Edoardo Prati e il suo “Cantami d’amore” a Vicenza

Una serata dedicata all’amore e alla letteratura

Stavolta partiamo dalla fine, quando le luci cominciano ad accedersi e il buio si sta per dissolvere. Il palco del Teatro Comunale di Vicenza, i fogli bianchi sparsi per terra, un tavolo, una valigia, i libri, uno sgabello e una sedia. Sullo sfondo una frase proiettata, tratta dal film Il postino: “La poesia non è di chi la scrive. La poesia è di chi gli serve”, accompagnata da Se telefonando, la versione di Franco Battiato. Le parole di Massimo Troisi chiudono lo spettacolo Cantami d’amore di e con Edoardo Prati, il ragazzo che saluta il pubblico inchinandosi, dopo novanta minuti intensi, toccanti. Estremamente personali.

Edoardo Prati

Quello di Edoardo Prati è un invito a conoscere l’amore attraverso le parole e i versi letterari, un richiamo nato e scaturito dalla sua stessa esperienza personale. Classe 2004, di Rimini, questo giovane ragazzo si è distinto attraverso i social grazie alla sua grande conoscenza e alla profonda passione per i classici e la letteratura, arrivando persino ad essere invitato da Fazio a Che tempo che fa e su Repubblica dove cura La periferia del tempo, una rubrica con interviste video.

Un fenomeno si direbbe, uno studente fuori dal comune. Eppure, lo spiega lo stesso Prati in modo molto genuino e sincero, quell’attaccamento e quella passione nascono dalle pagine e dai libri, da quella voglia di capire e di capirsi, dall’esigenza di trovare una consonanza, un’interpretazione del proprio mondo, il sentirsi accolto nei sentimenti dagli autori e dai loro versi. Anche, semplicemente, stando seduto su una panchina, ai tempi delle scuole medie.

Dopo una prima presentazione personale, parte quell’indagine poetica che ha il suo principale soggetto nel termine che, forse, non riusciremo mai pienamente a comprendere, spiegare, far nostro fino in fondo. L’amore. Edoardo Prati lo “studia” e ne propone una sua lettura particolare attraverso i versi recitati e una serie di parole chiave, tratte dagli autori scelti. Cantami d’amore diventa, così, un incontro di parole, poesie, sentimenti, amori passati, sentimenti presenti, atmosfere e musiche delicate. L’esperienza di Prati, degli autori e la propria esistenza, in quel preciso momento, confluiscono in un unico contenitore di spazio e significato. Siamo tessere, frammenti di un insieme comune, nonostante tutto, e la letteratura lo dimostra.

Dante è portato nei versi dell’Inferno e della Vita Nova, nella disputa con Cavalcanti. La dualità, i contrasti e la travolgenza sono cantati, invece, da Catullo in Odio et amo, nei versi rivolti a Lesbia e a Giovenzio. C’è spazio per Petrarca e Boccaccio, con la novella di Girolamo e la Salvestra. Dai greci con Platone fino a Frida Kahlo: l’amore si espande, si fa poesia, rifiuto, inestinguibile antico ardor, dolcezza, trappola, mancanza. 

L’amore è forza potente, ma in alcuni casi può caricarsi di negatività, di morte: è il caso della Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. Il momento preparato da Edoardo Prati è particolare e toccante, con il brano del duello tra Tancredi e Clorinda recitato a memoria. Un episodio scandito dal dolore, dal suono delle spade che si incrociano e fendono il corpo di uno e dell’altro, mosso dalla crudeltà del destino, un amore distrutto, dannato, fatale per chi lo visse. Sono numerosi i versi, le poesie e i testi proposti direttamente al pubblico: l’effetto e l’impatto sono unici, cristallizzati dall’istante in cui i suoni pronunciati riecheggiano nella sala enorme, il cuore che sussulta e si fa trasportare dall’emozione, dall’atmosfera, dal suono del pianoforte e dal sottofondo. 

Quest’amore di Roberto Lerici, subito dopo la narrazione dello scontro mortale, quell’amore che s’ammala è qualcosa di travolgente e tragico allo stesso tempo, i toni blu notte si confondono con la voce narrante e con il proprio, personale universo di sensazioni, tra silenzi e significati, appena percettibili dalle parole.

Tutto diventa introspezione attraverso la letteratura e quei mezzi inediti, i libri. E, allora, ecco il testo di Giuseppe Patroni Griffi, tratto da Prima del silenzio, che segna l’ultima tappa, la più forte e inequivocabile. Le parole salvano, le parole sono ancore di salvataggio, vanno oltre ogni tempo e abbracciano, contengono, descrivono, connotano le esistenze umane.

Che cos’è allora l’amore? Edoardo Prati non dà definizioni, lezioni o soluzioni. Piuttosto ribadisce un concetto semplice, il più naturale e umano possibile, eppure così spesso dimenticato e trascurato. “In questo mosaico siamo tantissimi (…). Se ci sentiremo soli ci verremo a cercare, come sono andato a cercare io il mio amore, come avete cercato voi gli oggetti del vostro amore, qualunque essi fossero. Perché l’amore sposta, l’amore è gravità”. L’amore cantato dai poeti, dagli scrittori e dalle scrittrici, dagli artisti, è il medesimo, provato da noi, i loro passi sono i nostri, le sofferenze ci avvicinano.

La voce di Battiato e la citazione di Troisi occupano il palcoscenico e riempiono gli occhi e le orecchie di emozione. La letteratura e la poesia ci appartengono perché parlano a e di noi. Servono per ricordarci che non siamo soli, viviamo di sentimenti personali, individuali che sono simili. E questo è consolazione, compagnia e rifugio allo stesso tempo. Rendersene conto è scoperta profonda, la meraviglia innocente dei bambini. Si scrive per esigenza, bisogno e si legge per le medesime mancanze, per ricerca, per istinto di sopravvivenza e salvezza.

Edoardo Prati

Cantami d’amore è un invito, ancora una volta, a riscoprire il valore della letteratura; il verbo dice tutto, è un “cantare a me” perché sono le pagine, i testi a parlare, a comunicare direttamente a chi li legge, a chi si sa soffermare su di essi. Basta, semplicemente, amarli, stare in loro compagnia, comprenderli per essere capiti. Su una panchina, in una stanza, davanti all’orizzonte, ad un paesaggio qualsiasi. In tutto questo sta e vive l’amore, la sua fragile e immutata umanità.

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Cantami d’amore  – scritto da: Edoardo Prati, Manuela Mazzocchi e Enrico Zaccheo – regia: Enrico Zaccheo – produzione: Savà Produzioni Creative e Il Contato del Canavese – Teatro Comunale di Vicenza – 19 febbraio 2025

Immagine in evidenza / di copertina: @teatrocomunaledivicenza