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Il fantasma dell’Egitto (ovvero l’equivoco come genere letterario)

Regia di Nicasio Anzelmo e un cast d’eccellenza rileggono il mito tra verità e inganno: Elena di Euripide incanta il pubblico del Teatro Arcobaleno di Roma

Non finiremo mai di ringraziare abbastanza Vincenzo Zingaro, direttore artistico del Teatro Arcobaleno, per aver fatto del suo spazio un presidio permanente dove misurarsi con i temi del Classico. Se la tragedia greca sui banchi di scuola vi è sembrata una punizione corporale inflitta da un coro molesto, questa versione vi riconcilierà con il genere: c’è meno polvere e più genio.

Scena tratta da “Elena” – © Ufficio Stampa

C’è qualcosa di profondamente romano -e quindi di universalmente assurdo- nel ritrovarsi a fine febbraio per assistere al ribaltamento di un curriculum: quello di Elena di Troia. La “bella senza cuore” che per secoli abbiamo additato come causa di ogni male è qui vittima di un “falso d’autore”. Euripide, con un guizzo da specialista in fake news, ci spiega che a Troia ci è andato un ologramma, un “fantasma fabbricato d’aria”, mentre la vera Elena faceva la calza in Egitto aspettando Menelao.

Ma chi era davvero questo Euripide (485-406 a.C.), l’uomo che si divertiva a smontare i giocattoli sacri della Grecia classica? Se Eschilo era la religiosità arcaica e Sofocle l’accettazione del volere divino, Euripide è il più “laico” e moderno dei tre grandi tragici. È l’intellettuale critico che spoglia gli eroi della loro aura sovrumana per consegnarci esseri tormentati, mossi da passioni e debolezze molto umane.

Nietzsche lo definì il “Distruttore della tragedia” proprio per aver eliminato l’elemento dionisiaco in favore di un approccio razionale. Invece di modelli ideali, Euripide mette in scena la crisi della pólis, dando voce ai “reietti” -donne, servi, stranieri -e mostrando dèi spesso crudeli o indifferenti, mentre il mondo è regolato dal caso. In questa Elena, trasforma la traditrice per eccellenza in una moglie ideale e fedele, complicando la trama fino al limite del surreale.

La regia di Nicasio Anzelmo cavalca questa “oscillazione tra responsabilità divine e umane” con eleganza. L’impatto visivo e sonoro è fondamentale: le scene e i costumi di Vincenzo La Mendola incorniciano una vicenda dove l’impossibilità di distinguere tra apparenza e realtà diventa il leitmotiv. Il coro non è un accessorio, ma un elemento vivo che si esibisce in danze da dervisci su musiche originali di Giovanni Zappalorto e movimenti coreografici di Barbara Cacciato.

In scena la compagnia è solida, un affare di famiglia nobilitato da Mariano Rigillo (ieri era assente per un impedimento di salute, e magnificamente sostituito da Alessandro Parise ) e Silvia Siravo– quest’ultima una Elena splendida, capace di reggere il peso di un’innocenza millenaria. Accanto a loro, Anna Teresa Rossini e Ruben Rigillo completano il nucleo centrale. Il cast si arricchisce delle interpretazioni di Alessandro D’Ambrosi, Anna Lisa Amodio, Chiara Barbagallo, Emilio Lumastro.

Memorabile la scena del riconoscimento tra Elena e Menelao: il trionfo dell’equivoco dove un uomo che ha combattuto dieci anni per un’ombra non riconosce la carne della propria sposa.

Scena tratta da “Elena” – © Ufficio Stampa

Sorprendentemente, la platea brulica di giovani, forse attirati dal tema della “doppia identità”, così caro ai nostri tempi di profili social. Il finale è affidato al consueto deus ex machina, con una sacerdotessa ambigua che funge da escamotage per un lieto fine che sa di immortalità.

Andateci, se non altro per scoprire che la verità, spesso, è solo un’invenzione ben riuscita.

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Elena di Euripide – Adattamento e Regia Nicasio Anzelmo – con Alessandro Parise, Anna Teresa Rossini, Silvia Siravo, Ruben Rigillo, Alessandro D’Ambrosi, Anna Lisa Amodio, Chiara Barbagallo, Emilio Lumastro, Alessandro Parise – Scene e costumi Vincenzo La Mendola – Musiche originali Giovanni Zappalorto – Movimenti coreografici Barbara Cacciato – Produzione ASSOCIAZIONE CITTÀ TEATRO – dal 19 febbraio al 01 marzo al Teatro Arcobaleno.

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