4 Novembre @ 20:00 – 29 Novembre @ 17:00 CET
+La nuova Stagione del Teatro Argentina si apre nel segno della grande drammaturgia inglese con un “dittico elisabettiano” in prima nazionale firmato dal regista e direttore artistico del Teatro di Roma, Luca De Fusco. Il progetto prende il via con Otello di William Shakespeare, dal 4 al 29 novembre, per proseguire con Peccato che fosse una sgualdrina di John Ford, dal 2 al 13 dicembre.
Due tragedie emblematiche del Seicento che si ricompongono in un unico percorso d’indagine nelle zone più oscure dell’animo umano. Scegliendo la via dell’ambiguità e la cifra stilistica del “nero”, Luca De Fusco accosta i due testi di Shakespeare e Ford attorno a tre nodi universali – il desiderio, la colpa e la violenzamorale – ponendo al centro del dittico una domanda: «che cosa accade all’amore quando il desiderio si trasforma nell’ossessione di possedere l’altro?».
Il primo movimento del dittico, Otello — in scena dal 4 al 29 novembre —, nasce da una coproduzione in cui il Teatro di Roma fa sistema con lo Stabile di Torino e il Biondo di Palermo. Avvalendosi della traduzione di Gianni Garrera, la regia ambienta il dramma shakespeariano negli anni Quaranta, immergendolo appieno nelle atmosfere e nella tensione morale del cinema noir. Nell’ambiguità che percorre la tragedia, alla responsabilità di Otello fa da contrappunto la forza manipolatoria di Iago, mentre Desdemona resta vittima innocente di un meccanismo dominato dal sospetto. L’azione è affidata a un nutrito cast d’esperienza: Federico Vanni presta la sua maturità al ruolo di Otello, affiancato da un profondo conoscitore del teatro shakespeariano come Luca Lazzareschi nei panni di Iago e dalla giovane Mersila Sokoli nel ruolo di Desdemona. Completano la compagnia Alessandro Balletta, Francesco Biscione, Paolo Cresta, Gianluca Merolli, Pierluigi Misasi, Francesca Piccolo e Sara Putignano.
Se Otello, composto intorno al 1603, appartiene al cuore della stagione elisabettiana,Peccato che fosse una sgualdrina, pubblicato nel 1633, ne raccoglie l’eredità spingendo il conflitto tra sentimento e norma morale fino al tabù dell’incesto. Infatti, al centro del secondo capitolo del dittico, in scena dal 2 al 13 dicembre, ritroviamo Giovanni e Annabella, fratello e sorella travolti da un amore proibito che, interpretati da Gianluca Merolli e Mersila Sokoli, sfidano un mondo ipocrita fino all’autodistruzione.
È proprio nell’accostamento fra queste due passioni estreme che emerge ladirompente modernità delle opere. La lettura di Luca De Fusco mostra come i due capolavori abbiano anticipato l’indagine psicoanalitica: dalla gelosia di Otello — intesa come bisogno di possesso che annulla l’altro, in dialogo con le intuizioni diFreud, Klein e Winnicott — all’incesto in Ford, dove il sentimento tra Giovanni e Annabella incarna le dinamiche del “complesso fraterno” teorizzato da Otto Rank. In entrambi i testi la parabola è identica: l’ostacolo al possesso sfocia nella distruzione; a cambiare è l’esito tragico, dove al pentimento di Otello si contrappone la rivendicazione spietata di Ford.
A unire i due spettacoli non è soltanto il tema, ma anche un impianto scenico condiviso, che conserva la medesima architettura visiva modulandosi sulle due opere. Marta Crisolini Malatesta firma scene e costumi di un universo nutritodall’immaginario del cinema noir e del thriller americano degli anni Trenta e Quaranta, con richiami alle atmosfere di Fritz Lang e del primo Alfred Hitchcock. Trasparenze e superfici riflesse dialogano con le luci di Gigi Saccomandi e le musiche originali di Ran Bagno, mentre le videoproiezioni di Alessandro Papa in Otello, creando quel “nero” visivo in cui ragione e pulsione entrano in collisione.
Insieme alla struttura scenica, a saldare ulteriormente le due produzioni è la continuità del cast. Gli interpreti attraverseranno Shakespeare e Ford assumendo identità diverse in un raffinato gioco di rispecchiamenti – come Mersila Sokoli che passa da Desdemona ad Annabella, mentre Gianluca Merolli lascia il Cassio diOtello per diventare Giovanni in Peccato che fosse una sgualdrina – per comporre un grande affresco sulla fragile natura delle passioni umane.
Otello
di William Shakespeare
traduzione Gianni Garrera
adattamento e regia di Luca De Fusco
aiuto regia Lucia Rocco
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
luci Gigi Saccomandi
musiche Ran Bagno
creazioni video Alessandro Papa
movimenti coreografici Lea Giamattei
assistente scene e costumi Laura Giannisi
assistente scene Asja Lanzetti
suggeritore Andrea Codognato
con Alessandro Balletta, Francesco Biscione, Paolo Cresta, Luca Lazzareschi, Gianluca Merolli, Pierluigi Misasi, Francesca Piccolo, Sara Putignano, Mersila Sokoli, Federico Vanni – produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro Biondo di Palermo
Personaggi e interpreti
Pier Luigi Misasi Il Doge di Venezia, Francesco Biscione Brabanzio, padre di Desdemona, Montano, predecessore di Otello, Alessandro Balletta Lodovico, parente di Brabanzio, nobile veneziano, Federico Vanni Otello, detto “Il Moro”, Gianluca Merolli Cassio, suo luogotenente, Luca Lazzareschi Iago, suo alfiere, Paolo Cresta Roderigo, giovane gentiluomo veneziano, Paolo Cresta Roderigo, giovane gentiluomo veneziano, Mersila Sokoli Desdemona, figlia di Brabanzio, Sara Putignano Emilia, moglie di Iago. Francesca Piccolo Bianca, prostituta, amante di Cassio
Teatro Argentina
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