La messa in scena di “As you like it” rinnova il grande classico shakesperiano
Fa sempre un certo effetto sentire parlare inglese mescolato all’italiano in una piccola realtà culturale come quella del Casale dei Cedrati, nel cuore boschivo di Villa Pamphilj a Roma, con la possibilità di avere un living theatre a contatto con il contesto florale del locale che regala una scenografia unica e immersiva nel suo genere

Ieri sera si parlava e si respirava tutto il midollo della sapienza shakesperiana con la commedia As you like it, presentato come spettacolo nella settimana del Pop-Up Shakespeare che andrà in scena dal 19 al 25 luglio a Roma al Casale dei Cedrati, alla John Cabot University per poi congedarsi nelle Notti di Cinea Festival al Parco di Pietra Papa.
Sono passati trent’anni da quando la compagnia The English Theatre of Rome ha messo radici a Roma con le più ampie produzioni, dalle più classiche a quelle più contemporanee, tutte puramente in lingua inglese, guadagnandosi un posto speciale nel panorama linguistico a Roma, con il sostegno dell’università americana John Cabot University.
Gli attori si posizionano ed entrano subito nel vivo della commedia mentre gli spettatori sono in procinto di sedersi o di finire gli ultimi sorsi di cocktail o di pasteggiare qualcosa prima della performance.
I teatri portati nei carretti, proprio come lo raccontava Shakespeare ed è proprio il teatro itinerante e nobile a cui questa compagnia sembra far riferimento. Inutile e didascalico sarebbe descrivere la trama della commedia, quanto piuttosto sarebbe rilevante cogliere gli elementi che più accomunano tutte le commedie del Bardo inglese: gli intrighi amorosi, i duelli, gli inganni e i disguidi creati con astuzia dai personaggi se nonché i travestimenti femminili per richiamare l’attenzione sulla tematica femminile che ricorre al travestimento per avere quella credibilità che tanto veniva bramato.
I venti attori in scena sono davvero travolgenti oltre che poliedrici nella loro interpretazione: ballano, cantano, recitano con un perfetto inglese in stile seicentesco, suonano strumenti e lottano nel vero senso della parola. Non si deve aver timore della pavimentazione incerta, rustica e ispida del Casale dei Cedrati, con il rischio di essere poco prudenti: un attore, perlomeno shakesperiano, deve esser talentuoso e impavido, andando oltre la semplice interpretazione e rompendo ogni schema teatrale. Gli attori riescono a cadere a terra e a saltare con una facilità estrema da richiamare i tempi dei saltimbanchi, dei giullari e degli acrobati che erano soliti intrattenere le corti nei tempi elisabettiani. Nelle scene di pugilato, il coinvolgimento è talmente estremo che il pubblico, con naturalezza, si sente pienamente coinvolto e prende posizione durante il duello.
Da notare poi il pieno rispetto linguistico del codice grammaticale seicentesco ai tempi di Shakespeare, tratti anglosassoni tipici dell’epoca ora caduti in disuso, come le forme arcaiche dei pronomi personali Thou e Thee che saltano subito all’orecchio. Un po’ come sentire il linguaggio della Commedia dell’Arte o di Giambattista Basile nell’Italia seicentesca.
A discapito di altre condizioni femminili come prima descritte, il crossdressing (ovvero l’arte del travestimento femminile nei panni maschili) della protagonista femminile Rosalinda, diventa quasi necessario per garantirle quella sopravvivenza forzata lontana dalla Corte di Zio Federigo e di mantenersi nella Foresta di Arden. È di fondamentale importanza ricordare come le donne ai tempi Shakespeare non potessero interpretare ruoli a teatro, personaggi che venivano recitati solo ed esclusivamente da attori maschi travestiti da donna. Ma qui il ruolo femminile prende le redini della scena poiché la pastorella innamorata di Febe è una donna, Silvia, come anche il personaggio del Full, il Folle, è magnificamente interpretato da una donna dai tratti eclettici, dinamici e pieni di energia, profilo perfetto per quel ruolo. Entrambi i personaggi sono scelte calzanti data l’universalità di Shakespeare sul tema dell’amore, della libertà e anche del gioco delle parti.
I ruoli da non dimenticare sono poi quelli di Jacques, il filosofo pessimista che vaga per i boschi della foresta declamando perle di scetticismo e decantando la celebre frase emblematica “Tutto il mondo è palcoscenico e tutti gli uomini e le donne sono soltanto attori: hanno le loro uscite e le loro entrate e ciascuno nella vita recita molte parti”. Il Simbolismo shakesperiano è racchiuso tutto qui dentro: qualunque persona di qualunque ceto sociale può recitare una parte e Jacques usa questa metafora per ridimensionare l’ego umano perché nulla di quello che accade intorno alla vita degli uomini è eterno, se non una finzione scenica momentanea e che la vita stessa è un’ebrezza passeggera delle nostre esistenze.
Nella combinazione e nella reazione chimica dei personaggi che interagiscono fra di loro, a fare da burattinaio è Imene, una divinità maschile sebbene abbia sembianze femminili che nella mitologia greco-romana rappresenta il Dio del matrimonio e delle nozze. Nella rappresentazione, l’attrice ha un’interpretazione morbida ed eterea e indossa una maschera per creare un distacco visivo dal resto dei personaggi. È colei che partecipa al destino di ogni protagonista e che porta l’armonia alla fine della commedia, sciogliendo travestimenti e malintesi nel lieto fine.
La location del Casale dei Cedrati è in perfetta sintonia con l’ambientazione dell’opera: sebbene sia immersa nel verde, non era necessario ricorrere ad altri elementi scenici che richiamassero la foresta se non piccoli tronchi d’albero per sottolineare le scene di vita rurale nei boschi. La scenografia, per l’appunto, è essenziale e minimalista e si è solo ricorsi alla costruzione di un piccolo capanno composto da indumenti per dare l’idea di un rifugio nel bosco e un prolungamento necessario di un piccolo palco composto da pallets per permettere agli attori di muoversi comodamente. Le luci soffuse e minimal hanno avvolto l’involucro scenografico, con il risultato di un’atmosfera magica e fiabesca. La soluzione tecnica è brillante: due lunghi microfoni posti ai due lati estremi del palco per garantire un’acustica perfetta a tutta la platea senza ostacolare i movimenti fluidi degli attori. I costumi svecchiano letteralmente la composizione tradizionale delle opere di Shakespeare: gli abiti essenzialima eleganti per le donne e giacche e cravatte per gli uomini di corte, mentre per i personaggi che abitano la foresta avevano abbigliamenti semplici e informali come camicie sbottonate e pantaloni larghi che rendono riconoscibili la provenienza e il ruolo dei vari protagonisti.
Tutto questo non sarebbe stato possibile solo con i talenti esistenti della compagnia senza la maestria sapiente del regista Carl Granieri che ha trovato un connubio perfetto tra modernità, simbolismo e la sintesi di una rappresentazione scenica di quasi due ore.
Da premiare senz’altro la multiculturalità che è presente nella compagnia e che fa piacere vedere in realtà contemporanee come questa, lanciando un messaggio importante di condivisione e di inclusione forte dove tutti sono uniti dalla grande passione per il Teatro.

Qualche tempo fa mi chiedevo se a Roma esistessero realtà che riportassero la cultura inglese a Roma dato il fervore presente per altre realtà culturali come l’Instituto Cervantes per lo spagnolo e l’Institut français Centre Saint Louis per il francese. Sapere dell’esistenza della strabiliante compagnia The English Theatre of Rome guidata dal leader visionario Gary Ford è rassicurante e fa ben sperare in una prossima irradiazione del patrimonio culturale inglese a Roma.
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As you like it – Una commedia di William Shakespeare – Regia di Carl Granieri – Con la Compagnia The English Theatre of Rome: Alberto Albertino, Ingo Arnason, Nicoletta Brunelli, Kate Carr, Angelo Colucci, Alice Corti, Livia Di Pasquale, Roberto Ferrara, Habib Guabintani, Violetta Jackson, Ryan Kolb, Madison Kyle, Deanna Lee, Tommy Maestri, Supreet Mahanti, Duné Medros, Sara Morassut, Davide Pellegrini, Agnese Troccoli, and Meli Tsabedze – Team di Produzione Annette Angeletti, Asia Anou, Hannah Bonbright, Beatrice De Bonis, Rossella Cetorelli, Nicole Howard, B. Ireland, Kamalpreet Kaur, Caroline Montes, Dayane Mounsib, Alara Ozen, Mithsandi Seneviratne, Giovanni Solinas, and Caitlin Stephanie – Musica Originale Merel van Dijk – Produttore Esecutivo Gaby Ford – Casale dei Cedrati, alla John Cabot University e alle Notti di Cinea Festival al Parco di Pietra Papa dal 19 al 25 luglio 2026
Foto ©Ufficio Stampa





