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Fine di un’era: il Sundance saluta Robert Redford e il cinema indipendente

Dal Festival ideato dal celebre divo alle lettere dei giganti della letteratura sudamericana, fino ai successi di “Sentimental Value” e le delusioni italiane agli Oscar e Bafta 2026.

La notizia circola ormai da giorni su tutti i giornali e le principali agenzie internazionali: il Sundance Film Festival, fondato e portato alla ribalta mondiale da Robert Redford come punto di riferimento del cinema indipendente americano e internazionale, nato in una piccola cittadina montana dello Utah, non ci sarà più. 

Negli anni ’80, Redford — vero dominus di film come La mia Africa e produttore di titoli come I diari della motocicletta, dedicato a Che Guevara — il Sundance Film Festival si impose tra i più importanti eventi del cinema indipendente. Due volte premio Oscar e acuto direttore artistico del festival, Redford ha lanciato registi emergenti come Steven Soderbergh, Quentin Tarantino, Damien Chazelle, Ryan Coogler e Richard Linklater, offrendo loro un palcoscenico al riparo dalle logiche delle grandi major.

«Robert Redford — ha dichiarato il regista Judd Apatow, direttore dell’ultima edizione del Sundance, insieme a Eugenio Hernandez — ha saputo trasformare Park City in uno spazio internazionale, diventato grazie a lui un punto d’incontro per artisti affermati e giovani talenti».

«Un festival atipico, simile alla Berlinale, dove tutto è più difficile a causa del freddo e della neve, e permeato da una profonda malinconia, ma anche una vetrina che ha regalato al cinema momenti davvero magici», ha aggiunto Giulia Vallan, profonda conoscitrice del cinema statunitense.

Dal prossimo anno, il Festival di Robert Redford chiuderà i battenti. Quel che ne resterà si trasformerà in un asettico hub universitario in Colorado, diretto da David Linde, ex dirigente della Miramax. Per questa ultima edizione, prima di film e documentari, verrà proiettato un breve trailer in memoria di Redford. La fine di un sogno.

E a proposito di cinema indipendente e di qualità, è arrivato nelle sale Sentimental Value di Joachim Trier, preceduto da una forte candidatura agli Oscar. Un vero gioiello di scrittura, regia e recitazione, con un cast d’eccezione formato da Renate ReinsveenStellan SkarsgårdInga Ibsdotter Lilleaas ed Elle Fanning.

Il film racconta la storia di Gustav, regista di successo settantenne, rimasto inattivo da tempo e vedovo di una moglie suicida. Quando rivede le figlie, Agnese e Nora, attrice di teatro, decide di tornare a dirigere un film, offrendo a Nora di interpretare la madre sullo schermo. Il ruolo è ispirato alle esperienze vissute dalla donna durante l’occupazione nazista in Norvegia. Attraverso questo progetto, le figlie scoprono che dietro il suicidio della madre si celano segreti che continuano a tormentare il padre.

Come un tornado, il film intreccia dramma, emozioni e cinema nel cinema, costruendo un racconto avvincente che cattura e diverte come un grande romanzo di appendice. Come ha scritto l’ottimo Federico Pontiggia sul Fatto Quotidiano, il film “viviseziona senza crudeltà famiglia, memoria e il potere riconciliatorio dell’arte”.

Già vincitore del Golden Globe a Hollywood poche settimane fa per Stellan Skarsgård, Gran Prix della Giuria al Festival di Cannes, miglior film agli European Film Awards e forte di ben 10 nomination agli Oscar annunciate lo scorso 22 gennaio — comprese quelle per miglior film, regia, attrice protagonista (Renate Reinsveen) e miglior film internazionale — Sentimental Value è un film da non perdere.

Da non perdere in libreria il romanzo Il boom latinoamericano di Alberto Manguel, che riunisce i testi autografi inediti di grandi scrittori come Julio Cortázar, Carlos Fuentes, Gabriel García Márquez e Mario Vargas Llosa. Un volume prezioso dedicato agli autori sudamericani che hanno segnato il ‘900, aprendo la porta a un nuovo immaginario attraverso la raccolta di lettere straordinarie che questi giganti della letteratura si sono scambiati nel corso della vita. Documenti che stupiscono e affascinano dal primo all’ultimo rigo.

Un esempio? Nel 1967, da Città del Messico, Gabo scriveva a Carlos Fuentes, molto prima di vincere il Nobel, in un periodo in cui tutti loro — e Marquez in particolare — mostravano simpatia per la Cuba di Fidel Castro:

«Caro Carlos, fra tre mesi avrò risparmiato abbastanza denaro per andare in Europa, senza contare gli anticipi che mi aspetto per “Cent’anni di solitudine”. Mi hanno cercato di convincere che Vargas Llosa, Cortázar e anche tu sareste venuti al congresso patrocinato dal ministero dell’Educazione. Un museo di vecchi!

Non ci andrò. Ero a conoscenza dei malintesi presenti a Cuba e ho saputo degli interventi di Julio e Mario in tuo favore; tutto questo mi sembra semplicemente stupido… Se gli amici cubani si trasformano nei nostri poliziotti, si beccheranno, almeno da parte mia, una mandata a quel paeseTutto il problema si riduce al fatto che hanno paura gli uni degli altri e sono impegnati in una maratona di radicalismo che può portare solo al settarismo. Non devono dimenticare che siamo scrittori indipendenti e che con loro ci siamo per convinzione, non per paura di essere arrestati. Già è abbastanza essere schedati dai gringos, non avere il visto per vedere film e mostre a New York e scoprire poi che magari non possiamo nemmeno vederli all’Avana!

“Cent’anni di solitudine” uscirà finalmente fra un mese, ma è solo un piccolo esempio di un viaggio a ritroso nel tempo, in compagnia di icone che hanno cambiato non solo la letteratura, ma anche la storia sociale e politica del Sudamerica».

Da dimenticare, invece, la notizia che chiude con il cinema: il cinema italiano resterà fuori, oltre che dagli Oscar (la cerimonia di assegnazione si svolgerà il 16 marzo al Dolby Theatre di Los Angeles), anche dai Bafta 2026, considerati gli Oscar europei. Tutte le speranze erano puntate su La Grazia di Paolo Sorrentino, che però non è riuscito a entrare nella cinquina dei film finalisti.

A dominare le nomination, invece, sono Una battaglia dopo l’altra di Paul Anderson e Sinners (I peccatori), veri favoriti per il Gala del 22 febbraio alla Royal Festival Hall di Londra, che sarà condotto dall’attore Alan Cumming.

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