di Claudio Riccardi

La dialettica degli opposti. Una crasi che da secoli, da sempre, scuote l’essere umano. Essere indipendente ma anche dominato, in bilico tra cuore e intelletto, istinto e pensiero, religione e ragione, azione e convenzione.

Dicotomie e domande. Fedor Dostoevskij, moderno e provocatorio come pochi altri romanzieri della sua stagione, le mise a nudo nell’ ultimo suo grande capolavoro, “I fratelli Karamazov”. 
In principio al libro quinto, in particolare, il contrasto sovrasta la narrazione e diventa racconto a sé.
Il capitolo si intitola “Il Grande Inquisitore” ed ha fornito il soggetto per un intenso spettacolo proposto al Teatro Off Off di via Giulia nei giorni 8 e 9 gennaio. Medesimo il titolo, stessi personaggi, drammaturgia scritta e diretta da Daniele Salvo. Che sul palco veste i panni di Ivàn Karamazov, uomo miscredente, laico, opportunista, fermo nell’illustrare la propria filosofia al fratello Alioscia. Il quale invece crede e saldamente nell’amore e nell’ordine religioso. Ma Alioscia, interpretato da Daniele Ronco, è debole di indole e viene soggiogato dalle argomentazioni del vulcano Ivàn.

Ivàn chiede e si chiede quale Dio possa convivere con le violenze terrene e quotidiane che si perpetrano in ogni angolo della Terra. Forse allora un Dio non esiste.

Ma non è tutto, nell’aria aleggia una presenza che non si vede ma vigila, prima candida poi nera come la morte. E’ Melania Giglio, la monaca bianca che fa venire i brividi ad ogni canto che intona. Voce potente, di una profondità che sembra non finire, solenne ma poi nello scorrere della narrazione cavernosa, metallica, deviazioni demoniache. Eterea e posseduta, giorno e notte. Leggiadra e poi aggressiva, appare e scompare dalle fenditure del parallelepipedo di tendaggi opera dello scenografo Alessandro Chiti. Da dietro le quinte arrivano luci (a cura di Giuseppe Filipponio) dal blu intenso al rosso fuoco, a illuminare il mobilio sul palco che da tavolo-cassapanca viene sollevato e diviene Crocifisso.

Improvvisamente si va indietro al XVI secolo, in Spagna. È caccia agli eretici. Daniele Ronco si fa Gesù che tornato sulla Terra subito compie miracoli. Ma viene arrestato e messo in Croce. Non parla, è dimesso e silenzioso. Ascolta le invettive del Grande Inquisitore che condanna lui e l’illusione della libertà per gli uomini. Daniele Salvo, che ora indossa il mantello di giudice, lancia il j’accuse: “l’uomo è per sua natura soggiogato da tre grandi forze. Il miracolo, il mistero e l’autorità”.
Alla dura requisitoria Gesù, avvinghiato dallo Spirito nero (Melania Giglio) risponde con un bacio. Alioscia, nella scena finale che chiude il cerchio dei Karamazov, fa lo stesso. E silenzia la ragione di Ivàn.

Il cuore oltre l’ostacolo. La ragione e la sete di potere possono tutto. Corrompono. La meschinità è un tratto insito nell’umanità.
Ma nulla può spegnere l’amore, forza imprevedibile, impalpabile, indescrivibile. Che lascia senza parole.

Il Teatro che scuote le coscienze e toglie certezze. Contrasti duri, riflessioni modernissime.
Il Grande Inquisitore ha “spaccato” il numeroso pubblico dell’Off Off. Che ha applaudito, tanto e fragorosamente.

 

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