di Laura Dotta Rosso

 

Il dolore a volte è visibile, agli occhi di tutti, altre volte è come una lacrima fissa che rimane all’angolo dell’occhio e che nessuno vede. Come si spiega ad una figlia un passato complicato, amaro, infelice? E fino a quanto si può spingere una figlia nel chiedere delucidazioni ad una madre sul perchè non ha un padre? . “Alla fine non esiste una ricetta precisa per la felicità, ogni famiglia felice, è felice a modo suo”. Non c’è un’età esatta per conoscere la sofferenza, non si è mai troppo piccoli o troppo grandi. Il Natale con tutte le sue tradizioni, le sue luci, i suoi rituali, le sue canzoni è il momento dell’anno in cui chi è triste è più triste di sempre. “La prima volta che ho conosciuto il dolore, avevo poco più di 5 anni nel giorno della vigilia di Natale. Una cornice color oro appesa in fondo al palcoscenico ci ricorda che i quadri perfetti non esistono. Basta poco per entrare in crisi durante le feste: la natività, una cosa semplice: una mamma, un bambino e….un papà. Ogni pallina colorata che si posa sull’albero di natale è una riflessione diversa, il filo di luci accompagna il desiderio di scoprire cosa significa essere donna. Essere donna è un retaggio, un’eredità che si deve trasmettere di madre in figlia, una grossa responsabilità che comporta il non dover adottare comportamenti provocatori o che potrebbero essere fraintesi, per non essere umiliate, perchè “per una ragazza esistono molti modi di morire”.

A Natale ci sono le candele che bruciano come le ferite dell’anima che sono vivide come i ricordi parassiti del passato. “Di madre in figlia”, spettacolo di Federica Ponza, in scena dal 12 al 15 dicembre al Teatro Studio Uno, racconta il periodo natalizio con nostalgia, con delicatezza e sensibilità. L’interprete Patrizia Ciabatta riesce a creare immagini mentali con la sua recitazione ferma e chiara. E’ interessante come il testo riesca a trovare connessioni, tra la visione di una giovane ragazza, cresciuta con la sola figura femminile, e quella di una madre sola davanti alle responsabilità di una famiglia. Alcuni passaggi della drammaturgia risultano prevedibili ma, al tempo stesso, le tematiche universali sono spunto di riflessione e, anche se inflazionate, si può e si deve trovare una chiave di lettura sempre differente. Le luci e le musiche, colgono nel segno, trascinano la platea nel racconto e sono complici della realizzazione di immagini fisiche e mentali, labile come la fiamma di una candela appare la nostra anima:frammentata e incerta verso un futuro che, a volte, ai nostri occhi, si consuma come la cera. Di madre in figlia si comunicano le sofferenze, le gioie, i valori, i principi, gli ideali che il Natale, ogni anno, fa riaffiorare più nitidi che mai. Un nastro rosso si inserisce nella natività, il nastro per legarsi i capelli e ricordare che “ non tutti gli esseri umani sanno essere umani”.

Condividi su: