18 Ottobre @ 21:00 – 23:30 CEST
Il 6 ottobre inaugura il Festival delle Colline Torinesi. Un anno segnato da molte novità. La condirezione di Isabella Lagattolla e Federica Rosellini, due generazioni e una continuità di impegno nel campo della creazione contemporanea, che si concretizzano in tredici giorni di fitta programmazione teatrale con molti artisti, artiste e artistə per la prima volta in Italia e tante prime nazionali.
COLLINE 31 è Romeo Castellucci, Janaina Leite, Industria Indipendente, Sara Leghissa, Schoß Company, Marco Donnarumma, Francesca Grilli, madalena reversa, Margherita Pevere, Marco D’Agostin, Flinn Works, Hashem Hashem, Núria Guiu Sagarra
PROGRAMMA DELLA PRIMA SETTIMANA
Preludio del cartellone alla Fondazione Merz sarà un nuovo titolo di Romeo Castellucci Credere alle maschere (6>7 ottobre Fondazione Merz), evento performativo che riflette sul conflitto tra immagine e legge, violenza del linguaggio e responsabilità collettiva servendosi di due elementi iconici: una maschera e un’opera di Andy Warhol.
Il festival si apre anche all’Astra con Janaina Leite, affermata artista brasiliana per la prima volta in Italia, punto di riferimento nella ricerca sul teatro documentario, sulle scritture autobiografiche in scena, sul corpo e la sua valenza sessuale. Intorno alla sua opera si costruisce un Focus: l’inaugurazione al Teatro Astra è affidata al suo spettacolo Stabat Mater (8>9 ottobre Teatro Astra), in cui Leite lavora con sua madre e un pornoattore mascherato, e nei giorni successivi ci saranno le due performance Deeper One (8>10 ottobre Teatro Astra), un’esperienza immersiva per singolo spettatore, sospesa tra presenza e realtà virtuale e The Material and Immaterial Body in its Borderline (9 ottobre Teatro Astra) che racconta il suo percorso di indagine sul corpo materiale e immateriale.
Novità di questa trentunesima edizione è Industria Indipendente, collettivo artistico e di ricerca di Erika Galli e Martina Ruggeri, al Festival con il dittico su Don Chisciotte e Kathy Acker, presentato per la prima volta in Italia in forma completa: Quixote / Dammi i brividi – ma non per la paura (video) e Quixote / A rose is not a rose (solo) (10 ottobre Fondazione Merz) vedono in scena Anna Maria Ajmone e in video Silvia Calderoni.
Sara Leghissa è artista, ricercatrice e performer con base a Milano. Presenta Muscles [Public Literature] (10 ottobre Fondazione Merz); di nuovo al Festival una riflessione sull’opera di Kathy Acker, questa volta con un testo che afferma il corpo come spazio politico, trasformato dall’artista in un manifesto militante contro il linguaggio ordinario. La palestra diventa campo di lotta queer, dove muscoli e desiderio sabotano norme morte e strutture oppressive attraverso una letteratura pubblica e ribelle.
Per la prima volta al Festival è la Schoß Company di Lisa Tatin (cantante/performer) e Simona Gallo (video light designer). La compagnia, svizzera, sviluppa una ricerca interdisciplinare che unisce musica, voce, elettronica e performance visiva. La vediamo in: LAB21_Mon corps n’obéit plus (11 ottobre Fondazione Merz), prima italiana, che immagina un corpo che capta e disturba, fatto di sensori che lo rendono interfaccia sensibile e Personne ne ramasse ma langue (11 ottobre Fondazione Merz),incantazione a due voci che attraversa il pubblico unendo corpo e parola dando vita ai testi poetici di autrici impegnate come Lisette Lombé, Laura Vazquez, Stéphanie Vovor, Cécile Coulon, Kae Tempest.
PROGRAMMA DELLA SECONDA SETTIMANA
Fa parte del programma Marco Donnarumma, artista performativo dell’audio e dei nuovi media: italiano che vive e opera a Berlino. Ex Silens + Niranthea (12 ottobre Coro di Santa Pelagia), per la prima volta in Italia, reinventa l’ascolto come atto politico. Tra corpo, suono e tecnologia, un rituale sensoriale abita la sordità come altra percezione. Protesi uditive, impianti cocleari e algoritmi di intelligenza artificiale diventano organi sonori condivisi: non correggono, amplificano mondi. Umani e postumani vibrano insieme, oltre la norma. Un’esperienza audiovisiva creata per essere vissuta da persone sorde e udenti.
L’artista visiva Francesca Grilli presenta Sparks (13 ottobre Teatro Astra), una performance partecipativa che rovescia il rapporto di potere tra adulto e bambino. Attraverso la lettura della mano, l’infanzia diventa guida e custode di visioni.
Hanno già una storia di Festival, i madalena reversa, coppia artistica e nella vita, padovano lui, palermitana lei. Si cimentano questa volta con la composizione di Messiaen, Pour la fin du temps (13 ottobre Teatro Astra), e con l’invenzione di una installazione luminosa e sonora. Il quartetto fu scritto nel campo di concentramento di Görlitz. Viene ritenuto uno dei più grandi esempi di musica da camera.
Margherita Pevere presenta Lament (14 ottobre Teatro Astra), prima italiana, una performance che esplora storie trascurate ed ecologie post‑incendio. L’opera guarda al fuoco oltre l’evento spettacolare, concentrandosi sulle sue conseguenze meno visibili, dove suolo, comunità ed ecosistemi si trovano esposti tanto all’erosione quanto alla rigenerazione.
Approda al Teatro Astra Marco D’Agostin, Premio Ubu per la danza 2025, con uno spettacolo che è anche teatro, parola. Ha per titolo Asteroide (15 ottobre Teatro Astra). Un misterioso paleontologo si presenta al pubblico per discorrere, ironicamente, di ossa, estinzioni e materiale cosmico.
I Flinn Works, collettivo berlinese che arriva per la prima volta in Italia, si esercita a riflettere sui crediti di carbonio e sulla questione del greenwashing con Carbon Negative (16>17 ottobre Fondazione Merz), spettacolo tra laboratorio e performance, che invita il pubblico a scegliere, riflettere e agire su un futuro climatico possibile.
La scena artistica libanese, che costituisce un elemento di continuità nelle politiche culturali del Festival, torna anche quest’anno con Hashem Hashem, poeta e performer di Beirut, parte attiva in diverse organizzazioni LGBTQIA+, per la prima volta in Italia. Propone الصّوت الذي يبقى – The Sound that Remains (16 ottobre Coro di Santa Pelagia), performance che, intrecciando scrittura poetica e sound design con un set che ricorda i lavori di Kae Tempest, restituisce un paesaggio sonoro vivo e politico. Si parte dall’esplosione del porto di Beirut del 2020 per giungere alle nuove guerre del 2024 e 2026, aggiungendo stratificazioni di suoni, ferite e memorie.
Conclude il Festival un ultimo Focus su Núria Guiu Sagarra, coreografa e danzatrice catalana pluripremiata, per la prima volta in Italia con i suoi spettacoli. In scena Supermedium (17>18 ottobre Teatro Astra), nel quale otto corpi femminili o non binari agiscono come medium, canalizzando movimenti provenienti da tempi e contesti diversi. Attraverso atti di invocazione, possessione e quasi esorcismo, l’opera crea una narrativa speculativa in cui il corpo diventa un archivio vivente, capace di trasmettere ricordi, gesti e storie attraverso le generazioni. L’artista propone anche il suo ultimo lavoro, l’assolo POV (17>18 ottobre Teatro Astra), che esplora un corpo posseduto da una molteplicità di altri corpi, immagini e immaginari, provenienti da tempi e spazi differenti, siano essi reali o fittizi.
PROGRAMMA INTORNO AL FESTIVAL
Al fine di rendere i tredici giorni di Festival un’esperienza compatta, unica e ricca da vivere nel suo insieme è previsto un articolato programma di laboratori, incontri e proiezioni distribuiti lungo l’arco delle due settimane in diversi spazi cittadini. Questi momenti di approfondimento sono aperti al pubblico o destinati ai professionisti del settore che potranno dialogare e confrontarsi con artisti, artiste e artistə
