Famiglia, relazioni e altri dolori al Teatro Belli con Wide Beyond

Il primo spettacolo della rassegna TREND, giunto alla XXII edizione, entra nel vivo della fatica più grande, quella dei rapporti con la famiglia d’origine durante la vita adulta

Il novembre del Teatro Belli si è aperto con l’inizio di TREND, la rassegna dedicata alla nuova drammaturgia britannica giunta ormai alla XXII edizione. Un’edizione che, come hanno spiegato l’organizzatore generale del teatro Carlo Emilio Lerici e il direttore artistico della stessa rassegna, Rodolfo di Giammarco, potrebbe essere l’ultima. Una scelta che dipende da altri, da chi controlla e decide quale dovrebbe essere la qualità delle opere portate in scena, al di là di ciò che i teatri e le compagnie possano dire.
Questa la triste premessa fatta all’inizio del primo spettacolo della rassegna, davanti a una platea piena, segno dell’affetto e della stima che il pubblico nutre per il Belli e la sua sezione dedicata al teatro d’oltremanica.

Wide Beyond è lo spettacolo che apre la rassegna, scritto da Nathan Ellis e tradotto da Natalia di Giammarco, per la regia italiana di Lucilla Lupaioli.
Tutto si svolge in una stanza, il salotto di una casa inglese di provincia, in mezzo a strade fangose e poco asfaltate. O almeno così capiamo dalle parole di Karen (Martina Montini), la protagonista. Una donna come tante, schiacciata tra la famiglia e il lavoro, in quell’età in cui si è adulte, si è diventate madri e ci si ritrova perse nella propria qualità di figlie, quando il rapporto col genitore anziano si capovolge e deteriora.
Accanto a lei Andrew (Alessandro di Marco), il fratello, tornato dall’altra parte del mondo. La sua è una vita diversa, quella di un autore famoso, stimato e ricco. Il fratello che ce l’ha fatta, il figlio che è riuscito a diventare qualcuno.

Martina Monti e Alessandro Di Marco

Nel salotto ci sono un divano, il tavolo da pranzo e un mobiletto svuota-tasche accanto all’appendiabiti, perché la porta è proprio lì accanto. Quando Karen entra Andrew vorrebbe esser già fuori, e quella porta così vicina diventa il punto di fuga che entrambi, in tempi e per motivi diversi, vorrebbero prendere.
L’incontro tra i due fratelli è freddo e doloroso. All’inizio i convenevoli, i gesti e i toni, soprattutto quelli aggressivi di Karen, dicono più di quanto non facciano le parole. I non detti si percepiscono, si sentono. Soprattutto è facile ritrovarsi in Andrew e Karen, nelle difficoltà della vita adulta, di quando è andata come non avremmo voluto.
Pian piano si entra più nel vivo delle vicende dei due fratelli. La soddisfacente vita di lui si confronta in modo diretto col dolore di lei, si riescono a immaginare queste due linee parallele che pian piano si sono allontanate. Una è rimasta dov’è cresciuta, l’altra è partita per gli Stati Uniti e poi ha girato. Una ha fatto l’insegnante nella scuola pubblica, l’altro è docente universitario. Cercare di raccontarsi le reciproche vite non è un modo di far conversazione, è l’inizio delle recriminazioni.

Wide Beyond è una storia che tutti, o quasi, hanno vissuto. È la storia di famiglie che si fanno male, che si distruggono nel tentativo di tenere tutto insieme.
Cresce l’enfasi di Karen, la sua rabbia, quasi sottolineata dall’accento romano di Martina Montini, che se da un lato ci allontana dall’Inghilterra dall’altro ci avvicina al suo personaggio. Anche la volgarità del suo linguaggio si accresce man mano. E se all’inizio sembra spropositata più si entra nella sua vita più si comprende cosa siano tutta quella rabbia e tutto quel dolore, cosa si celi dietro a una donna che sembra solo dedita a dividersi tra lavoro, famiglia e madre anziana.
Un triangolo che pesa, che da fuori dà un’impressione di perfezione mentre dentro logora.
Fino al punto di non ritorno, quello che prepara a un finale inaspettato, che ci obbliga ad accettare le conseguenze del dolore, anche le più estreme.

Se la ricerca di Wide Beyond era quella del realismo, di una situazione che può svolgersi dietro le finestre illuminate di una casa qualsiasi, allora lo scopo è stato raggiunto. Non rivedersi in Karen e in Andrew, in almeno una parte dei loro problemi e delle loro difficoltà, dovrebbe essere motivo di gioia per chiunque, ma è davvero possibile sentirsi estranei alla fatica della vita reale?
A volte non serve la fantasia per creare emozione, per scavare all’interno dell’essere umano, pubblico compreso.
La relazione più stretta e primitiva, quella familiare, può essere anche la più complessa e distruttiva.
Forse, a livelli diversi, lo è sempre.
Portarla in scena, obbligarci a guardarla dall’esterno, ad analizzarla da fuori, sa diventare terapeutico.


Wide Beyond Di Nathan Ellis – Regia Lucilla LupaioliCon Alessandro Di Marco e Martina Montini – Luci e fonica Sirio Lupaioli – Scene e costumi Nicola Civinini – Foto di scena Alice Tinozzi – Assistente regia Sara Attanasio – Traduzione Natalia di Giammarco – Produzione Bluestocking – Teatro Belli dall’1 al 5 novembre – Trend nuove frontiere della scena britannica – XXII edizione

Ph di copertina Alessandro Di Marco e Martina Montini

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