di Tonino Pinto*

 

La notizia ha fatto il giro del mondo e messo in subbuglio tutto l’entourage dello starsystem . L’attore Tom Hanks e la moglie Rita Wilson sono risultati positivi al coronavirus, il tutto in Australia dove l’attore stava terminando le riprese del nuovo film. Dopo giorni di cure intensive nell’ospedale centrale di Sydney, i coniugi Hanks, sono stati dimessi.  “Stiamo bene”, ha detto l’attore “e non vediamo l’ora di tornare a casa. Siamo stati fortunati. Siamo stati curati benissimo”.  E intanto si archivia il primo caso relativo al coronavirus per quanto riguarda i grandi attori del mondo del cinema. Ma che voleva fare questo coronavirus minare anche uno degli eroi della nostra fantasia?  Solo poche sere fa la televisione ci rimandava le immagini di quel capolavoro che è “Salvate il soldato Ryan” con un superlativo Tom Hanks capitano coraggioso dei marines impegnato nello sbarco in Normandia e poi proprio ieri sera invece hanno mandato in onda “Cast away”, altro film straordinario interpretato dal nostro.

Gli eroi del cinema non muoiono mai, “eccoti servito virus della malora” direbbero in coro dallo schermo come nei vecchi western tutti gli eroi che sono come lui e ci aiutano a sognare. Considerato dei produttori di Hollywood uno dei pochi attori ad ispirare determinazione, coraggio, tenacia e immediata simpatia, Tom Hanks a cui vogliamo rendere omaggio per lo scampato pericolo, ha interpretato sullo schermo ruoli sempre più forti soprattutto come impatto emotivo come il capo di un treno spettacolarmente impossibile in quel capolavoro di animazione digitale che fu “Polar Express“ o nel ruolo di manager della Fed Express come dicevo prima, che precipita nell’Oceano Pacifico con l’aereo della compagnia, unico superstite finito per due anni su un isola deserta  in “Cast Away” o quando nei panni di astronauta in “ Apollo 13 “ in volo verso la luna che esce diventare virale la famosa battuta “Houston abbiamo un problema” o nel “Codice da Vinci” e poi in “Angeli e Demoni” diretto ad Ron Horward  dove veste i panni di un famoso professore esperto in storia della chiesa cattolica sulle tracce di misteriosi delitti attorno alla nomenclatura del Vaticano.

Insomma su tutti questi ruoli spicca quello dell’eroe americano, marine in Vietnam che diventa miliardario pescatore di gamberetti in Forrest Gump diretto da Robert Zemeckis. Famosa. la sequenza che vede Tom Hanks nei panni di Forrest seduto sulla panchina in attesa di un autobus, quando offre un cioccolatino ad una signora seduta vicino a lui dicendo “Mamma diceva sempre ricordati Forrest che la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che trovi” e lui per quel film conquistò il suo secondo Oscar come migliore attore e Barack Obama allora presidente degli Stati Uniti gli attribuì  la medaglia della Libertà, mentre in Francia l’allora presidente Hollande gli conferì la Legione d’onore.  Maschera per eccellenza dell’eroe con film come appunto “Salvate il soldato Ryan”, “Apollo 13, “Cast away”, “The Terminal” “Il Ponte delle spie”, “Philadelphia” e decine e decine di titoli tutti legati ad un successo planetario. Il primo incontro ravvicinato con Tom Hanks l’ho avuto in una suite dell’Intercontinental hotel di Berlino, proprio in occasione dell’anteprima in concorso ufficiale alla Berlinale Cinema di “Philadelphia” di Jonathan Demme . Quell’intervista mi fu fissata alle 10 del mattino, per fortuna nello stesso hotel dove alloggiavo in una Berlino in quel febbraio del 1993 sepolta dal freddo e dalla neve.  

Il primo impatto stringendoci la mano fu subito cordiale con quella sensazione che è reciproca di fiducia e simpatia.  Cercavo sul suo viso i segni che mi erano rimasti impressi vedendo il film del giovane avvocato malato di AIDS licenziato da un importante studio legale dove lavorava, perché scoperto omosessuale oltre che colpito dall’ AIDS. “Perché ha deciso di accettare questo ruolo?” gli chiedo.  “Sono sicuro che, aggiungendo naturalmente per simpatia, sono sicuro che che vincerà l’Oscar con questo film”. “Sono contento che le sia piaciuto” mi ha risposto “La stessa ragione per cui ho amato interpretare il protagonista di questa storia”. “Al di là dei premi, ho deciso di fare “Philadelphia” per contribuire ad illuminare certi orribili preconcetti della società, della società americana in modo particolare, meschina e ipocrita anche attorno al dramma dell’AIDS. “Il vero problema” ha continuato “E’ che quando non si fa abbastanza per tutelare e prevenire la salute, l’ambiente, la cultura, il rispetto sociale, la convivenza civile, tutto va a discapito della conoscenza soprattutto e quindi a favore dell’ignoranza”.  “Per fare questo film intanto sono dovuto dimagrire di ben 12 chili”. E “Philadelphia” con la soddisfazione dei produttori, degli attori, dei tecnici, degli autori, degli sceneggiatori e anche mia che l’avevo auspicato, conquistò ben quattro nominations agli Oscar e due statuette tra cui l’Oscar a Tom Hanks come migliore attore. Il film vinse anche l’Orso d’oro a quel Festival di Berlino, due Golden Globe e un incasso record al box office di parecchi milioni di dollari. Tom Hanks tornò a Berlino nel 2015 quando girò “Il ponte delle spie”, luogo simbolo quel ponte della guerra fredda nel 1960 tra Russia e Stati Uniti, dove Hanks veste i panni di un noto avvocato di New York incaricato segretamente dal governo americano di procedere agli accordi con i russi per uno scambio su quel ponte tra un ex spia sovietica catturata in America e un giovane pilota dell’aviazione americana abbattuto sul territorio sovietico e accusato d spionaggio. “Il ponte delle spie” ebbe ben sei nominations agli Oscar.  

Di solito un attore dopo tante interviste non è che si ricordi dopo tante facce che vede, le parole, le chiacchiere, chi sei, con chi hanno parlato. Ecco di quell’incontro conservo un ricordo.  Dopo l’intervista la mattina passai è tutta la giornata alla televisione tedesca per montare e inviare i miei servizi ai telegiornali della RAI.  Tornato in albergo, alle 21 circa, completamente distrutto, mi fermai  al bar dell’albergo  per gustarmi  una birra, quando da un corridoio laterale dove c’erano gli ascensori vidi uscire Tom Hanks accompagnato da un gruppetto di addetti ai lavori , mi passò proprio davanti, mi guardò, mi sorrise e alzando la mano come si fa quando vedi un amico mi disse: “Hi, good luck Mister Pinto”. Insomma lo rividi altre volte a Los Angeles e l’ultima a Roma alla festa del cinema che lo premiò con un Marco Aurelio d’oro alla carriera che gli fu consegnato da Claudia Cardinale.  Non ci furono interviste singole in quella circostanza, ma risposte a chi con un microfono gli faceva domande dalla platea. Parlò del suo amore per il cinema italiano, dei nostri grandi autori , della sua amicizia con Roberto Benigni con il quale andava spesso a cena, lo  aveva conosciuto proprio a Los Angeles quando vinse l’Oscar per “La vita è bella”, della possibilità di girare finalmente un film tutto italiano e dal fondo della sala con un microfono in mano che mi fu dato  gentilmente dall’addetta stampa gli chiesi: “E  il cinema?” “Malgrado la crisi”, mi rispose “i cambiamenti tecnologici il cinema con le sue storie le sue verità, i suoi sogni, le sue magie  non morirà mai e ci aiuterà a vivere. E’ solo una questione di idee.”

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

Condividi su: