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Il sangue della colpa scorre fino all’ultimo applauso

Macbeth al Carlo Felice conquista il pubblico con una lettura intensa e visivamente potente del capolavoro verdiano.

Con l’ultima replica andata in scena domenica 24 maggio, si è concluso il ciclo di rappresentazioni del Macbeth di Giuseppe Verdi al Teatro Carlo Felice di Genova, una produzione capace di conquistare il pubblico grazie a un perfetto equilibrio tra forza musicale, impatto visivo e profondità emotiva. Fin dalle prime note è apparso chiaro come questo allestimento non volesse limitarsi a raccontare una storia di potere e tradimento, ma accompagnare lo spettatore all’interno di un vero e proprio viaggio nell’animo umano, là dove ambizione, desiderio, paura e senso di colpa si intrecciano fino a diventare una spirale distruttiva.

Sul podio, il Direttore Sesto Quatrini ha guidato orchestra e palcoscenico con energia, precisione e una lettura musicale capace di esaltare tanto la grandiosità del dramma quanto le sue sfumature più intime e psicologiche. La sua direzione è stata una costante tensione emotiva: potente nei grandi momenti corali, raffinata e delicata nelle pagine più introspettive. L’Orchestra del Carlo Felice ha risposto restituendo tutta la ricchezza della partitura verdiana con un suono compatto, avvolgente e sempre al servizio dell’azione scenica.

La regia di Fabio Ceresa ha proposto una messinscena moderna ma profondamente rispettosa dello spirito dell’opera. Le scene di Tiziano Santi hanno accompagnato lo spettatore in un mondo cupo e inquietante, dominato dall’ambizione e dalla colpa. Nero, rosso e bianco ottico diventano i colori dell’anima dei protagonisti, trasformandosi in un vero e proprio linguaggio visivo. Particolarmente suggestivo l’utilizzo di lunghi nastri rossi che attraversano l’intera opera. Una presenza costante, quasi ossessiva, che richiama il sangue versato, il peso delle scelte compiute e il destino tragico che accompagna i protagonisti dalla prima all’ultima scena.

Straordinario anche il lavoro sui costumi firmati da Giuseppe Palella, soprattutto nell’evoluzione di Lady Macbeth. All’inizio le sue vesti sono di un bianco quasi irreale, simbolo di una purezza soltanto apparente; dopo l’assassinio di Duncan, il rosso inizia lentamente a contaminarle fino ad avvolgerla completamente nel finale. Una trasformazione visiva potente e immediata, che racconta senza bisogno di parole la progressiva discesa nella colpa e nella follia.

E proprio Lady Macbeth è stata uno dei grandi fulcri emotivi della produzione. Jennifer Rowley ha incarnato una protagonista feroce, magnetica e profondamente umana. La sua voce penetrante, intensa e drammatica ha conquistato il pubblico sin dalle prime battute, ma è stato soprattutto nella celebre scena del sonnambulismo che il teatro è sembrato trattenere il respiro. “Una macchia è qui tutt’ora” è risuonata nella sala con una forza emotiva impressionante, trasformando il tormento della protagonista in qualcosa di quasi tangibile. Jennifer Rowley alterna con naturalezza potenza e fragilità, regalando una Lady Macbeth complessa, spietata e al tempo stesso tragicamente vulnerabile.

Accanto a lei, George Gagnidze ha dato vita a un Macbeth tormentato e profondamente espressivo. Voce autorevole, scura e avvolgente, ma capace di incrinarsi nei momenti di maggiore vulnerabilità, ha costruito un personaggio credibile nel suo progressivo precipitare nella paranoia. Particolarmente intensa la scena del banchetto, quando la visione del fantasma di Banco infrange la maschera del sovrano vittorioso e lascia emergere tutta la fragilità dell’uomo perseguitato dai propri crimini. In quei momenti, Gagnidze riesce a rendere palpabile il terrore di Macbeth, trascinando il pubblico nel suo stesso delirio.

Molto convincente anche Abramo Rosalen nei panni di Banco, autorevole e solenne, presenza scenica di grande spessore e nobiltà. Vasyl Solodkyy ha regalato invece un Macduff intenso e commovente, particolarmente apprezzato nell’aria “Ah, la paterna mano”, uno dei momenti più toccanti dell’opera. Completavano il cast Leonardo Cortellazzi nel ruolo di Malcolm e Kamelia Kader come Dama di Lady Macbeth.

Imponente la presenza del coro preparato da Claudio Marino Moretti, protagonista di una prova di altissimo livello sia dal punto di vista musicale sia da quello scenico. Le streghe rappresentano uno degli elementi più originali e inquietanti della produzione. Ad accompagnare il coro vi sono infatti tre danzatrici che incarnano fisicamente le profetesse del destino, figure enigmatiche che attraversano la scena come presenze oscure e onnipresenti. Non semplici creature soprannaturali, ma una forza costante che osserva, suggerisce e quasi manipola gli eventi. I loro movimenti, uniti alla compattezza del coro, contribuiscono a creare un’atmosfera inquietante e magnetica che accompagna l’intera rappresentazione. Bravissimi anche i coristi nei panni dei sicari, sempre precisi, incisivi e perfettamente integrati nell’azione scenica.

Al termine della rappresentazione il pubblico del Teatro Carlo Felice ha tributato un entusiasmo più che meritato a tutti gli artisti coinvolti. Lunghi applausi, ripetute chiamate alla ribalta e calorose ovazioni hanno salutato il cast, il coro, l’orchestra e il Direttore.

E non poteva essere altrimenti. Questo Macbeth ha saputo raccontare una delle più grandi tragedie di William Shakespeare attraverso la straordinaria musica di Verdi, ma soprattutto attraverso le emozioni. Paura, ambizione, desiderio, colpa e follia si sono intrecciati per tutta la durata dello spettacolo, trascinando gli spettatori in un viaggio oscuro e affascinante dal quale era impossibile uscire indifferenti. Quando il sipario cala, i nastri rossi che hanno attraversato l’intera rappresentazione sembrano restare sospesi nella memoria dello spettatore. Sono il sangue versato, la colpa che non si cancella, il prezzo dell’ambizione. E sono anche il segno lasciato da uno spettacolo che, per alcune ore, è riuscito a trasformare la tragedia in emozione viva.

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Macbeth – Musica di Giuseppe Verdi – Libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei – Regia: Fabio Ceresa – Direttore: Sesto Quatrini – Personaggi e interpreti: Macbeth  (George Gagnidze, Stefano Meo il 16 e il 23) – Banco (Gianluca Buratto, Abramo Rosalen il 16, 23 e 24) – Lady Macbeth Jennifer Rowley, Caterina Meldolesi il 16 e il 23) – Dama di Lady Macbeth (Barbara Massaro, Kamelia Kader il 16, 23 e 24) – Macduff (Giulio Pelligra, Vasyl Solodkyy il 16, 23 e 24) – Malcom (Leonardo Cortellazzi – Medico/Sicario (Luciano Leoni) – Domestico di Macbeth (Franco Rios Castro, Tiziano Tassi il 22, 23 e 24) – Araldo (Matteo Armanino, Loris Purpura il 22, 23 e 24) – Prima Apparizione (Tiziano Tassi, Bernardo Pellegrini il 22, 23 e 24) – Seconda e Terza Apparizione (Lucilla Romano, Eliana Uscidda) – Scene: Tiziano Santi – Costumi: Giuseppe Palella – Luci: Cristian Zucaro – Coreografo e assistente alla regia: Mattia Agatiello – Maestro del Coro: Claudio Marino Moretti – Maestro del Coro di voci bianche: Gino Tanasini – Assistente alle scene: Mariam Zamiri – Assistente ai costumi: Elisa Cobello – Allestimento in coproduzione tra Teatro Verdi di Pisa, Teatro Alighieri di Ravenna, Teatro Galli di Rimini, Teatro Pavarotti – Freni di Modena, Teatro Goldoni di Livorno, Teatro Valli di Reggio Emilia, Teatro Comunale di Ferrara, Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova – Teatro Carlo Felice di Genova dal 15 al 24 maggio 2026


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