di Paola Tiriticco

 

Ha riaperto il 21 ottobre il Teatro Ciak con l’adattamento de “Il Processo” di Franz Kafka.

Rientrare nella storica sala di Via Cassia è come tornare in un luogo conosciuto e caro.  Solo quando lo si ritrova si capisce quanto ci sia mancato.

L’atmosfera è quella della festa, quella di chi si rivede dopo tanto tempo e ritrova il piacere di incontrarsi di nuovo.

Il teatro è tirato a lucido, l’accoglienza gentile e familiare, lo spettacolo coinvolgente, professionale e quanto mai adatto ai tempi incerti che stiamo vivendo.

Si tratta dell’adattamento de “Il  Processo” di Franz Kafka, libro scritto tra il 1914 e il 1915, incompiuto e pubblicato postumo nel 1925.

Viene messo in scena da Ubik Produzioni e Teatro Stabile del Giallo, con l’adattamento curato da Massimiliano Giovanetti e Michele Montemagno e la regia di Anna Masullo.

Il protagonista Joseph K. si sveglia in una mattina come tante, nella sua camera, con la sua bella vita agiata e realizzata e non sa che sta per sprofondare in un incubo, accusato e processato per una colpa che non gli viene detta, un crimine che neanche il tribunale e i suoi accusatori conoscono.

Una situazione “kafkiana”, appunto, che apre nel protagonista, e nello spettatore di conseguenza, tutta una serie di interrogativi, di stati d’animo diversi, dalla ribellione alla razionalità, dalla rabbia alla sottomissione.

L’opera è incompiuta ma questo, ben lungi dall’essere un limite, rappresenta al contrario la sua peculiarità. Nell’assurdità di tutta la situazione, nel nonsense della rappresentazione, ogni spettatore trova la sua spiegazione, il suo finale, la sua morale e la sua soluzione.

Tutto questo è davvero ben reso dall’adattamento di Giovanetti e Montemagno e dalla regista Masullo.

Fedeli all’opera di Kafka, ne interpretano molto bene gli intenti, lasciando, in ogni momento della pièce, lo spettatore libero di interpretare i fatti.  Il dubbio è la cifra di tutta l’opera. Il tribunale pone il seme della colpa all’interno del protagonista e questa colpa si insinua, si fa largo e pone interrogativi che non hanno risposte, o forse hanno tante risposte.

Joseph K. si dibatte, si ribella ma in fondo cerca anche lui una sua possibile colpa. Ruben Rigillo è impeccabile nel rendere questo dibattersi, questa evoluzione di sentimenti.

Un plauso davvero meritato deve andare a tutti gli attori, ognuno magnificamente nella parte, ci regalano un’opera corale, un’interpretazione perfetta, un’alternanza di umorismo e ironia, di assurdo e tragico, senza mai pause o tempi morti, costruendo pian piano una realtà assurda che coinvolgerà lo spettatore in un vero e proprio noir che non si esaurisce nel tempo dello spettacolo ma lascia dubbi e interrogativi.

Assieme a Ruben Rigillo sono gli altri due protagonisti, Vincenzo Failla e Mario Scaletta, e poi  Linda Manganelli e Barbara Abbondanza che ci regalano una prova di grande recitazione, ironiche e spumeggianti riempiono il palcoscenico insieme a  Fabrizio Bordignon, , Gigi Palla e Enrico Ottaviano.

Tutti, davvero tutti , contribuiscono alla riuscita dello spettacolo, che con verve e teatralità rende questo “Processo” il modo ideale per tornare a teatro, per riaprire questa deliziosa sala e dare a tutti coloro che ci lavorano il giusto tributo a tanta professionalità.

 

Teatro Ciak – Via Cassia 692

Il Processo di Franz Kafka fino al 14 Novembre

info@teatrociakroma.it

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