21 Luglio @ 21:00 – 22 Luglio @ 21:00 CEST
Martedì 21 e mercoledì 22 luglio il Festival Teatrale di Borgio Verezzi continua con Ugo Dighero, Mariangeles Torres, Alberto Giusta e Laura Mazzi in“Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza, diretta da Luigi Siravo, una commedia brillante e ricca di umorismo nero che esplora l’ipocrisia delle relazioni umane con uno straordinario gioco drammaturgico: la stessa serata è raccontata tre volte, cambiando il punto di vista dei personaggi e svelandone frustrazioni e vanità. Un capolavoro d’irona, firmato da un’autrice acclamata in tutto il mondo.
Il prossimo appuntamento del Festival, sempre in piazza Sant’Agostino, è per sabato 25 e domenica 26 luglio con il debutto assoluto di “ORLANDO, LA COMMEDIA” da Virginia Woolf. Viola Graziosi è l’attrice che veste i panni del protagonista, un cortigiano che attraversa magicamente quasi quattro secoli, cambiando epoche, esperienze, paesi e persino sesso. Accanto a lei Arturo Cirillo e David Coco. Giuseppe Dipasquale firma l’adattamento e la regia dello spettacolo proponendo il celebre romanzo in una forma drammaturgica polifonica e completa, per la prima volta in lingua italiana.
Martedì 21 / mercoledì 22 luglio ore 21.30 (Piazza Sant’Agostino – Verezzi)
TRE VARIAZIONI DELLA VITA
di Yasmina Reza. Traduzione Rita Cirio. Con Ugo Dighero, Mariangeles Torres, Alberto Giusta, Laura Mazzi. Regia Luigi Saravo. Aiuto regia Cristian Giammarini. Scene Luigi Siravo. Luci Cesare Agoni. Costumi Bruna Calvaresi. Produzione: Centro Teatrale Bresciano, ArtistiAssociati Centro di Produzione Teatrale, CMC Nidodiragno, Fondazione Atlantide – Teatro Stabile di Verona
Una serata tra amici… o forse no. L’astrofisico Henri e sua moglie Sonia, affermata avvocata finanziaria, aprono le porte della loro elegante casa parigina per un aperitivo con il professor Hubert Finidori e sua moglie Inès. Ma quella che sembra una tranquilla serata mondana prende presto una piega inattesa. Henri sta lavorando a un articolo sulla materia oscura e conta sull’appoggio dell’amico Hubert per portarlo a termine. Ma proprio durante la serata, Hubert rivela che un altro ricercatore è in procinto di pubblicare sullo stesso argomento, scatenando la frustrazione di Henri. E mentre il pianto insistente del figlio risuona tra una portata e l’altra, le maschere della buona educazione cominciano a cadere. Vecchi rancori, tensioni sopite e verità taciute emergono con forza, trasformando la serata in un campo di battaglia emotivo. Elemento distintivo di questo testo di Yasmina Reza è la sua struttura originale: la stessa serata viene raccontata tre volte, in tre variazioni, ognuna dal punto di vista di un personaggio diverso. Ogni nuova versione ci invita a cambiare prospettiva, sovverte gli equilibri e svela lati inaspettati della vicenda, rendendo la narrazione sempre più sorprendente. Un brillante gioco teatrale sulla percezione, la verità e le relazioni umane, tra ironia, tensione e colpi di scena che vede protagonisti Ugo Dighero, Mariangeles Torres, Alberto Giusta e Laura Mazzi.
Note di regia
Nel testo della Reza i protagonisti, due dei quali si occupano di astrofisica, si trovano ad affrontare tre varianti di una stessa serata, mostrando allo spettatore che la realtà cui assiste si manifesta nella sua effettiva interezza solo attraverso diverse versioni di sé, come se nessuna prospettiva, da sola, bastasse a contenerla davvero. Ogni versione sembra allora correggere, smentire, deviare la precedente, e insieme completarla, mettendo in crisi l’idea che esista un unico ordine dei fatti, una sola verità dei rapporti, un solo modo di stare al mondo.
Il testo si offre, così, come uno straordinario gioco interpretativo che si muove su un registro di tragica comicità, capace di rimodellare il punto di vista dello spettatore e offrirgli chiavi insospettabili per poter accedere ad una visione profondamente ironica della vita. Un’ironia che restituisce ai personaggi tutta la loro fragilità, e tutta la loro disperata ostinazione ad esistere, che non attenua il dolore, ma lo accompagna, lo rivela, lo rende ancora più prossimo e riconoscibile.
L’autrice, passo dopo passo, ci conduce attraverso le aspirazioni e le vanità dei suoi personaggi, come si trattasse di un viaggio all’interno di una delle galassie di cui nel testo si parla. Ci porta a osservarne le traiettorie minime, gli scarti impercettibili, le collisioni improvvise, le zone d’ombra e i bagliori narcisistici, con una precisione che non rinuncia mai alla ferocia. E così dalla nostra casa guardiamo le stelle e, lungi dall’elevarci, quello sguardo ci getta ancora di più nella nostra solitudine. Perché proprio nel desiderio di nominare l’infinito, si rivela la misura tutta umana delle nostre miserie, dei nostri risentimenti, delle nostre pretese d’amore e di riconoscimento.
Perché quest’alchimia complessa, magnetica e sorprendente si realizzi bisogna procedere su un affilato crinale tra leggerezza e profondità, realismo e gioco scenico, scavando la terra aspra della pièce di una delle più note drammaturghe contemporanee con la segreta speranza di non rovinarsi lo smalto per unghie.
Borgio Verezzi
Borgio Verezzi, IT 17022 Italia
