di Claudio Riccardi

 

Miriàm è una giovanissima ragazza. Ha solo 14 anni. Riceve da un angelo l’annuncio che avrebbe accolto in grembo e poi partorito un figlio destinato a immensa grandezza. Ed è così che inizia a raccontare quello che le sarebbe accaduto di lì ai nove mesi successivi.

Lo spettacolo, In nome della madre, dal romanzo di Erri De Luca, è andato in scena il 12 e 13 aprile a Teatro Basilica. Sul palcoscenico l’attrice Galatea Ranzi ha dato presenza e voce a una Maria laica. Felice di portare la vita in grembo ma al contempo angosciata dalla prospettiva di perdere in poco tempo un Jesus investito di un ruolo diverso rispetto agli altri bambini. E’ poi intimorita, Miriàm/Maria, dallo stigma sociale e dalle conseguenze violente che avrebbe provocato l’adulterio, di cui subito si era sparsa voce. Peraltro consumato, il rapporto clandestino, ancor prima del matrimonio con il promesso Josef. Lui, il futuro marito,  decide però di ergersi a scudo della donna, la protegge, se ne prende cura, come può solo chi ha in cuore vero amore. E’ anche lui aiutato e convinto da un sogno.

Josèf/Giuseppe non è però un super uomo, ha pregi e difetti, tentazioni e debolezze. Prova delusione e ira, inizialmente, di fronte alla confessione di Miriàm. Ma poi realizza, accetta, e prende in mano la situazione. Sfidando le leggi del tempo. Respingendo le insidie, le accuse e la perfidia dei sacerdoti e della comunità di Nazareth. Senza contare il pericolo che arriva dagli occupanti romani.

Si prende una grande responsabilità Josef quando, a pochi giorni dal parto, decide di caricare la sua Mirìam su un dorso d’asino e di partire verso una nuova destinazione. La mossa, tuttavia, paga e porta al compimento della profezia annunciata dall’angelo. Coraggio titanico. Vera poesia.

Diretto da Gianluca Barbadori, lo spettacolo è una produzione del Teatro Biondo Palermo, in collaborazione con Ponte tra Culture, l’Associazione Marchigiana Attività Teatrali e con il patrocinio di Regione Marche.

La narrazione è tutta nelle parole della Ranzi, che sotto una luce chiara e intensa impersona Miriàm/Maria e racconta le vicende dal proprio punto di vista. Di una donna giovanissima ancora in formazione, sorpresa da una gravidanza arrivata nel sonno, imbarazzata per l’accaduto. L’attrice si sofferma anche sulla posizione delicata di Josef, uomo che deve gestire una posizione divenuta scomoda in una società profondamente maschilista e patriarcale. Che non ammette deroghe alla consuetudine.
Le disparità di genere e la difficile condizione della donna, ieri e in proiezione fino ad oggi, sono temi sottesi al delicato testo di De Luca. Per storicizzare il racconto lo scrittore partenopeo si aiuta con i testi sacri, la Bibbia e al Talmud, pur rimanendo distante da rimandi e riferimenti religiosi. Emerge invece il messaggio della potenza clamorosa che trasporta con sé l’amore. Nella sua versione più pura e naturale. Umana e anche imperfetta.

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