanda alla pesantezza, a sua volta velo per l’autenticità dell’individuo.

Dobbiamo allora liberarci da tutti i fardelli? Esimerci da quella spinta verso il basso che è anche viaggio verso la profondità delle cose?

In bilico tra due visioni antagoniste sul reale, tra due diverse possibilità di percepire il mondo, lo spettacolo mette in scena le fasi della ricerca che caratterizza ogni uomo.

Due persone si affacciano a due finestre: il panorama è lo stesso ma appare diverso se filtrato dallo sguardo di ognuno di loro.

È il vetro che deforma la realtà? O la realtà è autentica per ogni occhio che la contempla?

La leggerezza, come la pesantezza diventano così occhiali attraverso i quali osservare ciò che accade e tentare di attribuirgli un senso.

Se nel corso dello spettacolo l’uomo con il secchio non riesce a sollevare il peso del suo esistere, la situazione si ribalta solo nel contatto con gli altri, portatori di una visione sempre diversa dalla sua.

Ritualità del movimento, coralità dei personaggi,  dialogo con oggetti-simbolo, solo all’apparenza quotidiani, La complessa semplicità” tenta una ridefinizione della leggerezza.

Afferma Italo Calvino: La leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.

A sua volta lo spettacolo ci racconta la leggerezza come un punto d’approdo, una lente difficile da indossare. Non si tratta di rimanere sul bordo delle cose, ma di trovare il modo giusto di entrarvi, senza affondare.

Con: Ginetta Biagi, Domitilla Crescenzi, Giovanna Lanzini, Elena Malfè, Paola Piccioni, Fabrizio Crescenzi e Massimo Toniolo. 

Condividi su: