di Tonino Pinto*

“GUARDO GLI ASINI CHE. VOLANO NEL CIEL, DU DU DU DU” è il refrain che cantano Stan Laurel e Oliver Hardy in un celebre film, oltre ottantamila visualizzazioni in poche ore. La voce Italiana è quella inconfondibile di Alberto Sordi scelto per doppiare in Italia i film di Oliver Hardy, la voce invece di Stan Laurel è quella di Elio Pandolfi prima e poi anche quelle di Fiorenzo Fiorentini, Luigi Parisi e perfino Enzo Garinei. Ma questo motivetto ci da lo spunto per un omaggio che Quarta Parete dopo tanti articoli dedicati alle grandi Donne del secolo scorso, che continuerà’, intende accendere per una volta i riflettori su uno dei protagonisti di quel formidabile, popolarissimo duo, ovvero il timido, impacciato, Stan Laurel. Lo spunto c’è lo da la biografia scritta dal giornalista Inglese  John McCabe grande amico di Stan, dal titolo “Stan Laurel, viaggio nel cosmo comico di Stanlio” ovvero la vita, gli amori, le numerose mogli, ma soprattutto  il lavoro, svelando  il lato nascosto del successo di quei film con Stanlio e Ollio, dovuti essenzialmente alla grande professionalità’ come autore delle gag  scritte, interpretate e dirette da Stanlio svelando la doppia figura  di un grande autore nella vita in contrasto con  il personaggio sprovveduto è timido passa-guai che interpretava sullo schermo. ”Vita di un uomo gentile Stan Laurel detto STANLIO” titolava qualche giorno fa in un suo articolo Stefano Disegni, commentando il libro di John McCabe. Il libro infatti, svela un aspetto inedito di questo straordinario personaggio ricco di cultura, umanità’, semplicità ed ironia che impose la sua artisticità’ senza glamour in quella Hollywood degli anni trenta che consacrarono al successo universale i film di Stanlio e Ollio e quello soprattutto miliardario del produttore di quei film Al Roach. Stan Laurel viveva il successo senza sfuggire alla popolarità’ arrivando perfino a pubblicare sull’elenco telefonico il suo numero di telefono e indirizzo della sua abitazione a Malibù. A chi gli faceva notare la pericolosità di questa decisione, rispondeva candidamente: “Chiunque mi cerca per chiedermi qualcosa, ha diritto ad una risposta, anche se per un solo minuto”, così è ancora oggi la sua casa, un bel l’appartamento di fronte al mare di Malibù in California,  inserito dai tour operator nelle location rese famose dai divi di Hollywood maggiormente visitate dai turisti. ”Non credo” soleva dire a chi gli chiedeva del suo lavoro “non credo ci sia qualcosa di meglio che stare seduti ad immaginare le gag e le battute per i nostri film”.

Stan Laurel nasce in un paesino nel nord dell’Inghilterra da una famiglia di artisti naturalizzato poi americano quando con il suo grande amico Charlie Chaplin si trasferisce dopo le prime esperienze in teatro, ad Hollywood. Agilissimo nella sua fisicità’ e soprattutto geniale nell’invenzione comica, si deve a lui l’innovazione nel modo di recitare e rendere ricca di particolari intriganti e spettacolari i ruoli da lui disegnati per i suoi ruoli sullo schermo e successivamente anche per quelli di Oliver Hardy. Ad Hollywood in quegli anni ruggenti dove si lanciava la più grande industria del cinema del mondo, il primo dei due amici ad imporsi con grande successo fu Chaplin, e fu lo stesso che rinunciando ad un film, suggerì ai produttori di affidare il ruolo di protagonista a Stan Laurel. Il film era “Jimmy the Fearless” tratto dall’omonima commedia teatrale, il successo fu clamoroso e nel 1912 fu il leggendario produttore e titolare dei famosi Studios cinematografici Mack Sennet che scritturò prima Charlie Chaplin e poi nel 1917 Arthur Stanley Jefferson che debuttò con “Nuts in May cortometraggio muto diretto da Robin Williamson” con il nome d’arte di Stan Laurel. Il produttore che però’ creò la coppia più famosa del cinema americano fu Al Roach che gli affiancò inizialmente il comico Larry Semon, popolare anche in Italia come Ridolini. L’incontro con Oliver Hardy esplose al box office  nel 1921, quando la critica e il pubblico segnalarano le capacità artistiche di entrambi definendo Stan Laurel, geniale soprattutto per la scelta delle originalissime gag, tanto surreali quanto divertenti pur non eguagliando il successo dei film di Chaplin o quelli di Fatty  Arbuckle o Buster Keaton. Nel 1926 lo stesso produttore Al Roach decise di  lanciare la coppia e puntare tutto sulle idee artistiche di Stan Laurel, finanziando  una serie di comiche dal titolo “Yes, Yes, Nanette”, possiamo affermare che in effetti questo fu il primo lavoro completo che Stan Laurel e Oliver Hardy fecero insieme, cementando un’amicizia e favorendo lo sviluppo di una grande complicità nella loro recitazione in coppia,  che li stabilizzò’ anche su un piano economico con vitalizi mensili a vita che Al Roach gli garantiva, riservando per se quei diritti che lo fecero diventare miliardario e che garantiscono ancora oggi agli eredi un flusso di danaro spaventoso.

Quando intervistai per la Rai al Festival del Cinema di Berlino Al Roach che veniva festeggiato per i suoi cento anni, gli chiesi quale era stata la magia che aveva legato a sè per tanto tempo i due attori. Mi rispose:  ”Sono stati loro che mi  regalarono quella grande opportunità, quella di un cinema pensato, scritto e voluto da entrambi legati fino alla fine da un rapporto solidale, sincero, mai geloso di prevaricazioni, alla base anche del successo come coppia dei loro film rischiando in prima persona, ampiamente ripagato nel tempo. Ho avuto fortuna”. Rividi Al Roach ad Hollywood lo stesso anno durante la cerimonia degli Oscar, seduto sulla sua sedia a rotelle mentre sfilava con i divi di oggi, sul red carpet.-Lo salutai, “Salve mister Roach come sta”? Mi rispose sorridendo “Pinto, vada a vedere gli Studi di Mack Sennett a Lake City (dove era nata Hollywood). Il giorno dopo ci andai con il mio operatore Alessandro Bastoni, e uscendo poi dalla leggendaria fabbrica di sogni dove avevano mosso i primi passi star come Joan Wayne, Gary Cooper, Buster Keaton, Charlie Chaplin e anche Stan Laurel e Oliveri Hardy, attraversando la strada vidi in un vicolo laterale agli Studios (oggi museo), una ripida scala con tanto di lunghissima ringhiera che sembrava salire verso il cielo. “Questa scala dissi a Bastoni mi ricorda qualcosa”. Lui mi indicò una targa d’ottone dorato su cui c’era scritto ”Qui fu girata la famosa scena del film “Musky box” con Stan Laurel e Oliver Hardy che cercavano di far scendere su quei ripidi gradini un pesante pianoforte con risultati deliranti. Hollywood aveva cominciato a capire che il suo passato cinematografico era diventato Storia. Stan e Oliver all’inizio lavorarono senza sosta per anni girando più di cento comiche fra quelle mute e poi sonore e anche a colori, cantando quei duetti memorabili come le famosissime “The Cuckoo Song” (La canzone del cucù e “Guardo gli asini che volano nel ciel).

All’apice della popolarità’ Stan e Oliver tornarono anche per una lunga tournée in Inghilterra e anche in Italia, avevano abitudini di vita differenti, Stan sempre concentrato sul suo lavoro di autore, passava le giornate sul set e al montaggio dei film, tante le donne della sua vita, molte sposate  anche in attesa dei  divorzi rischiando anche l’accusa di bigamia, il vero mondano era Oliver (Babe come lo chiamava Stan) amava giocare a golf, frequentare i club alla moda, le corse dei cavalli, sul set però seguiva solo le indicazioni di Stan, un vero genio di quella comicità’, scritta, pensata, diretta e portata sullo schermo. Un genio comico come scrive John McCabe nel suo libro, che si celava dietro le centinaia di gag della coppia più famosa del cinema. La sua ossessione per la comicità, per il controllo dei suoi film, i contrasti con il produttore Al Roach , mettevano comunque al sicuro  sia il duo, la cui popolarità’ cresceva  ogni giorno di più (..e ancora oggi non tende a diminuire), ma garantiva anche gli interessi produttivi. L’ultimo grande amore della sua vita fu per Ida Kitaeva, una ballerina russa che gli resterà vicino fino alla fine. Dopo la morte di Oliver Hardy avvenuta nel 1957, Stan, morì il 23 febbraio del 1965, aveva 74 anni. Restano però quei film che ancora oggi ci rallegrano la vita e rendono sempre più ricchi gli eredi di Al Roach scomparso alla bella età di 105 anni. Sul letto d’ospedale dove Stan era stato ricoverato ormai alla fine disse all’infermiera:” Mi piacerebbe essere in montagna a sciare”.  Le piace sciare?” gli chiese l’infermiera.  “No” rispose sorridendo per l’ultima volta, “ma è sempre meglio che stare qui”.

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

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