di Fabio Salvati

 

Se l’obiettivo del regista Leonardo Buttaroni  era quello di far sorridere con una commedia di facile presa, buona per esaltare un certo equipaggiamento di battute e i tempi comici del trio di attori sulla scena (Christian Galizia, Olimpio Pingitore e Gianlorenzo Tennenini), si può dire che il fine è stato perfettamente centrato.

Come accade per molte pièce contemporanee, lo sviluppo narrativo della trama occupa un posto soltanto secondario rispetto allo spunto di partenza, con il risultato che i passaggi divertenti nascono tutti -più che dalla dimensione drammaturgica- dalle situazioni che si vengono a creare: più è stravagante lo spunto, maggiori sono le opportunità comiche.

Sulla scena in questo caso, tre guardiani di un acquario alla sorveglianza di un raro esemplare bianco di delfino.

Quello che accade nello sviluppo narrativo a seguire (a parte le bizzarre incombenze imposte dalla singolarità del sorvegliato)  è dato soltanto dal modo con cui i guardiani impegnano il tempo del loro turno di piantonamento: i tre uomini si scambiano battute, trastulli, dileggi, confidenze, speranze e proponimenti per il futuro.

Di quando in quando, nell’affiatamento intimo che si viene a creare tra i tre sorveglianti, si fa strada la tentazione di una certa declinazione lirica, forse per emendare quella putativa incompiutezza da cui si ritiene affetta la commedia pura e semplice (ma se è così, è un malinteso, come ha dimostrato proprio il talentuoso regista Buttaroni in diversi suoi, strepitosi allestimenti)

Per fortuna la commedia ha in serbo uno spunto finale a sorpresa in cui riprende in pieno il registro comico che le è naturale e che il pubblico ha mostrato ampiamente di  gradire. Precisa scelta registica l’ asciutto comparto musicale e cambi luce. Le scene sono di Mariagrazia Jovine

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