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9 Aprile @ 21:00 12 Aprile @ 18:00 CEST

Atena, Afrodite ed Era, le tre dee che si contendono il pomo della discordia. Ognuna rappresenta un archetipo femminile diverso: potenza, bellezza, autorità. Il pomo della discordia e l’archetipo del buio, due concetti che si completano come luce e ombra nella mitologia e nella psiche. E in questa nostra rilettura sono messi insieme. Il pomo della discordia è il seme del conflitto, il simbolo del caos dietro l’apparente bellezza, causato da quel pomo d’oro con l’incisione: “Alla più bella” lanciato da Eris (dea della discordia). L’archetipo del buio invece è l’ignoto, l’inconscio, la paura remota, ma anche il luogo dove può avvenire la trasformazione. E il caos primordiale, ma che il grembo della rinascita. E Il pomo cade, la discordia esplode e le tre protagoniste sono costrette ad entrare nell’oscurità, dentro sé stesse, per affrontare ciò che è stato risvegliato. Era, la regina dell’olimpo, una donna sola, tradita, manipolata da Zeus! Afrodite bulimica divora il suo essere incapace di accettare lo scorrere del tempo e Atena, autolesionista che vede la sua logica piegarsi alla paura di ciò che ha subito.

Un testo dal tono mitico ma con uno sguardo più moderno e psicologico. 

NOTE DI REGIA NICOLA ALBERTO OROFINO

La storia dell’occidente comincia in salita. È una guerra. Quella di Troia. Quasi un atto fondativo, a vedere come poi la nostra vicenda umana si è dipanata. Tutto parte, mitologicamente parlando, da una vendetta. Piccola vendetta di una donna amareggiata, dea dei litigi e degli scontri, protettrice dei dissing, divina Eris, sorella di quell’Ares, principe delle guerre totali che tanto (troppo) abbiamo venerato in questi millenni di racconto umano. E l’offesa è tosta, di quelle che anche oggi consumano e dividono le famiglie, massacrano parentele, allontanano cugini da cugini, zii da nipoti, nuore da suocere. L’offesa è che nessuno ha invitato questa povera donna alle nozze dell’eroe Peleo e della ninfa marina, Teti, figlia di Nereo, sorella di 50 fanciulle. E del resto come si fa ad invitare la dea della discordia ad un matrimonio, all’ evento per eccellenza che celebra l’unione, e che cementifica a tal punto che in futuro si minaccerà coloro che oseranno dividere.
Peleo e Teti sono gli sposi, genitori di quel tale Achille che morirà ucciso da una freccia mortale scagliata proprio da quel Paride che da una vita dedita alla pastorizia sarà trascinato da 3 superbe e capricciose dee a decidere ciò che un uomo non dovrebbe (non potrebbe) mai decidere: scegliere la più bella. Si, lo farà, il bel giovanotto. Ahimè. Sceglierà. Perché la più furba delle dee, che ben conosce che ascendente il potere dell’Amore ha sui bellimbusti di belle speranze, gli promette la passione, il fuoco della donna mortale che tutti desiderano. È la spartana, bella delle belle, Elena, moglie del povero Menelao.
È da qui, incredibile ma vero, che tutto nasce. È da qui che tutto parte. E da qui che è possibile tentare di rintracciare noi stessi. È da qui che vogliamo partire per capire (capirci) un po’ di più.

Alla scrittura la penna fiammeggiante e preziosa di Luana Rondinelli.

Ai costumi e alle scene l’estro creativo di Vincenzo La Mendola.

In scena quattro leonesse del palcoscenico Barbara Gallo, Egle Doria, Laura Giordani e la stessa autrice Luana Rondinelli.

𝗔 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹’𝗼𝗰𝗰𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝘁𝘁𝗿𝗮𝘃𝗲𝗿𝘀𝗮𝗼𝗴𝗴𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝘀𝘂𝗲 𝗳𝗮𝘀𝗶 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗰𝗿𝗶𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲. Il mito sarà un privilegiato strumento d’indagine, un pretesto, la nostra speciale lente d’ingrandimento alla ricerca delle chiavi che aprono i significati della contemporaneità.

Il pomo della discordia

di Luana Rondinelli
regia di Nicola Albero Orofino
scene e costumi Vincenzo La Mendola
assistente alla regia Gabriella Caltabiano
assistente ai costumi Giuseppe Adorno
assistente alle scene Sara Lazzaro Danzuso
amministrazione Federica Buscemi
Coordinamento Maria Grazia Pitronaci
Comunicazione e social Stefania Bonanno
Progetto grafico Maria Grazia Marano
Produzione Madè in collaborazione con Accura Teatro

Teatro Arcobaleno

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