di Sofia Chiappini

Al Teatro Argot Studio, realtà virtuale e verità storica si fondono in “Segnale d’allarme | La mia Battaglia VR

Elio Germano al Teatro Argot Studio sorprende e lascia sbigottiti senza avere neppure la necessità di comparire in carne e ossa all’interno del teatro! E infatti, quella sigla “VR”, che, almeno per una parte del pubblico tradizionale rimane ancora enigmatica, significa proprio realtà virtuale. In altre parole, Elio Germano lascia lo spazio scenico a noi spettatori, che, coraggiosamente, diventiamo gli unici abitanti di un palco tutto interiore. Il pubblico, indossando degli appositi visori che permettono l’immersione in questa realtà virtuale nuova, è catapultato in uno spazio totalmente altro. Il Teatro Argot Studio si trasforma così in una sorta di accogliente luogo di passaggio, un ristoro per l’anima, dove abbandonare le nostre stanche membra per catapultarci in mondi interiori.

La coraggiosa e, indubbiamente, innovativa messa in scena virtuale proposta da Elio Germano ( tratta dallo spettacolo “La mia battaglia“), lascia un varco aperto sul significato di questo decisivo cambiamento in merito alla fruizione, aspetto che, peraltro, ben si concilia con la tematica affrontata. Comprendiamo, dunque, un aspetto non secondario della questione, ovvero come l’impiego della realtà virtuale, soprattutto in un contesto così terreno e concreto come quello teatrale, sia assolutamente controverso.

Da una parte, il pubblico è attratto dalla novità, riconfermando in questo senso, nonostante “lo stallo pandemico”, la forte vocazione sperimentale propria del Teatro Argot Studio. E, nondimeno, si potrebbe obiettare a tale scelta, che così facendo si rischia di privare la forma teatrale di fondamenta solide quanto strutturali, come quella del rapporto tra pubblico e spettatoreSenza dubbio un’interpretazione che concili queste due prospettive può aiutare a non cadere in futili polemiche, così frequenti eppure tanto nocive.

Riuniti in questo mondo dei sogni, che in tutto e per tutto somiglia a un teatro, fatto di poltroncine, pubblico e vicini di posto, davanti a noi troneggia un leader fuori dal comune.

Elio Germano ci catapulta in una realtà virtuale ulteriore rispetto a quella contenuta nel titolo. Intriso di una dura realtà storica, lo spettacolo fa scattare un segnale d’allarme nello spettatore. A proliferare qui, allo stesso modo di quanto può avvenire ancora oggi nella nostra società, sono messaggi, formule e slogan già noti e di cui, nondimeno, il carattere di pericolosa eversività potrebbero non apparire subito evidente.

Una realtà storica terrificante i cui messaggi, dapprima innocui, si svelano in tutta la loro carica reazionaria, d’intolleranza, in cui ad essere paventato è l’enorme pericolo, sempre meno distante, di una società fondata esclusivamente sull’odio. Laddove la crisi, come quella della Grande Guerra, lascia un solco profondo nella cultura europea,  ad affacciarsi è un bisogno umano, troppo umano di vendetta, che, solo a patto di un poderoso impegno culturale ed economico, potrà essere sventato.

 

 

 

 

Segnale d’allarme | La mia Battaglia VR in scena dal 21 ottobre al 7 novembre al Teatro Argot Studio

  • regia Elio Germano e Omar Rashid
  • con Elio Germano
  • una produzione Gold, Infinito, Riccione Teatro, in coproduzione con Argot Produzioni
  • tratto dallo spettacolo teatrale La mia battaglia, diretto e interpretato da Elio Germano
  • scritto da Elio Germano e Chiara Lagani
  • aiuto regia Rachele Minelli
  • disegno luci Alessandro Barbieri
  • fonico Gianluca Meda
  • fotografia Luigi Ruggiero e Filippo Pagotto
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