Don't look up

“Don’t look up”: la recensione

 di Edoardo Vezzi

 

Una nuova cometa vuole distruggere il pianeta, la scienza avverte, il mondo si divide, la politica fa i suoi interessi e le big multinazionali cercano il profitto. Adam McKay dirige “Don’t look up”, il film disponibile su Netflix che ha incendiato i social e la critica negli ultimi tempi. Visto sulla piattaforma più di 100 milioni di volte nei primi tre giorni, tocca un tema tanto vero quanto poco sorprendente, perché, seppur in maniera meno grottesca, è la realtà con cui stiamo facendo i conti.

La trama

Quando la dottoranda Dibiasky e il dottor Mindy (Jennifer Lawrence e Leonardo Di Caprio) scoprono che una cometa distruggerà il pianeta, fanno di tutto per avvertire in fretta l’opinione pubblica e il mondo intero. Ma nessuno li prende sul serio.

I media sono troppo impegnati a raccontare gli scandali sessuali dei deputati americani e i pettegolezzi tra le star musicali. La presidente USA (Meryl Streep) e il capo del gabinetto (Jonah Hill) accolgono la notizia con scetticismo, praticamente una seccatura in vista delle elezioni del midterm.

In un complesso gioco a tempo i due scienziati si ritrovano a fare i conti con un mondo incapace di ascoltare la scienza, dove le prove di una fine ormai vicina sono denigrate per ignoranza, dove prevale la forza politica del consenso e il profitto delle multinazionali.

“Don’t look up” non vuole essere profondo

La pellicola però non ha un taglio serio e profondo, come si potrebbe pensare. Ed è questa una delle principali critiche fatte. Se il tema è, infatti, importante e quanto mai attuale, ci si sarebbe aspettati un film gravoso, dalla connotazione filosofica per battagliare un problema sociale che riguarda, ovviamente, i cambiamenti climatici.

Dall’attore protagonista, Di Caprio, che da anni si mostra sensibile alla questione ambientale, all’intero cast corale la cui appartenenza all’establishment democratica è palpabile, l’obiettivo del film è indicare il momento buio in cui si ritrova l’umanità. Ha le prove sottomano, gli esperti che da anni avvertono e ormai anche le prove tangibili, ma in molti, a partire da alcuni paesi, sembrano sorvolare il problema della questione climatica, facendo quello che la politica ha reso ormai la norma, temporeggiare.

Tutto ciò viene però estremamente polarizzato all’interno del film. Le esagerate situazioni in cui si ritrovano protagonisti i due scienziati sono grottesche e inverosimili, forse.

È su quel forse che in realtà gioca McKay. I critici hanno definito la sua ultima fatica come presuntuosa o compiaciuta. Da un lato i personaggi creati sono antipatici, corrotti e superficiali quasi all’inverosimile, ma in prodotto satirico non si capisce bene perché non si dovrebbe scimmiottare le reali persone attaccate, almeno quelli potenti. E poi siamo sicuri che non stia andando proprio così?

È vero anche che il film si sofferma molto sulla stupidità e l’ignoranza delle persone dubbiose, di quelli che si voltano dall’altra parte e fanno finta di niente. Questi, ritratti come i classici repubblicani zoticoni col cappellino che lodano la loro duce americana, una Trump donna praticamente, sono pesantemente criticati in “Don’t look up”. Il problema però è che se l’obiettivo fosse stato quello della sensibilizzazione, di certo l’insulto non sarebbe stato il miglior approccio.

Criticare per altri motivi

Il punto però è che, conoscendo anche il regista e i suoi primi film (Anchorman per dirne uno), il fine sembra proprio quello di prendere in giro. Se le persone ne sono poi toccate, amen. C’è da dire che la satira è comunque poco pungente, proprio perché troppo esagerata. Con un budget così ampio e un cast così portentoso (oltre ai già citati anche Cate Blanchett, Mark Rylance, Timothée Chalamet, Ron Perlman, Ariana Grande e altri ancora) ci si poteva aspettare un umorismo meno didascalico e più impattante.

È comunque una pellicola dai grossi temi (dalla divisione dell’opinione pubblica riguardo clima e, tra le linee, Covid-19, alla superficialità dei media e della politica) che lascia alcuni spunti di riflessione, ma anche qualche momento divertente e demenziale.

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