di Paola Tiriticco

 

“10 piccoli indiani… e non rimase nessuno” è probabilmente il libro giallo più bello di Agatha Christie e tra i migliori della letteratura (non per nulla è tra i libri più venduti di sempre) e numerose sono le trasposizioni cinematografiche e teatrali che si sono succedute nel corso degli anni.

Pubblicato per la prima volta nel 1939 trova oggi una sua versione appassionante, professionale, intrigante e ricca di suspense nello spettacolo in scena al Teatro Ciak di Roma fino al 9 gennaio.

Due ore e mezzo di grande teatro, con attori davvero straordinari ed una regia impeccabile che donano allo spettacolo un ritmo incalzante e sono capaci di trascinare lo spettatore sulla piccola e deserta di  Indian Island di fronte alle coste del Devon,  non facendo mai calare l’attenzione pur conoscendo tutti la trama e il colpo di scena finale.

Ma andiamo con ordine perché davvero ognuno dei protagonisti di questo spettacolo contribuisce alla perfetta riuscita della pièce.

Dieci persone intrappolate su di un’isola deserta sono accusate di aver ognuno commesso un omicidio. A poco a poco cominciano le morti che seguono una vecchia filastrocca e contemporaneamente  10 statuine di piccoli indiani cominciano a  ridursi.

Con il crescere della tensione, comincia anche un’introspezione nell’animo dei personaggi,  mentre man mano che le morti si succedono i superstiti si guardano con sospetto……fino all’epilogo finale che svela un piano geniale nella sua follia, perfettamente orchestrato.

Mariano Rigillo (il giudice Lawrence John Wargrave) e Anna Teresa Rossini (la bigotta e puritana signorina Emily Caroline Brent) riempiono la scena con la loro bravura e con la padronanza di chi sa dare spessore al personaggio senza eccedere, quasi bastassero loro poche piccole pennellate per dare vita, pensieri e tormenti ai protagonisti.

 Anche tutti gli altri personaggi sono interpretati da attori veterani del Teatro Stabile del Giallo a loro agio con colpi di scena e intrighi.

Massimo Reale, Linda Manganelli, Mario Scaletta, Fabrizio Bordignon, Francesco Maccarinelli, Enrico Ottaviano, Giuditta Cambieri, tutti riescono a farci entrare nell’atmosfera sempre più tesa con un assassino che piano piano stringe il cerchio attorno a ciascuno di loro, riportandone a galla nefandezze, miserie e rimorsi.

Una menzione a parte merita il personaggio del medico Edward George Armstrong, chirurgo famoso, accusato di aver sbagliato una semplicissima operazione causando la morte della sua paziente perché ubriaco.

Normalmente il personaggio è interpretato da Ruben Rigillo (già protagonista del “Processo” di Kafka), ma nella serata in cui sono andata a vedere lo spettacolo è stato sostituito da Paolo Romano.  Interpretazione perfetta anche la sua, e non poteva che essere così per un professionista che collabora con il Teatro Stabile del Giallo dal 2014.

Ultima ma, ovviamente, non ultima, la regia di Anna Masullo, veterana del Teatro Ciak, dei gialli e della Compagnia del Teatro Stabile del Giallo, che insieme all’apporto dei costumi curati da Susanna Proietti, le ottime  musiche di Alessandro Molinari che sottolineano il crescendo della vicenda unitamente all’efficace disegno luci di Marco Catalucci e alle  meritevoli scene di Fabiana di Marco, capace di allestire grazie anche all’utilizzo di ampie vetrate sul fondo di riprodurre una grande sala centro di tutta la vicenda,  concorrono a  creare un’atmosfera elettrica che non permette mai allo spettatore di calare l’attenzione.

Insomma, un’opera corale dove il livello di tutti i protagonisti è altissimo, davvero uno spettacolo da non mancare, per una serata divertente e per assaporare tutto il gusto del grande teatro.

 

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