La comicità tagliente di Rezza/Mastrella travolge Teatro India

Un’altalena che veloce va su e giù. Intorno, corde, reti e lacci, un’impalcatura, un bilanciere a terra. Scenario assimilabile a un parco pubblico, di quelli attrezzati. A muoversi in questo quadrato, come un folletto, è un uomo vestito con pantaloni e scarpe rosse. Antonio Rezza si agita in maniera forsennata, non trova pace, si indigna e inveisce contro il sistema, irride le quotidiane storture placidamente accettate dai normo-pensanti, smonta ma non rimonta.

Lo spettacolo 7.14.21.28, proposto a Teatro India il 24 luglio, è un classico del repertorio della “premiata ditta” Rezza-Mastrella. Il testo, (mai) scritto da Rezza, libera dal filtro del perbenismo dominante una serie di assunti della società dei giorni nostri. Dalla felicità ipocrita e vacua delle famiglie alla morale cattolica, dal servilismo diffuso alle perversioni accettate. Nell’habitat disegnato da Flavia Mastrella, con incursioni anche di Ivan Bellavista, il minestrone acido del vivere moderno viene privato definitivamente di significato. Passato cancellato, via i riferimenti di sovrastrutture che hanno fallito.

L’uomo come carne da macello, le civiltà – in declino – espresse solo da sequenze di numeri. Rezza è performer ginnico e sprezzante, si rivolge al pubblico con sfrontatezza ma anche sagace ironia. I presenti – letteralmente incollati al palco – rispondono con applausi ripetuti e tante risate. E’ il teatro che toglie i veli al quotidiano e senza appello denuncia. Scuote, shakera, mette in discussione i riferimenti, fa riflettere. Sketch taglienti, esilaranti. Riescono, Rezza-Mastrella, ad allargare il potenziale della quarta parete alle materie filosofiche, politiche e sociali.  

7.14.21.28 è una delle tante sequenze numeriche che, a terra, descrivono il nuovo mondo. “In un paese allo sbando un Uomo è affascinato dallo spazio che diventa numero”, recita il sottotitolo.
Una realtà in cui l’uomo ragiona per sottrazione e non più per logica. Incasellato nella tabella di uno spazio confuso dove Rezza-Mastrella sembrano averci visto lungo. Dal 2009, anno di lancio dello spettacolo, ad oggi, in effetti, la situazione nel mondo si è fatta via via più ingarbugliata e incasinata. Per questo motivo la scrittura e la messa in scena risultano ancora estremamente attuali.

Un mondo fatto di numeri, ma, appunto, non per questo ordinato. Tutt’altro.

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