di Riccardo Bramante

 

 

Regista, sceneggiatore, scrittore, premio Oscar, Paolo Sorrentino ha compiuto ieri 50 anni , napoletano di nascita ma ormai romano di adozione di cui ha anche la cittadinanza onoraria.

La sua infanzia non deve essere stata particolarmente felice avendo perso entrambi i genitori all’età di 17 anni ma la sua precoce passione per il cinema lo spinge a lasciare gli studi universitari intrapresi e a esordire nel 1994 con un proprio cortometraggio, “Un Paradiso”, e a trovarsi come aiuto regista di Maurizio Fiume nel corto “Drogheria” per poi tornare a dirigere, nel 1998, un nuovo corto, “L’amore non ha confini” che per la prima volta viene finanziato da una grande società di produzione, la Indigo Film.

Il vero debutto come autore di cortometraggi avviene nel 2001 con “L’uomo in più” di cui è anche sceneggiatore e che lo vede per la prima volta lavorare con Toni Servillo che diverrà da quel momento il suo attore preferito. Ma il successo arriva nel 2004 con “Le conseguenze dell’amore” con Toni Servillo, Raffaele Pisu e la nipote della grande Anna Magnani, Olivia, film che, nonostante alcune feroci critiche iniziali perché definito “troppo recitato”, vince 5 David di Donatello e viene presentato al Festival di Cannes con notevole successo.

Nel 2006 realizza “L’amico di famiglia” con Fabrizio Bentivoglio ed il caratterista Giacomo Rizzo, una storia di usura ed usurai in cui Sorrentino presenta una Italia senza legami culturali e morali; il film viene presentato a Cannes ma non riscuote grande successo.

Nel frattempo mette in scena per la RAI la commedia “Sabato, domenica e lunedì” di Eduardo De Filippo e dieci anni dopo, nel 2014, si replica con “Le voci di dentro” sempre di Eduardo.

Il 2008 è l’anno del controverso “Il Divo”, storia della “spettacolare  vita di Giulio Andreotti” (è il sottotitolo originale del film), interpretato da un superbo Toni Sorvillo, che suscita grande scalpore nel mondo politico italiano e viene definito “la più violenta accusa alla casta politica italiana dai tempi di “Todo modo” di Leonardo Sciascia. Nonostante ciò il film vince il Premio della Giuria a Cannes e concorre ad una candidatura all’Oscar 2010 per il trucco.

Dopo aver girato, nel 2011, il suo primo lavoro in lingua inglese “This must be the Place” con Sean Penn nel ruolo di un ricco e annoiato ex divo del rock, Sorrentino dirige quello che (almeno finora) sarà il suo più grande successo: ”La grande bellezza”, in cui il protagonista, sempre Servillo nelle vesti di un giornalista ideale successore del Mastroianni de “La dolce vita”, si muove nella Roma-bene pseudointellettuale e presenzialista ma senza alcuna sostanza, in cui tutto è però esaltato da una fotografia di Roma che la rende in tutta la sua maestosità in contrapposizione alla vuotezza dei personaggi che si avvicendano sullo schermo. Il film si aggiudica ben 9 David di Donatello, 5 Nastri d’Argento, il Golden Globe e l’Oscar 2013 per il miglior film straniero.

Nel 2015 arriva il suo secondo lungometraggio in lingua inglese “Youth- La giovinezza”, storia amara di due anziani amici (Michael Caine e Harvei Keitel) che si ritrovano in un elegante hotel alpino a fare i conti con i ricordi di gioventù e le pene attuali della loro vecchiaia fino ad un tragico epilogo.

Tornando a raccontare personaggi della vita politica italiana, nel 2018 Sorrentino cura la sceneggiatura e dirige “Loro 1” e “Loro 2”, descrizione addolcita e non convenzionale delle vicende politiche e private di Silvio Berlusconi negli anni del suo tramonto, con una inaspettata indulgenza nei confronti di un uomo che era stato, invece, pesantemente contestato nel film di Nanni Moretti “Il caimano”, in cui recitava in un piccolo cameo iniziale.

Tornato nuovamente alla tv, Sorrentino ha ideato e diretto la serie televisiva “The Young Pope” nel 2016 con protagonista Jude Law, Silvio Orlando e Diane Keaton e il sequel “The New Pope” nel 2020 con gli stessi attori e in più John Malkovich.

Infine, per non farsi mancare nulla, sono da ricordare alcuni spot pubblicitari girati per la Fiat e Yamamay e il suo romanzo di esordio “Hanno tutti ragione” classificatosi terzo al Premio Strega 2010, il cui protagonista, un cantante melodico napoletano, si ispira al personaggio interpretato da Servillo nel suo film del 2001 “L’uomo in più”.

Artista poliedrico, quindi, ma sempre sincero e genuino che porta nei suoi lavori i propri sogni ed idee senza clichè precostituiti ma con il gusto di osservare cose nuove che con i loro simboli di amore, sesso e vanità rappresentano efficaci metafore di ciò che ci circonda nella vita di tutti i giorni.

 

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