di Paola Tiriticco

 

Nel gioco dei pronostici e delle previsioni che accende la vigilia degli Oscar, quest’anno molti hanno perso le loro scommesse.

I grandi favoriti erano The Irishman (11 candidature e zero statuette) e 1917 che con 10 nominations porta a casa solo 3 premi.

Il trionfatore è invece “Parasite” che ottiene il premio come miglior film e miglior film straniero, per la prima volta riconosciuti alla stessa pellicola (a parte The Artist nel 2012, che era però un film muto).

Il film del sudcoreano Bong Joon-Ho va quindi oltre le aspettative della vigilia e si aggiudica quattro premi totali. Oltre a quelli già citati ottiene anche quelli per la miglior regia e migliore sceneggiatura originale, ed è il più premiato della serata.

Il film, è una denuncia sociale ma anche un thriller, con momenti da commedia e molti altri drammatici, ed è sicuramente di quelli che continua a lavorare nella mente degli spettatori anche nei giorni seguenti, lasciando un’inquietudine che davvero fa riflettere.

Per gli altri premi ci sono invece ben poche sorprese e sono distribuiti piuttosto equamente tra le altre pellicole in concorso .

Il favorito della vigilia, 1917, vince tre premi: miglior sonoro, migliori effetti speciali e soprattutto migliore fotografia al maestro Roger Deakins che l’aveva già vinto nel 2018 con Blade Runner 2019.

Miglior attore protagonista Joaquin Phoenix per Joker (altro grande film favorito della vigilia) e Renée Zellweger per Judy.

Brad Pitt vince come migliore attore non protagonista per “C’era una volta a …. Hollywood” e nel suo discorso rende un omaggio affettuoso a Quentin Tarantino ed al suo amico e collega Leonardo di Caprio.

Attrice non protagonista Laura Dern per Storia di un Matrimonio, che, per questa parte, si era già aggiudicata il Golden Globe.

Piccole Donne vince l’Oscar per i migliori costumi e Jo Jo Rabbit quello per la migliore sceneggiatura non originale che va al regista neozelandese Taika Waititi.

Vale la pena ricordare tutti i premi, anche quelli più tecnici, perché di tante professionalità sono fatti i grandi film, eccoli:  miglior film d’animazione “Toy story 4”, miglior corto animato “Hair Love”, cortometraggio “The Neighbor’s  window”, scenografia “C’era una volta a …Hollywood”, documentario “Made in Usa – Una fabbrica in Ohio”  prodotto dalla casa di produzione degli Obama, cortometraggio- documentario “Learning to skateboard in a warzone”, montaggio sonoro e montaggio “Le Mans 66”, trucco e acconciature “Bombshell”, colonna sonora “Joker”.

Per il resto è stata una serata di spettacolo e glamour, anche quest’anno senza un presentatore fisso ma con tanti che si sono alternati sul palco.

Poca politica, a parte Nathalie Portman che sulla sua cappa nera aveva ricamati i nomi delle registe donne snobbate dall’Academy: Scafaria (‘Hustlers – Le ragazze di Wall Street’), Lulu Wang (‘The Farewell’), Greta Gerwig (‘Piccole donne’), Marielle Heller (‘A Beautiful Day in the Neighborhood’), Melina Matsoukas (‘Queen & Slim’) Alma Har’el (‘Honey Boy’), Céline Sciamma (‘Ritratto della giovane in fiamme’) e Mati Diop (‘Atlantics’).

Una parola sugli abiti che quest’anno propongono una sobria eleganza, nessun colpo di testa o stravaganza.

Tra tutte spiccano Renée Zellweger, Charlize Theron, Scarlett Johansson e la premiata Laura Dern nel giorno del suo compleanno.

E un’ultima curiosità, nella colonna sonora del film Parasite compare a sorpresa la canzone di Gianni Morandi “In ginocchio da te” cantata a squarciagola dai protagonisti. Una sorpresa anche per il cantante che ha, attraverso i suoi social, tifato per il sudcoreanoBong Joon-ho.

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