6 Marzo @ 21:00 – 8 Marzo @ 18:00 CET

C’è un punto preciso in cui la risata si strozza e la commozione si traveste da sarcasmo. Quel punto è il palcoscenico di SCOMODE, ultimo lavoro di Massimiliano Vado: una confessione corale, un affondo vertiginoso nelle crepe dell’identità femminile contemporanea.
La storia della sua vita recente, attraverso lo svelamento femminile. Tre voci. Tre donne. Tre monologhi che si cercano e si interrompono, si accavallano e si graffiano, come le unghie protagoniste del sottotitolo: “talmente lunghe che il pollice non è più opponibile”.
È un teatro scomodo, appunto: disturbante, irriverente, lucido. Più scomodo per gli uomini che per le donne. Certamente per l’autore. Un catalogo emotivo che alterna nevrosi e lucidità, ironia chirurgica e disperazione domestica.
Si ride – sì – ma si ride male, perché il riso è sporco, ubriaco, nervoso. E nel frattempo, dentro, qualcosa si è rotto per sempre. Vado scrive come chi conosce il corpo e le sue menzogne: i desideri non detti, la sessualità goffa, le relazioni tossiche travestite da normalità, il dolore emotivo persistente.
Le protagoniste parlano come si beve vino dopo una giornata assurda: con urgenza, con troppa sincerità, con lo sguardo perso e unghie sempre laccate. Hanno spasmi di lucidità. Non c’è psicologismo, non c’è pedagogia. Solo un fiume di parole vere quanto crudeli. E dietro ogni battuta – anche la più spietata – un frammento d’amore, un’eco di solitudine. La regia, essenziale e precisa, non consola. Non addolcisce. Espone. E lascia che siano loro – le scomode – a diventare lo specchio: per le donne che conosciamo, per quelle che siamo stati, per quelle che non abbiamo saputo ascoltare.
Uno spettacolo che non cerca consensi ma condivisione. Semmai. Una drammaturgia che brucia. E che, proprio perché brucia, rimane. Auspicabilmente. Sotto la pelle. Dentro le vene. Indelebile. Lì dove le parole – anche quelle dette a bassa voce – diventano necessarie.
Sinossi
Tre donne. Una tavola, molti bicchieri e infinite confessioni. SCOMODE è un’esplorazione teatrale tagliente, ironica e profonda della femminilità urbana, fragile e indistruttibile.Tra racconti intimi, sogni spezzati e memorie condivise, le protagoniste portano in scena i disastri sentimentali, le derive sessuali, le contraddizioni sociali e il disagio sottopelle dell’essere donna oggi. Frammenti di vita, pensieri a voce alta, liste di ansie, paure e confessioni che si trasformano in veri e propri atti d’accusa – a volte contro gli uomini, a volte contro se stesse. Il testo alterna ironia feroce e struggente vulnerabilità, con un linguaggio diretto, libero e spietato. Il filo conduttore è l’amicizia: rifugio, specchio, tribunale. Ma anche luogo di cura, complicità e sopravvivenza. Lo spettacolo scava, non compiace. Per scelta. E lascia emergere una realtà scomoda, fatta di donne brillanti e stanche, ironiche e ferite. Donne vive. E per questo, imprescindibili.
Note di Regia
La messa in scena di SCOMODE sarà volutamente essenziale. Uno spazio vuoto, nero, definito solo da luci decise: colori netti che commentano gli stati d’animo, virando dal fucsia all’ambra, dal blu petrolio al rosso fuoco. Le tre protagoniste saranno vestite come dei peluche: abiti morbidi, quasi infantili, ma
sempre sopra tacchi importanti – una contraddizione visiva che espone la fragilità e l’ostentazione, la dolcezza e il desiderio. Al centro, un semplice tavolino da bar: simbolo di un’intimità condivisa, rifugio notturno dove ci si dice la verità, si ride e si sanguina con dignità. Il vino – ovviamente – sarà vero, bevuto in scena, come fosse sangue travestito da piacere. Tutto ciò che non serve sarà tagliato.
La parola – viva, ironica, cruda – sarà protagonista assoluta. Un teatro che non finge, ma si dichiara. Una dichiarazione d’amore al disagio e al dolore. Come le sue protagoniste: scomode, quindi indispensabili. In tutto quello che scriviamo, produciamo, soprattutto recitiamo, c’è sempre qualcosa di intimamente nostro. Diventa produttivo e originale quando non somiglia a noi, quando ogni storia parte dalla nostra pancia e arriva in un punto qualsiasi dell’universo ogni cosa che ci capita, ogni fantasia, ogni innamoramento, ogni profonda delusione, ogni relazione, ogni incontro, viene rimescolato all’interno della nostra sensibilità e proposto su un palco o davanti a una macchina da presa. Credo sia l’apice più alto del lavoro che sono contento di fare. Capita anche di trasformare così tanto quello che ci è accaduto da farlo diventare un intreccio a tre voci, per tre attrici completamenti diverse ma ugualmente raffinate. Il compito primo è quello di produrre un’autobiografia minima ma estremamente fedele, dapoter far rappresentare da qualcuno che palesemente non sono io. È così che nasce il testo “Scomode”, una recensione tassonometrica di alcuni periodi ingarbugliati quanto infinitamente produttivi della mia vita, in cui si mischiano sensazioni e impedimenti, alti innalzamenti dello spirito ed ironia. Scritto per tre voci, prodotto per tre anime. Una necessità.
Scomodo – scritto e diretto da Massimiliano Vado – Con: Elena Biagetti, Alessia Ferrero e Emanuela Panzarino
Centro Culturale Artemia
Roma, Italia + Google Maps 3341598407
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