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E lucevan le stelle su Torre del Lago

Il Festival Puccini saluta Tosca con un’ultima recita all’altezza della stagione.

È andata in scena, il 21 agosto, la quarta e ultima recita di Tosca nella settantaduesima edizione del Festival Puccini, che negli spazi del Gran Teatro all’aperto di Torre del Lago prosegue fino ai primi giorni di settembre. Per quest’anno si chiude così il capitolo dedicato a  una Roma incorniciata dal lago di Massaciuccoli: la regia e i costumi portano la firma di Maria Todaro, che ha costruito lo spettacolo sulle scene originali di Carlo Centolavigna, nell’ambito del progetto di valorizzazione dei materiali d’archivio della Fondazione. Sul podio dell’orchestra e del coro del festival è Carlo Montanaro. Nel cast, Chiara Isotton veste i panni di Floria Tosca al fianco di Francesco Meli, Mario Cavaradossi, e di Ariunbaatar Ganbaatar nel ruolo del barone Scarpia. 

Le scene di Centolavigna non hanno reso pienamente in questa recita conclusiva: il maltempo della mattinata ha imposto variazioni all’allestimento, che ne hanno comportato una semplificazione visibile, esito più essenziale di quanto ci si attenderebbe dall’opulenza propria dei palazzi romani. L’angolazione scelta per i primi due atti penalizzava inoltre la visione d’insieme: nel primo atto, in particolare, il quadro dell’Attavanti — snodo centrale nelle dinamiche tra i protagonisti — risultava eccessivamente laterale e poco visibile dal lato sinistro della platea, limite rilevante per un elemento scenico che in scena funziona quasi come un personaggio, oltre il ruolo di semplice decorazione. Ne risulta indebolita la lettura dei rapporti spaziali tra i personaggi, affidata proprio ai luoghi dell’azione.

Grande qualità ha visto calcare il palco inclinato venerdì. Francesco Meli ha saputo far vibrare le anime con la sua voce, fornendo un’ulteriore profondità al suo personaggio, alternando registri e quasi cambiando timbro in maniera davvero eccezionale, come Tosca, la cui interpretazione della Isotton ha teso una ragnatela invisibile sul pubblico, intrappolandolo nelle sue emozioni, una grande prova di recitazione oltre che a una straordinaria vocalità. Grande plauso va all’orchestra, impeccabile, come la gestione dei cori fuori scena in contrapposizione con le voci sul palco, in particolare alla conclusione del primo atto.

Venerdì il palco inclinato ha retto un cast in stato di grazia. Francesco Meli cambia il timbro della voce nel giro di un solo respiro, dando al suo Cavaradossi una tenuta drammaturgica piena; è su questa stessa linea interpretativa che si innesta la Tosca di Chiara Isotton, la cui prova attoriale raggiunge un’intensità pari alla tenuta vocale, in un equilibrio tra i due piani che serra la platea in una tensione continua e non concede pause allo spettatore fino alla fine dell’atto. Anche l’orchestra risponde a questa coerenza: il dialogo tra i cori fuori scena e le voci in palcoscenico, alla chiusura del primo atto, mantiene i piani distinti pur restando saldamente coeso, segno di un controllo che attraversa la buca e il palcoscenico e ne definisce l’unità complessiva della serata. 

Il coinvolgimento della platea all’interno dello spazio scenico rientra tra le scelte registiche più efficaci della messinscena di Maria Todaro: contribuisce a mantenere la tensione che attraversa il palco fino al pubblico, trattenendo il fiato a ogni passo dei soldati, per poi allentarsi nel Te Deum che chiude il primo atto, lasciando una sensazione liberatoria. Anche i costumi, firmati dalla stessa regista, restituiscono il personaggio prima ancora che prenda parola, con una cura visiva altrettanto notevole nel definirne il carattere; a completarne l’effetto interviene il vento residuo della tempesta mattutina, che muovendo i tessuti sulla scena aggiunge un ulteriore strato di drammaticità all’azione in corso, quasi fosse parte integrante della regia, capace di aggiungere dinamismo anche ai momenti più statici della rappresentazione nel suo complesso.

Il Festival Puccini saluta questa Tosca con un allestimento sorretto da una qualità diffusa tra le componenti in scena — le voci, l’orchestra, il disegno luci — che restituisce al festival la fisionomia di un presidio culturale di riferimento per la Versilia. Una tenuta interpretativa che conferma la manifestazione come appuntamento capace di attrarre pubblico e critica ben oltre i confini locali, mantenendo saldo il legame con il territorio pucciniano che ne custodisce da sempre il repertorio.

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Tosca — Gran Teatro all’aperto, Torre del Lago, 72° Festival Puccini — melodramma in tre atti di Giacomo Puccini, libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica dal dramma omonimo di Victorien Sardou, prima rappresentazione Roma, Teatro Costanzi, 14 gennaio 1900 — maestro concertatore e direttore d’orchestra Carlo Montanaro — regia e costumi Maria Todaro — scene Carlo Centolavigna — luci Valerio Alfieri — con, nella recita del 21 agosto, Chiara Isotton (Floria Tosca), Francesco Meli (Mario Cavaradossi), Ariunbaatar Ganbaatar (Il Barone Scarpia), Luciano Leoni (Cesare Angelotti), Claudio Ottino (Il Sagrestano), Orlando Polidoro (Spoletta), Omar Cepparolli (Sciarrone), Matteo Mollica (Un carceriere), Kim Yeseul dell’Accademia Pucciniana (Un pastorello) — Orchestra, Coro e Coro di voci bianche del Festival Puccini, maestro del coro Marco Faelli, maestro del coro di voci bianche Sonia Franzese — Torre del Lago, 18 e 31 luglio, l’8 e il 21 agosto 2026.

Foto: ©Giorgio Andreuccetti

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