12 Aprile @ 16:00 – 18:00 CEST
Domenica 12 aprile con inizio alle ore 16 al chiostro della sezione archeologica del Museo Diffuso, andrà in scena la pièce teatrale “La sacra primavera nostra”, na commedia di grande attualità, che racconta i grandi temi del nostro tempo.
In una sala comune semi-decorata, tre adolescenti, un anziano e una giovane donna si ritrovano a preparare assieme una rievocazione storica della “Primavera Sacra”, l’antico rito sabino del “Ver Sacrum”.
I giovani sono lì controvoglia: Luca sconta un atto di bullismo scolastico contro l’amica di infanzia Emma; la ragazza, costretta a sorvegliarlo, è confortata solo dalla presenza di Lorenzo; l’amico storico di entrambi funge da complice e mediatore tra i due. L’ingresso di Carlo, da poco rientrato da cinquant’anni oltreoceano, e di Teresa, giovane donna attiva nel territorio ma a corto di volontari, scombussola le carte.
Mentre cuciono tuniche, costruiscono totem e giocano a tressette, tra i cinque personaggi si intessono conversazioni che attraversano generazioni, geografie e destini diversi. Carlo racconta la fatica dell’emigrazione e la potenza della nostalgia; Teresa parla del coraggio di restare in una terra che si spopola e di scommettere sul retaggio familiare; Emma e Lorenzo rivelano i propri sogni compressi tra ambizioni personali e ristrettezze strutturali che ne impediscono la realizzazione. Luca, il più disilluso, è anche il più lucido nell’inquadrare il Ver Sacrum: non un rito sacro, ma una politica demografica.
Un rito che si ripete ad ogni generazione: quando manca cibo, lavoro e spazio, i giovani, come le api, sciamano, ovvero vengono mandati via, costretti a cercare il proprio futuro altrove, al seguito di una bandiera che allora si chiamava animale sacro ed ora si chiama mobilità.
La pièce si chiude su una domanda senza risposta: chi resta e chi parte? E soprattutto: chi sceglie davvero?
Una commedia di grande attualità, che racconta con leggerezza un rito antico e lo contestualizza alla luce dei grandi temi del nostro tempo: la migrazione, le radici, l’appartenenza, emergono con forza, mettendo in parallelo le antiche migrazioni del Ver Sacrum con quelle moderne. Il passato degli antichi popoli italici si riflette così nelle inquietudini del presente, dando vita a un racconto corale di crescita e identità.
La Sacra Primavera Nostra
Scritto e diretto da Natalia Magni
Con Lorenzo Bancale, Teresa Campus, Emma Casini, Carlo di Chiara, Luca Molinari
Scene e costumi: Giuseppe Bellini
Aiuto regia Claudia Vegliante
Un progetto nato da una sinergia di intenti con la direttrice del museo civico di Rieti, Francesca Lezzi, e accolto con entusiasmo dall’assessore alla cultura Letizia Rosati nell’ambito di L’Aquila2026, una grande avventura per Rieti.
In una sala comune semi-decorata, tre adolescenti, un anziano e una giovane donna si ritrovano a preparare assieme una rievocazione storica della “Primavera Sacra”, l’antico rito sabino del “Ver Sacrum”.
I giovani sono lì controvoglia: Luca sconta un atto di bullismo scolastico contro l’amica di infanzia Emma; la ragazza, costretta a sorvegliarlo, è confortata solo dalla presenza di Lorenzo; l’amico storico di entrambi funge da complice e mediatore tra i due. L’ingresso di Carlo, da poco rientrato da cinquant’anni oltreoceano, e di Teresa, giovane donna attiva nel territorio ma a corto di volontari, scombussola le carte.
Mentre cuciono tuniche, costruiscono totem e giocano a tressette, tra i cinque personaggi si intessono conversazioni che attraversano generazioni, geografie e destini diversi. Carlo racconta la fatica dell’emigrazione e la potenza della nostalgia; Teresa parla del coraggio di restare in una terra che si spopola e di scommettere sul retaggio familiare; Emma e Lorenzo rivelano i propri sogni compressi tra ambizioni personali e ristrettezze strutturali che ne impediscono la realizzazione. Luca, il più disilluso, è anche il più lucido nell’inquadrare il Ver Sacrum: non un rito sacro, ma una politica demografica.
Un rito che si ripete ad ogni generazione: quando manca cibo, lavoro e spazio, i giovani, come le api, sciamano, ovvero vengono mandati via, costretti a cercare il proprio futuro altrove, al seguito di una bandiera che allora si chiamava animale sacro ed ora si chiama mobilità.
La pièce si chiude su una domanda senza risposta: chi resta e chi parte? E soprattutto: chi sceglie davvero?
Una commedia di grande attualità, che racconta con leggerezza un rito antico e lo contestualizza alla luce dei grandi temi del nostro tempo: la migrazione, le radici, l’appartenenza, emergono con forza, mettendo in parallelo le antiche migrazioni del Ver Sacrum con quelle moderne. Il passato degli antichi popoli italici si riflette così nelle inquietudini del presente, dando vita a un racconto corale di crescita e identità.
Un progetto nato da una sinergia di intenti con la direttrice del museo civico di Rieti, Francesca Lezzi, e accolto con entusiasmo dall’assessore alla cultura Letizia Rosati nell’ambito di L’Aquila2026, una grande avventura per Rieti.
La Sacra Primavera Nostra – Scritto e diretto da Natalia Magni – Con Lorenzo Bancale, Teresa Campus, Emma Casini, Carlo di Chiara, Luca Molinari – Scene e costumi: Giuseppe Bellini – Aiuto regia Claudia Vegliante
